17/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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L'orchestrina del Morlacchi
Quei giovani che non vogliono scendere dall'auto sono i figli di una società che non sopporta regole e limiti

 L'ORCHESTRINA DEL MORLACCHI

Quando si tratta di trovare la soluzione per i mali del centro storico ognuno ha la ricetta giusta e, come per la nazionale di calcio, alla fine, siamo tutti ct, commissari tecnici. Solo che, di fronte a tante ricette, non c'è uno straccio di terapia. Solo diagnosi. Tra tutte le proposte, quella che viene presentata come una originalissima soluzione, è quella sui residenti. Occorre, dicono tutti, ripopolare il centro storico di Perugia. Ripopolare, come se si trattasse di un allevamento di quaglie o di un pezzo di foresta in Amazzonia. L'altra, di sogno opposto solo in apparenza, è quella di "portare su la gente", cioè di non pensare tanto ai residenti quanto e soltanto ai visitatori, insomma, alla fin fine, ai clienti dei negozi. Nel primo come nel secondo caso si tratta di una rivisitazione della seconda legge della dinamica. Far accelerare la massa sensibile grazie alle spinte di forze esterne. Un fatto meccanico. Spostare qualcosa da un posto e metterla in un altro. Semplice, no? Certo, ma non sempre funziona.
Quando c'è una discussione pubblica, tutti quelli che parlano dicono: "Io so' perugino", il che vuol dire che una volta abitavano nella parte storica, come se quelli del contado non fossero anch'essi figli  di questa città, e questo essere nati in qualche casa di un qualche borgo antico rappresenti la garanzia di poter parlare con cognizione di causa. Insomma, tutti coloro che ci spiegano come-si-fa-a-ripopolare-il-centro-storico, se ne sono andati da tempo. Per questo si parla tanto della Perugia del passato e così poco di quella del futuro. Quando poi a quale futuro si vuole arrivare davvero e nel concreto, si ricorre sempre a metafore forzose. Spostare di qua, riportare di là, senza pensare ai desideri delle persone, alle esigenze pratiche delle famiglie, alle complesse dinamiche che fanno vivere una città.
Una ricetta per il centro storico ce l'hanno ora, caldissima, persino i cosiddetti imprenditori del mondo della notte e i creatori di eventi. Idee straordinarie, tanto forti da aver animato ieri sera, insieme ad altri commercianti scontenti per il nuove regole per il carico e scarico delle merci, la protesta dei giovani frequentatori di un locale del centro. I clienti di questi imprenditori chiedono lo shottino libero, insomma la libertà di bere per tutte le ore piccole e poi, magari, tornare a circolare di notte, liberamente, entro i vicoli della città e parcheggiare davanti ai locali. La movida stando seduti, in macchina. Basta col proibizionismo, come fossimo nella Chicago degli anni trenta. Proteste così non sono nuove per la città. Una simile mobilitazione del popolo della notte ci fu in occasione della chiusura al traffico la sera ai tempi della prima giunta di Renato Locchi. Sembrava che le telecamere della Ztl avrebbero causato la chiusura dei locali notturni che, invece, nel corso degli anni, si sono moltiplicati in modo inversamente proporzionale alla presenza delle famiglie in centro. In realtà, dietro questa storia del vivere la città di notte e per alcuni commercianti anche di giorno, senza regole e senza limiti, c'è l'antico conflitto tra città e campagna, l'occupazione non sempre pacifica delle vie del centro da parte di un esercito di giovani, l'eterno ritorno dei "torbidi del Trasimeno" del 1798 quando i contadini delle terre del lago, a partire da Castel Rigone che ora contende a Perugia persino il primato in classifica nella serie D di calcio, attaccarono la giovane repubblica perugina assediando la città e restando alla fine sconfitti, salvo poi riprendersi la rivincita l'anno dopo grazie alle solite e immancabili truppe papaline. Storie di sanfedisti e giacobini, di contadini e nobiltà da una parte e di popolani e borghesi dall'altra, di truppe austriache e di truppe francesi. Vecchie storie e ormai del tutto dimenticate, se non dagli storici, ma siamo sempre lì, al vecchio sogno di prendere possesso della odiata e desiderata città, così alta e così dimentica delle nebbie mefitiche della campagna. Non vivere la città ma occuparla. Succede così anche nelle metropoli, quando dalle periferie infinite partono gli esclusi alla conquista delle piazze e dei colli, di notte, quando la città dorme, senza difese. Solo che i giovani del caffè Morlacchi non sono gli esclusi e non brandiscono moschetti e nemmeno la prima sigaretta esibita in piazza dalle giovani donne del '68 come bisogno di liberazione ma, al massimo, bicchieri colmi e svolazzanti come bandiere di un'identità figlia del tempo del consumismo.
Quei giovani che non vogliono scendere dall'auto se non per entrare direttamente negli spazi pieni di musica e odori dolciastri dei loro locali sono i figli di una società che non sopporta regole e limiti. I gestori di questi locali, non tutti, si capisce, non propongono tanto idee per il tempo libero ma culture, comportamenti comuni, identità di gruppo. Uno stile di vita, ecco. Uno stile di vita che appare imbarazzante quando si incrocia, di sera, con quello degli studenti che vanno qualche metro più avanti, alle vecchie officine Gelsomini, dov'è la biblioteca della facoltà di lettere. A studiare.
Anche lo slogan di questi professionisti del tempo libero appare per lo meno ambiguo. Cosa vuol dire "Giù le mani dal centro storico"? a chi si rivolgono? Quando si spezza in modo irreparabile il rapporto tra i giovani e la città ognuno è più solo, gli uni e gli altri. C'è un tempo per divertirsi e un tempo per riflettere. Ora, senza dimenticare il divertimento, è il tempo di riflettere. Abbiamo un sacco di problemi in questa città e senza i giovani non possiamo risolverli. Se l'orchestrina del Morlacchi, non del teatro, si capisce, ma del caffè vicino smette di suonare perché non è il luogo né l'ora, pazienza. Cerchiamo, prima di tutto, di salvare la nave, poi torneremo a suonare, magari da qualche altra parte.

                                                                                                                                                     renzo.massarelli@alice.it
(Perugia, 19 febbraio 2011)



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 21 febbraio 2011


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