08/07/2020
direttore Renzo Zuccherini

Home >> La via dei soldi, e la sentenza del Tar sulla Badia di Ficulle

La via dei soldi, e la sentenza del Tar sulla Badia di Ficulle

 

L’intervento della Amministrazione Comunale di Ficulle a seguito della sentenza del Tar dell’Umbria che conferma il vincolo indiretto apposto dal Ministero dei Beni Culturali sul complesso della Abbadia di San Nicola al Monte Orvietano, merita qualche ulteriore approfondimento al solo fine di offrire, a chi legge, elementi di comprensione circa la dinamica  con cui si sono succeduti i fatti e le presupposte “convenienze” in gioco nella faccenda.
Per una questione di pragmaticità e di sintesi, proviamo, visto quello che purtroppo succede troppo spesso in questo martoriato paese, a seguire la via dei soldi:

1. un soggetto privato acquista il complesso di ruderi della Badia di San Nicola al Monte (esclusa la Chiesa) e molti  terreni agricoli adiacenti (pagati al prezzo ovviamente dei terreni agricoli) e -come per incanto, grazie al PRG comunale - si ritrova tra le mani terreni edificabili. Quel privato sa che sta acquistando beni sottoposti a vincolo essendo da tempo vigente il Decreto Ministeriale del 24.09.1988 e adiacenti ad un edificio storico altrettanto vincolato (la Chiesa di San Nicola al Monte di proprietà della Curia sottoposto a tutela ai sensi dell’art. 12, c. 1 del D.Lgs 42/2004). Intanto questi terreni agricoli moltiplicano il loro valore e di chi è il guadagno? Del privato, ovviamente .

2. Quel privato forma una società con cui intende restaurare quel bene di sua proprietà per ricavarne reddito derivante dalle affittanze e/o vendita di questa futura“residenza d’epoca”. Di chi sarà il guadagno delle affittanze e delle eventuali vendite? Del  privato, ovviamente.

3. Poiché le spese per restaurare un suo bene sono molto alte (!?), chiede alla Amministrazione Comunale di Ficulle di poter edificare, in compenso (!), 7.000 metri cubi di nuove costruzioni (con quello che comportano, soprattutto in una valle assolutamente intatta, a livello ambientale e di impatto idrogeologico, di sistemazione viaria, ecc.).  A chi andrà il guadagno derivante dalla vendita/utilizzo di queste nuove costruzioni (che in Italia sappiamo essere il bene di massimo investimento e guadagno)? Al privato, ovviamente.

4. Nel dicembre 2006 il Ministero dei Beni Culturali – Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria invita il Comune di Ficulle “a voler correttamente rilevare le emergenze storiche sottoposte a vincolo di tutela e, conseguentemente, a voler mitigare nella prossima fase del PRG le previsioni già formulate: ed in particolare,a limitare la macroarea turistico-residenziale alla zona al di là del torrente (rispetto al borgo fortificato), e a ridurre la volumetria prevista ( NdR: la sottolineatura è nostra)….”.

5. Il Comune non mitiga un bel niente  perché considera i nuovi 7.000 metri cubi un “impatto ambientale limitato” (!) ma “ si scopre” -a procedura di vincolo in corso-  essere favorevole ad un vincolo ancora più esteso... purchè si includa “nel novero degli interventi costruttivi non proibiti dal vincolo gli interventi già previsti dalla normativa urbanistica che ad oggi risulta adottata “, cioè si metta il vincolo anche più esteso ma che escluda la “edificazione compensativa” di 7.000 metri cubi dell’Agricola Badia!! (questa richiesta è contenuta nelle osservazioni del Comune  alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria del 16 ottobre 2008 !).
Si arriva così al  noto vincolo del 30 gennaio 2009 con cui il  Ministero dei Beni Culturali, forse visto che l’interlocutore istituzionale  è lo stesso del “Conventaccio”, intende  così della Badia “salvaguardare la prospettiva,la visibilità, la luce, il decoro e la “cornice ambientale”, assicurando la piena fruibilità dai diversi punti di vista, nell’interesse pubblico”. 

6.  Nel gennaio 2011 il TAR dell’Umbria respinge il ricorso della Società Agricola Badia s.r.l. e del Comune di Ficulle perché ritiene che il Ministero abbia agito nel pieno rispetto delle sue prerogative istituzionali. E’ interessante notare che il TAR rigetta tutte le obiezioni avanzate dalla Società Agricola Badia s.r.l. e dal Comune di Ficulle, compresa la asserita obiezione che è contraddittorio che sia consentito ampliare il complesso degli edifici esistenti e costruire annessi agricoli, ma che non si consenta la costruzione di nuovi edifici ( i nuovi 9 “casali”). La risposta del TAR è esemplare perché ricorda ai ricorrenti che –come prevede la legge- gli eventuali ampliamenti potranno essere solo marginali, gli eventuali nuovi annessi agricoli destinati solo alla conduzione dei fondi agricoli stessi e che ben altra cosa sono 7.000 metri cubi di nuova edificazione !

      7.   Prendiamo spunto da quest’ultima valutazione perché crediamo che il destino del complesso della Abbadia non sia legato a doppio filo e incondizionatamente alla costruzione di nuove volumetrie ma sia tutto nelle mani di quell’imprenditore che, se in possesso della corretta capacità imprenditoriale, saprà trarre il giusto profitto economico agendo sui beni su cui può contare sin da ora, senza “condizionare” (usiamo un garbato eufemismo) il suo impegno/successo a prezzi da far pagare alla comunità e alla Amministrazione Comunale e senza gridare allo scandalo (e soprattutto al fallimento) se una serie di organismi (ben più importanti dello scrivente comitato) gli ricordano che dovere dell’imprenditore è assumersi il rischio di impresa . Siamo convinti che il restauro del complesso della Abbadia finalizzato alla creazione di un turismo di livello, l’uso dei fondi agricoli finalizzati ad una agricoltura di pregio, siano già di per sé fonti assai remunerative (a meno che non si parta con una mentalità unicamente speculativa  che vede il territorio solo come mezzo di facile ed immediato guadagno), come è già accaduto nei nostri territori ad edifici storici di pregio come Titignano, Corbara, ma anche ad altri borghi di valore storico che hanno dato vita ad attività turistiche di pregio, solo attraverso adatte ristrutturazioni, meglio se su beni vincolati avendo il supporto delle  Soprintendenze di settore.       
           Il vincolo oggi esistente è, paradossalmente, il più valido alleato della Società Agricola Badia s.r.l. e del Comune di Ficulle perché garantisce la unicità di quei luoghi che, se messi a frutto nel rispetto dell’ambiente, saranno fonte di guadagno per tutti e, in primis, per il nostro capace  imprenditore che ha tra le mani un bene inestimabile.

8.  In conclusione: a tutti sta a cuore l’emergenza culturale sia della Chiesa che del Borgo ma che l’ambiente sia la ricorrente merce di scambio che il Comune di Ficulle mette sul piatto delle “trattative” con  i privati imprenditori dopo lo scempio urbanistico del “Conventaccio” e dei Poggi, è francamente imbarazzante. Quanto sopra considerando anche che, nel gioco di questi strani meccanismi compensatori, fino ad  ora le contropartite a vantaggio della comunità sono state nettamente inferiori (se non nulle)  rispetto a quelle portate a casa da chi si è seduto dall’altra  parte del tavolo.



Comitato per la tutela e valorizzazione delle Valli del Chiani e Migliari


Inserito sabato 5 febbraio 2011


Redazione "La Tramontana"- e-mail info@latramontanaperugia.it
Sei la visitatrice / il visitatore n: 5219925