18/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Le nuove Foglie di marzo...
Con testi di Arturo Onofri e Antonio Fogazzaro

Carissimi,

 FFOP MARZO 11.pdf

Prima di introdurre Fogazzaro, che introduce i miei Folia di marzo, vi invi to a leggere questa poesia di Arturo Onofri (Roma, 1885 - 1928). Chissà, forse fece in tempo a conoscere o quantomeno a sapere del nostro Fogazzaro:

Marzo

Marzo, fanciullo dal lungo sbadiglio,

i tuoi capricci incantevoli

come risa dopo le lacrime

sono trastulli di nuvole e sole.

Col tuo fresco fiato che sa di viole

appanni il verde novizio dei colli,

l’impiumo leggero degli alberi,

per poi rischiararli improvviso.

E il giuoco delle tue dita

dipana il groviglio del cielo

fra nero e sereno,

come in noi rifluisce e s’arresta la vita

divagando sospesa al tuo riso.

Scherzi col nostro cuore,

fanciullo dal lungo sbadiglio,

come fai sulla proda dei campi

con le piccole stille

che le accendi in minuscoli lampi,

per oscurarle di nuvole.

 

E il fiume che lento induce

i rilievi assolati della terra

verso il sospiro stanco della sera

accompagna il dolce belato

delle pecore al pascolo

secondo le curve indistinte dell’anima

che sogna in se stessa

e sorride al suo proprio pianto,

come te, fanciullo dal lungo sbadiglio.

 Ma quando è calato il sole

e resta ancora un chiarore

nell’aria stanca di giuochi,

ecco un soffio più ilare

sgombra il sereno di tutte le nuvole,

e un filo di luce appena

pian piano tira su dall’orizzonte

fin sull’orlo del piccolo colle

la grande luna piena

che s’impiglia fra i rami senza foglie

della rossa robìnia tutta corolle,

come un gran frutto di luce

in mezzo ai suoi fiori.

 Allora l’alta pausa notturna

addormenta la terra

dalle montagne lontane,

che sognano ancora turchino,

fino al gorghéggio romito

dell’usignolo fra i lecci,

che saluta il risveglio dell’infinito.

Antonio Fogazzaro nacque a Vicenza nel 1942 e sempre a Vicenza morì nel 1911. Ha pertanto vissuto nel periodo delle guerre di Indipendenza, e non soltanto, e ha vissuto la nascita del Regno d'Italia, che diventerà Repubblica solo dopo alcuni decenni dalla sua morte. Fogazzaro, cui papà era molto legato e che tutti noi abbiamo apprezzato, morì il 7 marzo (nacque sempre di marzo, il 25).

Lo voglio ricordare per rammentare anche il 17 marzo, data posta tra le due di cui sopra, e per motivi strettamente personali, che alcuni dei miei lettori sapranno certamente (chi non lo sa, potrebbe intuirlo, anche da quanto detto sopra e in una delle mia precednti 'foglie fluttuanti', o, se preferite, 'fogli volanti' ove accennai alla cosa).

 

PICCOLO MONDO ANTICO


Il racconto è ambientato in Valsolda , una località in provincia di Como , posta sulle sponde del lago di Lugano , un luogo in cui Fogazzaro trascorse parte della sua vita. Molti passaggi del romanzo sono quindi autobiografici, a cominciare dalla descrizione della casa dello zio Piero ad Oria, che in realtà è quella materna dello scrittore, per finire con quelle dei personaggi, molti dei quali sono stati ispirati da figure veramente esistite, non necessariamente in quel periodo.

Chiaro il periodo storico nel quale si sviluppa la storia, cioè la seconda metà dell' Ottocento , sullo sfondo della lotta dei patrioti del Lombardo-Veneto contro il dominio austriaco. La vicenda prende piede nel 1850, quando non si sono ancora spenti gli echi delle rivolte del 1848 e della loro repressione, e si conclude nel febbraio 185 9, alla vigilia della seconda guerra di indipendenza che darà il via al compimento dell' unità d'Italia .

Dai vari riferimenti temporali che troviamo all'interno dei capitoli, possiamo stabilire che la storia si sviluppa in circa dieci anni, dalla cena del risotto e tartufi in casa della Marchesa alla morte dello zio Piero. Vi sono però dei salti temporali; per esempio lo scrittore, dopo aver narrato il matrimonio di Franco e Luisa, introduce la figlia dei due, Maria, che ha già tre anni.

Lo sfondo storico è sempre presente, e si trovano quindi notevoli contrasti fra liberali e "austriacanti", come in effetti doveva essere nella realtà. D'altra parte anche il contesto sociale è molto ben centrato nelle descrizioni dei vari personaggi, dei loro pensieri e delle loro preoccupazioni.

 
MALOMBRA
Fu forse la consapevolezza di non avere nelle sue corde l'espressione poetica a spingerlo verso la prosa. Iniziato nella seconda metà degli anni settanta, nel 1881 esce il suo primo romanzo, Malombra. Protagonista è Marina di Malombra, bella e psicotica nipote del conte Cesare d'Ormengo, nel cui palazzo vive dopo la morte dei genitori. Qui trova casualmente un biglietto scritto nei primi anni dell' Ottocento da un'antenata - moglie infelice del padre del conte d'Ormengo e amante di un certo Renato - Cecilia Varrega, che invitava chi avesse trovato il suo messaggio a vendicarla contro i discendenti del marito.

; io me lo rilessi e me lo gustai deliziosamente: ho inteso Verga esclamare leggendolo: questo non è solamente il primo romanziere d'Italia ma dei primissimi in Europa».


Il lago del Segrino, dove s'immagina ambientata la vicenda del romanzo Malombra

Puntualmente Marina, che si considera una reincarnazione della disgraziata Cecilia, consumerà la vendetta, facendo morire lo zio Cesare e uccidendo lo scrittore Corrado Silla, a sua volta considerato come la reincarnazione dell'amante di Cecilia. In una notte tempestosa, Marina scomparirà nelle oscure acque del lago.

I protagonisti del romanzo, Marina e Corrado, sono figure che Fogazzaro riprenderà pressoché in tutti i suoi romanzi successivi: Marina è la donna bella, aristocratica, sensuale ma inafferrabile, inquieta e nevrotica; Corrado Silla è l'intellettuale ispirato da importanti ideali che vorrebbe realizzare ma ne è impedito dalle lusinghe del mondo e dall'inettitudine che lui stesso sente come fondamento del proprio essere.

Nel romanzo, percorso da un'atmosfera morbosa di occultismo, sensualità e morte, Fogazzaro introduce personaggi umoristici e generosi (il segretario del conte e sua figlia Edith, di casta purezza) o macchiettistici, come la contessa Fosca e il figlio Nepo. L'utilizzo del dialetto nei dialoghi di alcuni personaggi e il cogliere l'umana cordialità della provincia lombarda attenua la tensione di mistero e d'imminente tragedia che agita la vicenda.

Il libro, che mostra anche gli interessi spiritisti dello scrittore, suscitò reazione contrastanti. Criticato da Salvatore Farina e da Enrico Panzacchi , fu parzialmente lodato da Giovanni Verga , che lo definì «una delle più alte e delle più artistiche concezioni romantiche che siano comparse ai nostri giorni in Italia». Anche Giacosa lo criticò come «il più bel libro che siasi pubblicato in Italia dopo i Promessi Sposi», ma le maggiori riviste letterarie non lo citarono nemmeno.

La vicenda è ambientata sulle rive del lago del Segrino , un piccolo lago della Brianza comasca. Il palazzo, invece, è l'antica villa Pliniana sul Lago di Como , che Fogazzaro visitò e che con la sua lugubre atmosfera costituì una delle principali fonti di ispirazione del romanzo. Da segnalare la versione cinematografica di Mario Soldati (1942), uno dei capolavori del cinema italiano, girato nella stessa villa Pliniana.


 
DANIELE CORTIS

Si conosce con esattezza il periodo di composizione del successivo romanzo, il Daniele Cortis, indicato dallo stesso scrittore: iniziato il 30 maggio 1881 , fu compiuto l' 11 marzo 1884 . In tale periodo Fogazzaro ebbe una relazione, che si prolungherà per una diecina d'anni, con Felicitas Buchner, una bavarese istitutrice dei figli del cognato dello scrittore, vissuta da entrambi con un forti sensi di colpa, fra sensualità e volontà misticheggianti, che si riflette nello stesso intreccio del romanzo.

Protagonista è un deputato cattolico che si propone la costituzione di un nuovo partito nel panorama dell'Italia del tempo, una democrazia cristiana che raccolga l'adesione dei tanti cattolici alla vita politica - vietata allora dal Non expedit papale - e abbia a capo un uomo di alte qualità intellettuali e morali. Il tentativo si rivela un fallimento, come un fallimento è la vicenda d'amore del Cortis con la cugina Elena, sposata a un personaggio indegno, che si conclude con la rinuncia in nome di un amore sublimato nel sacrificio e nella lontananza degli amanti.

Nel romanzo Fogazzaro esprime per bocca del suo protagonista le proprie convinzioni politiche: «Io lascerò dunque la Camera , augurando che vi entrino presto degli uomini sciolti dalle superstizioni e dalle ignoranze di un certo individualismo liberale , che si crede alla testa dell'umanità, e non s'accorge di passare alla coda; non si accorge di aver lavorato utilmente sì, a distruggere tante cose, ma di aver lavorato non per sé, sibbene per uno molto più forte, molto più potente, che ora, trovando le vie sgombre, arriva e se lo piglia lui il mondo , e lascerà forse a simili liberali qualche prato d' Arcadia e poche pecore. Questi uomini penetrati dal futuro, questa gente positiva, verrà alla Camera, convinta, a differenza di altri retori e mitologi, che nel lungo lavoro di rinnovamento sociale cui le forme moderne della produzione impongono, il migliore strumento sarà una monarchia forte, sciolta da qualunque legame con qualunque chiesa, ma profondamente rispettosa del sentimento religioso».

Il libro ebbe successo e il Giacosa, che lo propose all'editore torinese Casanova per la pubblicazione, scrisse a Fogazzaro che "Daniele Cortis va per la strada del trionfo. Quanti lo leggono ne sono entusiasti."

Daniele Crotti

PS: a proposito voglio ricordare ai non umbri in particolare che vi fu una lunga corrispondenza nella II parte dell'800 (verso la fine), che durò alcuni anni, tra Fogazzaro e Vittoria Aganoor Pompilj, della quale e del di lei marito Guido Pompilj, abbiamo da poco finito di festeggiare il centenario della morte di entrambi (episodio triste, emozionante e drammatico). Per saperne di più, Internet a parte, è stato pubblicato un bellissimo tomo che altro non è che la summa di una mostra documentaria tenutasi a Monte del lago di Magione (PG) nel 2010 e ripresentato a febbraio a PG nella importante e sontuosa Sala dei Notari del Palazzo dei Priori: 'Vittoria Aganoor e Guido Pompilj. Un romantico e tragico amore di primo Novecento sul lago Trasimeno'. E, se ben ricordate (chi lo lesse, ovviamente) io parlo del Pompilj (ed accenno alla moglie Aganoor) nella mia ricerca che feci sulla 'Storia della Malaria in Umbria, tra realtà e leggenda', pubblicata in due parti su Microbiologia Medica (www.amcli.it, e cercare nella cartella Editoria e quindi Microbiologia Medica) nonchè, ridotta e senza foto, su Umbria Contemporanea.



Daniele Crotti

Inserito venerdì 25 febbraio 2011


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