22/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Dove nasce la droga
Ora non è il tempo dello scaricabarile. Tutti siamo in qualche modo responsabili, ma c'è chi è responsabile di più

  DOVE NASCE LA DROGA

Non è facile per nessuno il mestiere di genitore, qualunque sia la sua condizione sociale. L'educazione di un figlio si sviluppa, nel corso del tempo, non solo dentro le mura di casa ma anche negli spazi della città e a contatto con altre persone. Le prime esperienze esterne si fanno prima nelle case degli amici e poi nei giardini e nei parchi. A Perugia si va prima di tutto al Frontone con il passeggino e poi a Sant'Anna, alla Verbanella o a Pian di Massiano e poi, talvolta, in piazza, attorno alla Fontana Maggiore o sulle scalette del duomo, se c'è un po' di sole. A ben vedere, il percorso degli anni più belli della giovinezza di un figlio corrono lungo gli stessi sentieri tracciati nella città da persone più grandi, da tutti coloro che consumano o spacciano una qualche sostanza stupefacente. Stessi luoghi. Ma i bambini non lo sanno ancora e, forse, neanche i genitori.
Al tempo dell'adolescenza è un'emozione forte, per tutta la famiglia, la prima uscita da casa dei figli, la prima serata con gli amici senza più la  presenza dei genitori. Ormai sono diventati autonomi e corrono felici alla conquista della città. Dove va la sera un adolescente a Perugia? In centro, ovvio, soprattutto se ci abita già, per Corso Vannucci, sulle scalette del duomo e poi, sul tardi, in un locale. Può capitare che poi, in un locale, debba pagare l'ingresso che comprende la consumazione di un super alcolico. Conoscerà così a sedici anni il suo primo stordimento fisico, l'imbarazzo della prima trasgressione non cercata e non desiderata. Lui non lo sa ancora, ma nel corso della sue serate gli capiterà spesso di dover pagare il prezzo di una qualsiasi consumazione per partecipare alla vita collettiva dei giovani e dei suoi amici. Ci sarà il tempo di altre iniziazioni che per lui e per ogni adolescente che non conosce ancora il senso del limite avranno il sapore di un peccato veniale, necessario a una certa età per crescere, definire il contesto nel quale muoversi, andare avanti e conquistare, quindi, l'equilibrio della maturità.
Sulle scalette del duomo, prima o poi, arriverà, nel gruppo degli amici, qualcuno con un funghetto o una compressa, una sigarette fatta con una cartina arrotolata. Le prime esperienze si fanno, in genere, tutti insieme. Così, la sensazione di potenza è collettiva. E' come uno stupro di gruppo in cui ognuno violenta se stesso, le proprie certezze di normalità. In questa situazione, parlare di prevenzione piuttosto che di repressione, o viceversa, non ha senso in una città dove di notte la ricerca delle varie forme di sballo è di massa. Politiche di inclusione? benissimo, ma qui c'è una generazione che non soffre di nessun fenomeno di esclusione e pur tuttavia si trova a vivere in un contesto fortemente permeato dalla cultura e, soprattutto, dall'industria di quella vasta gamma di prodotti che va sotto il nome di droga. La questione più grave è che questa città accompagna quasi naturalmente i giovani verso questo pericolo letale spingendoli al consumo grazie a quel grande emporio specializzato all'aperto che è il centro storico e tante altre zone della città. Di certo non è propriamente innocuo e nemmeno innocente il terreno entro il quale si muovono i giovani di giorno e di notte. Su questo andrebbe fatta una qualche riflessione.
Il sindaco di Perugia invece, intervenendo nella discussione che si è aperta dopo la morte di una ragazza di Città di Castello, parla d'altro, indicando tra i responsabili di questa situazione due soggetti particolarmente sensibili: la scuola e la famiglia. Dunque, afferma Wladimiro Boccali: "Le nostre famiglie, lo sanno come i ragazzi vivono le loro serate di sabato? Hanno mai fatto un giro nei locali in cui vanno, e non trovano nulla di strano se tornano a casa all'alba e poco normali?" Stupefacente. Il sindaco che ha una responsabilità primaria nella vita collettiva di una città invita i genitori a verificare come vanno le cose nei locali pubblici ai quali il comune rilascia licenze e permessi e che sono sottoposti, com'è noto, al controllo della polizia municipale. Le famiglie devono assolvere il loro ruolo, ci mancherebbe, ma la notte cosa possono fare, inseguire i loro figli per i vicoli della città? Boccali è stato presidente dell'Arci e poi assessore ai servizi sociali e poi assessore all'urbanistica e poi sindaco e non ha ancora sul suo tavolo le informazioni necessarie per far chiudere quei locali che, a suo dire, potrebbero avere una responsabilità nelle cose così gravi delle quali si parla in questi giorni?
Abbiamo un'amministrazione che ha negato per anni che in questa città ci siano dei problemi di spaccio e di ordine pubblico e che non ha mai risposto alle preoccupazioni delle famiglie su tanti aspetti della vita notturna, guardando con sufficienza, quanto non anche con derisione, chi questi problemi ha cercato di farli entrare nell'agenda sorda della politica. Ora non è il tempo dello scaricabarile. Tutti siamo in qualche modo responsabili, ma c'è chi è responsabile di più. 
Quasi sempre Boccali, quando ha qualcosa da dire su argomenti delicati per l'amministrazione e l'immagine della città, non ragiona ma accusa, immerso com'è dentro una logica tutta manichea dove c'è sempre un nemico, un responsabile che serva, se non altro, ad assolvere la sua amministrazione e il ceto politico che gli sta attorno. C'è bisogno invece di un linguaggio senza reticenze e senza furbizie. I cittadini hanno eletto questi amministratori e da loro si aspettano coraggio e assunzioni di responsabilità di fronte a una emergenza assoluta e gravissima. Su questo problema si gioca la credibilità non solo di un sindaco, peraltro refrattario a ogni seria riflessione autocritica, ma dell'intera classe dirigente di questa città che rischia un fallimento di proporzioni storiche. Chissà se ne sono consapevoli.
                                                                                                                                           renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 12 febbraio 2011)    



Renzo Massarelli

Inserito giovedì 17 febbraio 2011


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