24/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Un popolo di Santi
Il tentativo di quei politici che vorrebbero costringere il nome di San Francesco dentro un confronto miserevolmente angusto appare triste e senza sapore, inutilmente deludente

 UN POPOLO DI SANTI

Se l'Italia è un popolo di santi, di poeti e di navigatori, in Umbria il campo si restringe decisamente. Navigare non si può, se non sul Trasimeno, correndo il rischio di impantanarci alla prima virata, e quanto ai poeti siamo stati sempre scarsi. L'ultimo e uno dei più grandi, Sandro Penna, se ne andò (da Perugia) a Roma giovanissimo e tornerà nella sua città raramente ("troppo cara e troppo sconosciuta ormai"). Dunque, ci restano i santi che sono tanti e molto venerati. Francesco e Benedetto, e poi Rita da Cascia, Chiara da D'Assisi, Chiara da Montefalco e Scolastica da Norcia, Valentino da Terni, santi legati al territorio, si direbbe oggi, e nello stesso tempo santi di tutti. Poi ci sono i patroni, come Ubaldo a Gubbio, Feliciano a Foligno e Ponziano a Spoleto e i perugini come Ercolano, o Costanzo, che si festeggia proprio oggi. Per non dire dei beati, come Angela da Foligno, Lucia da Narni, lo stesso Jacopone da Todi. Tutti molto amati, alla maniera umbra, si capisce, e cioè senza eccessi, superstizioni o derive pagane, amati con discrezione e, soprattutto, rispettati per i loro meriti e per la loro storia, così come si deve. Poi, certo, ci sono le eccezioni, come la corsa pazzesca di Gubbio, ma quella fa parte del gioco e ognuno, alla fine, può vedere nei ceri eretti verso l'alto tutto il significato che vuole. In cima ci sono pur sempre tre santi, con Sant'Ubaldo, il vescovo della città, davanti a tutti, e questo è ciò che conta.
Il movimento religioso è stato in questa regione quasi sempre molto radicale e quindi un po' eretico, dunque, per nulla convenzionale e anche tutto questo, in fondo, fa parte della strada più estrema che si può percorrere, quella dello spogliarsi dei beni e di scegliere il saio del monaco e il vivere da eremiti.
I santi, tutti quanti, fanno parte della nostra storia e del linguaggio della nostra terra, quindi, della nostra cultura, anche se non si deve necessariamente seguire con troppa coerenza tutto ciò che ci hanno insegnato. Loro sono lì, nelle nostre chiese, sontuose e dimesse e ben inserite nel paesaggio, persino il Sacro convento di Assisi, così imponente e così discretamente disteso, come un corteo di monaci, con le sue volte duecentesche, sul declivio del monte Subasio. Noi non dobbiamo imitarli, ci mancherebbe, e poi non ne saremmo capaci. La nostra è l'età del consumo e del benessere. I santi ci servono per ricordarci da dove veniamo e dove per nulla al mondo vorremmo tornare. Loro ci proteggono e ci seguono nel corso delle ricorrenze annuali, nelle feste cittadine, nella preparazione dei dolcetti, nelle fiere dedicate, nelle processioni dove, una volta all'anno, la loro mano benedicente e il loro viso sempre un po' assente, come se, in fondo, non ci guardassero un gran che, fanno il giro di un quartiere per poi ritornare silenziosamente nel transetto di destra della loro chiesa, sempre un po' in ombra.
Chissà cosa direbbe oggi San Francesco della sua città, così uguale e così diversa dal suo tempo lontano. Ma i santi non parlano, ci guardano soltanto e il silenzio di Dio resta immutabile e senza alternative. Il verbo, il parlare, è passato a noi, almeno ai fedeli e a tutti coloro che amministrano questo immenso patrimonio storico e culturale. Assisi, nella sua bellezza senza tempo, ci parla di San Francesco come meglio non si potrebbe, ma per trovarlo, San Francesco, ad Assisi, bisogna isolarsi in un angolo della sua basilica o perdersi in un bosco del Subasio. Assisi è pur sempre una città del nostro tempo, come tante altre e, certo, con qualcosa di speciale, ma la sua spiritualità non si trova di sicuro in un albergo con vista e a cinque stelle e nemmeno nei tanti vicoli dove San Francesco è di tutti e di nessuno. Da così tanto tempo San Francesco è "un santo privo di confini". Dovremmo ormai saperlo e capire una volta per tutte qual è il  posto nel mondo di un santo così grande.
Per questo il tentativo di rinchiudere il suo nome dentro le righe di uno statuto regionale non nobilita l'Umbria ma la immiserisce dentro confini che non le sono propri. E' così che lo Statuto rischia di somigliare alle nostre processioni nelle quali vorremmo disperdere i nostri complessi di colpa, le nostre speranze deluse, il bisogno inespresso di liberazione dai nostri innumerevoli peccati. Per questo il tentativo di quei politici che vorrebbero costringere il nome di San Francesco dentro un confronto miserevolmente angusto appare, a chi non ha partiti o interessi di parte, triste e senza sapore, inutilmente deludente. Non è neanche il caso di ricordare alla politica di rispettare, qualche volta, le regole minime della coerenza. Il pacifismo, la tolleranza, il rispetto per la natura anzi, l'amore per la natura, la misura, se non proprio il disinteresse, nella ricerca e nella accumulazione della ricchezza non sono valori che possiamo esprimere scrivendo semplicemente il nome di un santo in un pezzo di carta per poi dimenticarcene subito dopo. I politici, però, sanno bene una cosa. Sanno che troppa gente li vota non per somigliare ai santi ma, al contrario ai loro, ai nostri lineamenti contorti, ai nostri vizi comuni e insuperabili. I santi che annualmente inseguiamo nel nostro calendario, mese dopo mese, ci aiutano anche in questo, a capire che non c'è più posto per il sogno. Questa è la delega che spediamo in Paradiso. La fatica di non essere conformisti la affidiamo a loro, ai nostri santi sempre un po' eretici nei loro dolcissimi difetti. Oggi, comunque, a Perugia, mangeremo il torcolo che è una ciambella con poco zucchero, una cosa più dolce del pane che da noi, del resto, è pure sciapo. Oggi, perché domani sarà un altro giorno. Un giorno comune, e il solito.
                                                                                                                                           renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 29 gennaio)



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 31 gennaio 2011


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