14/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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I giovani nel bosco
Dovremmo, nel tempo nostro, costruire qualcosa di nuovo e farlo insieme ai giovani che cercano modelli propri

Il bosco è il luogo delle nostre paure infantili, lì dove vive il lupo cattivo, le streghe, le mille figure fantastiche che con la loro presenza ci fanno sentire ancor più al sicuro in casa e in famiglia. Il bosco è quel luogo lontano dove possiamo collocare l'oscurità che è in noi, nasconderla e sfuggirla per sempre. Nel bosco ci si perde quando ci si perde nella vita. E' per questo che Cappuccetto Rosso va tranquilla incontro al lupo. A casa lascia la mamma e il lungo tragitto serve per arrivare dalla nonna, un viaggio simbolico di tre generazioni che convivono e tengono insieme il passato, il presente e il futuro. Per questo Cappuccetto Rosso si salva, alla fine. Si salva grazie alla sua ingenuità, alla leggerezza della sua incontaminata fiducia verso il mondo che pure, al centro del bosco e di fronte al lupo, potrebbe tradirla per sempre. L'ottimismo delle favole è la migliore medicina per crescere, prima di diventare adulti e imparare un po' alla volta a camminare nel bosco che è un posto dove non si vede il cielo e nemmeno l'orizzonte, la metafora perfetta della nostra vita imperfetta, senza certezze e senza punti di riferimento sicuri.
Ci sono tante persone che si perdono lungo i mille sentieri della vita in tanti modi diversi e a tutte le età. Però la scomparsa di un giovane è una cosa che non si può accettare. La scomparsa è l'uscire dal mondo senza una ragione apparente, senza che ci sia stata una malattia o un incidente. Perdersi nel bosco dipende solo da chi si perde senza nessun'altra ragione. E questo è il modo di andarsene di tanti giovani che incontrano, nel corso della loro vita, la droga.
 Troppi giovani, proprio in questi giorni, hanno cercato la via d'uscita più breve al loro insopportabile mal di vivere. C'è chi si perde cercando sogni effimeri lungo le strade che portano sempre da quella parte, alla ricerca di qualche spacciatore, fuori di casa nelle periferie sconosciute della città, ed altri, come le due amiche che a pochi giorni l'una dall'altra hanno cercato di far passare dalla finestra di una scuola o della casa la propria figura indolenzita dalle tante malattie dell'anima. Si sono salvate, alla fine, ma in qualche modo l'abbiamo perse lo stesso, magari solo per quell'attimo che serve per fare il salto nel vuoto. Ci sono tante ragazze dentro queste storie di giovani soli. Oggi le ragazze sembrano più sicure e più forti, sono le prime, ormai, nelle scuole, in un esame o in un concorso pubblico e soprattutto nella vita concreta di tutti i giorni o nel rapporto con i loro amici. Hanno speranze più solari, un sorriso che rassicura. La complessità di una donna è una cosa senza fine dove si misurano le contraddizioni della vita di tutti, anche degli altri. Ora, di fronte a queste tragedie, dobbiamo avere rispetto, guardare con discrezione e senza la presunzione di scrivere diagnosi e terapie in un pezzo di carta, ma capire si, questo si deve.
C'è una questione giovanile oggi in Umbria? certo che c'è, e di sicuro non solo in questa regione, però è qui che ora dobbiamo guardare, in questo posto dove c'è un tessuto sociale meno sfibrato, una solidarietà che sopravvive nel territorio e nelle piccole frazioni, nonostante tutto. Non basta ciò che abbiamo ereditato o semplicemente ciò che siamo riusciti a conservare. Dovremmo, nel tempo nostro, costruire qualcosa di nuovo e farlo insieme ai giovani che cercano modelli propri e un protagonismo che li faccia uscire dal loro bosco senza orizzonti.
Difficile dire coesione sociale se non c'è il lavoro. Il centro dell'identità collettiva è stato questo, nella nostra storia, il lavoro, il primo grande diritto delle persone. Oggi il lavoro non è più un valore forte, spezzettato com'è tra tanti tentativi falliti di trovarlo o di trovarlo solo per qualche tempo, per poi perderlo di nuovo. I giovani si cercano, si trovano e quindi si frequentano nel tempo libero, che è lunghissimo e che si può sciupare, più che spendere, senza poterne capire il valore.
Nel grande mercato del tempo libero, Perugia rappresenta il punto di riferimento centrale, una specie di Las Vegas di provincia dove si può trovare di tutto nel corso delle bianche notti giovanili. Questo ruolo sul fronte della trasgressione forte è un dato di fatto innegabile. La droga, certo, e tutto il resto, i locali e le discoteche che catalizzano la ricerca serale. Del resto cosa offre d'altro la città? Poco, è vero, però una biblioteca innovativa come quella di Piazza Morlacchi è sempre piena di giovani, il che vuol dire che se ci sono proposte alternative la risposta positiva c'è sempre.
Ora, non ci possiamo di nuovo stupire se il mondo dei media torna a parlare di Perugia nel modo che abbiamo visto dopo l'omicidio di via della Pergola. Queste è una città dove gli spacciatori hanno messo radici stabili, sono ormai cittadini e residenti, nostri vicini di casa, e questa è la manovalanza, poi ci sono tanti interessi intermedi, a salire, sino ai poteri che si muovono ben oltre la legge, e che investono e riciclano nell'ombra e chissà dove abitano. C'è sufficiente consapevolezza in città di tutto questo? e se questa è la situazione, cosa possiamo aspettarci domani oltre il sorriso rassicurante del ministro Maroni per la foto di rito a Palazzo dei Priori quando si deve firmare, accanto al sindaco, il patto per la sicurezza? Chi non è capace di difendere i propri figli merita la parte peggiore dell'inferno. Nella Bibbia c'è scritto qualcosa di simile. Quando la sera torniamo a casa incrociamo inevitabilmente lo sguardo dei nostri figli. Dobbiamo spiegare che in questa città si corrono molti rischi e che ci sono tanti posti da evitare. Troppi. E che a tutto questo non c'è una risposta e, per ora, nemmeno una soluzione. Come parliamo di futuro?
                      
                                                                                                                                     renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 5 febbraio 2011)   
 



Renzo Massarelli

Inserito giovedì 10 febbraio 2011


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