23/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Una riforma umbra
Ripensare le città vuol dire prima di tutto ripensare ciò che c'è: e "non c'è periferia se non c'è il centro"

         
Misurare il grado di attrattività di una città, o di un quartiere, o di una singola via, non è una cosa semplice. Non si sa mai da dove cominciare. E poi l'attrattività è una cosa molto personale, ognuno vede le cose a suo modo, secondo le proprie preferenze. Ci sono tante città dentro una città, come le matrioske. Dunque, la proposta che dovranno presentare a Palazzo dei Priori, a Perugia, tutti coloro che aspirano a vincere un pubblico concorso da 34mila euro per rispondere ad un quesito lunghissimo e quasi del tutto incomprensibile (" progettazione e realizzazione sperimentale di un sistema di rilevazione e di misurazione dell'attrattività del centro storico di Perugia...") dovrà essere convincente assai. Questa iniziativa, davvero curiosa, ci parla prima di tutto delle difficoltà che abbiamo, non solo a Perugia, nel cercare di valorizzare e far rifiorire i nostri centri storici. L'esempio dei tanti gioielli della Valnerina belli e impossibili, belli e abbandonati, è il più doloroso. Poi c'è, tanto per dire, Massa Martana dove a Natale hanno allestito una bella mostra di presepi. Gli amministratori sono ancora lì a chiedersi, dopo gli investimenti del dopo terremoto, perché mai gli abitanti scelgano le tante palazzine sorte negli ultimi anni attorno al paese e nessuno che sia tentato dal desiderio di tornare indietro, alle vecchie case oggi rigorosamente restaurate. Forse una prima risposta si può trovare nel tempo che è passato nel corso dei lavori di ricostruzione. La vecchia comunità sparsa tra i vicoli non c'è più, si è sfilacciata come un gomitolo tra le unghie di un gatto e ritrovarla è ormai impossibile. Ora il paese è più bello e più nuovo, ma è un'altra cosa e non c'è architetto che possa restituirci la comunità di Massa Martana così come l'hanno conosciuta e vissuta così tante generazioni. Oggi, che è cambiato il nostro modo di vivere, è prevalso alla fine il modello dello stare separati rispetto a quello comunitario, le case sono più grandi e più comode e non c'è più bisogno di cercare altrove gli spazi che abbiamo già tutti per noi. Questo modello unicellulare interessa purtroppo anche i bambini e non soltanto nelle città più grandi dove esiste il problema della sicurezza, ma anche in quelle più piccole, persino nelle comunità come Massa Martana. Il vecchio e amatissimo cortile non ci serve più, così come le esperienze collettive, il gioco della competizione e la solidarietà naturale che produce lo stare assieme ad altri.
Se le cose stanno così, il cosiddetto Piano casa, soprattutto in regioni come l'Umbria, serve a ben poco. Da questo versante abbiamo già dato. Quanti piani casa abbiamo, di fatto, dovuto ingoiare con le immancabili varianti al piano regolatore? Non sono gli spazi privati che ci mancano, ma quelli collettivi e non i nuovi condomini ma il recupero di quelli esistenti. Non le norme edilizie e le "premialità" che favoriscono la solita e niente affatto virtuosa pratica del consumare risorse naturali e materiali, insomma territorio e ricchezza, ma una nuova cultura del vivere, motivazioni immateriali e, per questo, più vicine all'uomo e ai suoi desideri più profondi.
Negli anni cinquanta si pose il problema della mezzadria come riforma umbra, come cambiamento dei vecchi equilibri di potere e, quindi, di un grande processo di modernizzazione di una regione isolata e poverissima. Adesso che abbiamo camminato per più di mezzo secolo, dovremmo porci la questione dei centri storici dell'Umbria come nuova riforma umbra che riproponga nel modo di vivere di noi cittadini di un nuovo secolo le radici della nostra identità come scommessa per il futuro, come modello di vita umbro, comunque di questa parte dell'Italia che oggi chiamano "di mezzo".
Bisognerebbe smetterla di inseguire passivamente gli interessi dell'industria del mattone, pensare che la priorità sia comunque e in ogni caso quella di far spuntare case in ogni dove. Ripensare le città vuol dire prima di tutto ripensare ciò che c'è e costruire non per costruire ma per rendere più desiderabile e, quindi, più attrattiva la vita nei nostri quartieri. Attrattività quindi, ma se parliamo del centro storico di Perugia, la sua ricerca diventa quasi una pratica blasfema. Cosa c'è che non sia attrattivo in uno dei centri storici più straordinari del nostro paese? Qualcosa ci dev'essere, comunque, se nei fine settimana a passeggiare per il corso sono rimasti quattro gatti e trovare famiglie che pensano di tornare a vivere in centro è impresa quasi disperata. Dicono che le case siano troppo care. Possibile, ma neanche le ville a Monte Malbe o a San Vetturino sono propriamente per tutte le tasche. Quindi, le ragioni economiche non forniscono risposte a tutte le domande che possiamo farci sulla crisi del centro storico di Perugia. Potrà servire questo concorso di idee proposto dal Comune? Difficile, ma provarci non costa nulla, anzi, costa 34mila euro, un terzo del valore di un monolocale ristrutturato con cucina a vista. Non è questo il problema. Il problema è che, sia a Massa Martana che in un centro molto più grande e complesso come Perugia, gli amministratori non trovano risposte, non capiscono. Visto così, questo bando ha il sapore amaro di una rinuncia o, peggio, di una sconfitta.
In Piazza IV Novembre, intanto, arriva una piccola banca locale nata in un paese, Mantignana, più piccolo di Massa Martana. Ognuno può vedere in questo fatto il valore simbolico che vuole. In ogni caso, un socio della banca ha detto al presidente Marinelli: "non c'è periferia se non c'è il centro". Noi di Mantignana, voleva dire, non siamo nulla se perdiamo di vista il posto che ci racconta la storia della città. Hanno conquistato il centro e hanno ritrovato un po' anche se stessi e il valore inestimabile delle piccole comunità e della loro sapienza infinita.
                                                                                                                                         renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 22 gennaio)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 25 gennaio 2011


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