14/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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La tramontana a Fontivegge
No, non ce la fa la tramontana a scolorire i tanti luoghi comuni che servono a consolarci per i tanti guai che non riusciamo a sconfiggere
                              LA TRAMONTANA A FONTIVEGGE
 
E' la tramontana l'igiene del mondo, almeno a Perugia, poi chissà, magari nella conca ternana è tutto un altro discorso. La tramontana pulisce il cielo ed anche le pietre delle mura della città, le sbianca come farebbe un acido per lasciare il nero fumo solo nelle zone più impervie. Le mura di Perugia le hanno fatte gli etruschi e le altre, più tardi, i rifondatori di questa città che erano gli artigiani del Duecento, ma poi è la tramontana che le dipinge con tutte le sfumature del grigio. Abbiamo una grande fortuna ad avere un vento così, tutto speciale, che ci risolve un sacco di problemi e cancella, non solo i depositi dell'ossido di carbonio o di azoto, ma anche non pochi luoghi comuni che sono, talvolta, più tosti del nero fumo.
La tramontana è quella di Porta Sole, lo sanno tutti, almeno da quando Walter Binni l'ha imprigionata tra le pagine di un libro bellissimo che ogni perugino si tiene sul comodino da un quarto di secolo, però non è detto. C'è un vento che, se ce la fa a correre veloce, si può trovare anche a Fontivegge dove non ci sono pietre antiche da ripulire ma l'aria mefitica figlia degli scarichi di migliaia di auto che corrono a tutte le ore del giorno come sulla parabolica di Monza nella curva più impegnativa della città, tra Campo di Marte e via Mario Angeloni. Quando arriva un vento così, finalmente si respira e dovremmo benedirlo e chissà dove vanno a finire tutte quelle particelle invisibili che ci sputano addosso le marmitte dei nostri amici automobilisti o che le nostre marmitte sputano addosso ai pedoni quando siamo noi a correre sulla parabolica e poi sul rettifilo più lungo della città. Se non ci fosse un vento così, il problema sarebbe molto più serio. Per questo ogni tanto il traffico viene fermato, non completamente, si capisce, ma almeno quello delle auto più inquinanti. Naturalmente in Comune non decidono queste cose per fare un dispetto alle auto e a chi le guida e magari ai commercianti che ogni volta si arrabbiano, ma perché ci sono delle leggi che impongono la limitazione del traffico quando in una città i livelli massimi di inquinamento si superano troppo spesso. La scelta non è facoltativa ma obbligatoria. Certo, si tratta pur sempre di un palliativo, di una tachipirina rifilata a un malato grave, ma c'è anche un valore simbolico in queste scomode restrizioni. Esse ci ricordano che dobbiamo cominciare a costruire modelli di mobilità alternativi, intanto nel nostro stile di vita e poi, se possibile, nel nostro vario ed esteso territorio urbanizzato. Queste misure, infatti, vengono definite impopolari anche se si prendono per salvaguardare la nostra salute. In realtà vorremmo avere tutto senza mai rinunciare a nulla. L'auto e l'aria pulita, il diritto alla mobilità e lo spazio auto ovunque, libero per noi.
 In via della Viola, un vicolo del centro largo poco più di una utilitaria, quattro esercenti, che sono anche le uniche, si sono fatte, appunto, in quattro per far riaprire il traffico. Adesso aspettano speranzose che tornino a rifiorire i clienti, tutti pronti da ogni zona della città per andare in macchina a far la spesa in via della Viola. Pare che questa concessione dell'assessore competente possa essere decisiva anche per la lotta alla droga che, come tutti sanno, conta tra i suoi più acerrimi nemici non tanto le forze dell'ordine e poi magari i residenti e gli stessi commercianti, ma gli automobilisti. Questa teoria bizzarra trova, del resto, una conferma proprio a Fontivegge, nei pressi della stazione, dove in presenza di un traffico bestiale e di un inquinamento direttamente proporzionale, l'altro grande traffico, quello della droga, è stato da tempo debellato grazie all'ossido di carbonio che fa schiattare secchi tutti gli spacciatori, che sono infatti scomparsi da tempo.
Per non parlare del traffico limitato in centro, dove è possibile circolare per tutto il pomeriggio sino alle ore piccole e anche dopo, volendo. Bene, tutte le responsabilità per i mille problemi che pesano sul presente di una parte così importante della città non possono non ricadere su questa pur blanda misura. Persino i cultori della notte che, in genere, sono giovani e forti, chiedono, beninteso, insieme alla lotta alla droga, la totale e libera circolazione e nessuno che si chieda come si potrebbero poi ospitare migliaia di auto dentro i duecento posti disponibili nei pressi di corso Vannucci. Misteri della notte.
Forse non abbiamo eletto a Palazzo dei Priori amministratori particolarmente brillanti, è più che possibile, di certo non li stiamo aiutando, anzi, vorremmo che fossero tutti come noi, pieni di confusione e terribilmente miopi. Loro qualche volta ci provano a seguirci e spesso ci riescono pure, ma certo non è questo che serve alla città. Dopo la morte della ragazza di Città di Castello e il pianto greco di così tanti esperti pronti a svegliarsi all'improvviso per scoprire quasi increduli le disgrazie di una città ripiegata su troppi malanni da un sacco di tempo, dovremmo cercare altre strade, nuovi linguaggi oltre i soliti mugugni, qualche riflessione utile e condivisa. Invece c'è chi si diverte a mobilitare duecento giovani per difendere i propri incassi notturni dal controllo di vigili troppo zelanti e chi si lamenta per gli orari troppo scomodi per rifornire la mattina il proprio negozio in un posto non proprio disgraziato come Corso Vannucci. Questa è la nostra agenda e forse Perugia ha bisogno di qualcos'altro.
No, non ce la fa la tramontana a scolorire i tanti luoghi comuni che servono a consolarci per i tanti guai che non riusciamo a sconfiggere altrimenti, cercando magari di fare semplicemente i conti con la realtà qual è, in modo di poterla, se possibile, cambiare.
                                                                                                                     renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 26 febbraio 2011)
      


Renzo Massarelli

Inserito lunedì 28 febbraio 2011


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