22/01/2021
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2012, fuga dal centro
Dopo aver guardato con sufficienza e distacco i movimenti ambientalisti, il sindaco ora è solo

2012, FUGA DAL CENTRO

A Siena vivono benissimo e sono in cima a ogni classifica sulla qualità della vita, a Ferrara tutto il centro storico è sotto la tutela dell'Unesco, fiorisce Mantova bella e impossibile con la sua nebbia impenetrabile e il turismo che sorride come i putti del Mantegna, e così tutte le città d'arte che non siano piccoli borghi ma capoluoghi come Pisa, Lucca, Vicenza, Bergamo, Padova. Chi l'ha detto che i centri storici faticano a fare i conti con la modernità? beh sì, l'ha detto il sindaco di Perugia. Dichiarazione di impotenza, presagio di un fallimento, perché se non ci crede lui allora siamo messi male davvero. I suoi colleghi che hanno a che fare con le stesse strade strette, i vicoli con poca luce, i parcheggi e, in qualche caso, persino con le stesse salite di Perugia, non la pensano come lui, questo è sicuro. Se si è capaci di governare, le città antiche sono il posto più attraente dove vivere, almeno per un numero non trascurabile di cittadini. Se un centro storico fatica a misurarsi con la modernità il problema non sta nel centro storico ma nel manico, questo ci dice la realtà italiana ed europea. Chi ora chiede le dimissioni di Wladimiro Boccali forse un po' esagera, però lui, il sindaco, una qualche riflessione critica, almeno sul lungo periodo perché in questa storia non compare da solo, dovrebbe pur farla. Per onestà intellettuale intanto ma anche per convenienza politica perché negare i problemi non si può e se invece si prende atto che i problemi ci sono forse si acquista più credibilità, si apre qualche spazio di comunicazione con i cittadini, si può discutere. Boccali invece preferisce i toni forti. C'è sempre qualche nemico che rema contro, qualcun altro che non vede il lavoro che è stato fatto, e non parliamo della stampa che ci mette del suo nel "distruggere l'immagine del centro". Così un giovane e promettente amministratore appare semplicemente agli occhi dei cittadini un personaggio in fuga dalle sue responsabilità.
 Boccali non deve, come sostiene nella sua infelice dichiarazione, "vendere" il centro e tanto meno fare del marketing di prodotto per una città, tra l'altro, che non ne ha bisogno, ma occuparsi di una comunità, coglierne i disagi, il senso di frustrazione che tra i residenti del centro è fortissimo. Detto in due parole, fare politica. Il problema, da decenni, è che i nostri amministratori hanno costruito carriere e consenso correndo dietro i lavori pubblici, l'arte del costruire, mangiare territorio, promuovere progetti milionari, cambiare i connotati a qualche pezzo di città e non sempre con grandi risultati. Siamo sempre lì, dietro uno sviluppo fatto di metri cubi, lottizzazioni, svincoli, rotonde e tangenziali. Magari necessarie, ma questa cultura, trasferita nel centro storico, produce un effetto deleterio.
Sbaglia chi pensa che dietro il fallimento di una politica ci sia del dolo, non lo fanno mica apposta, ci mancherebbe, è che non lo capiscono il centro storico, semplicemente. Basta guardare la piazza monumentale della città con quei vassoi  di ghisa e il semaforo bloccato sul rosso.
Adesso Boccali chiede ai residenti di esprimersi, di dire la loro, di fare uno sforzo costruttivo. La proposta suona un po' beffarda dopo un disinteresse coltivato per così tanto tempo, e anche vagamente offensiva quando si chiede di compiere un "atto d'amore verso il centro storico". Ai residenti che ci abitano. Che altro dovrebbero fare? non basta che restino ad abitarci? Non basta, va bene, allora il palazzo si impegni a costruire occasioni di confronto vere, non semplici dichiarazioni di buona volontà. Per tristi interessi di bottega hanno sempre negato al centro storico una propria rappresentanza istituzionale con un consiglio di circoscrizione, quando era possibile e quando esisteva persino in qualche minuscola frazione lontana, e poi, dopo la riforma, nessun consiglio di circoscrizione, sempre per tristi interessi di bottega, né in centro né nei quartieri del territorio.
La città, a modo suo, comunque, si esprime. Non lo sa Boccali cosa si dice nei bus, al mercato, nei bar, per i vicoli? se non lo sa, qualcuno gli dica semplicemente che non ci sono molte persone disposte a difendere l'amministrazione in una qualche discussione. Non se la sentono più. C'è un comune sentire che è ormai largamente diffuso. Non ce l'hanno con Boccali ma con uno stile di governo che sopravvive a se stesso da troppo tempo. I cittadini ormai esprimono "il loro amore per il centro storico" nell'unico modo possibile. La protesta, il malcontento espresso in forme e con argomenti che possono talvolta non piacere ma che sono pur sempre segno di una vitalità della società civile, quella che è rimasta, di fronte al silenzio di troppa gente comodamente adagiata nel mondo delle piccole convenienze.
Dopo aver guardato con sufficienza e distacco i movimenti ambientalisti che gli sono stati avversi ma non nemici, e la cosiddetta sinistra diffusa che non si muove se non ha motivazioni forti, il sindaco ora è solo perché un'altra parte della città che gli è contro si appresta a giocare una partita politica decisiva, paradossalmente, proprio sul terreno socialmente più frantumato, sulla parte della città più debole e inascoltata. Sarà sempre più difficile continuare a governare con un centro storico, in una città come Perugia, in declino e afflitto da un male sociale endemico. Si tratterà, non tanto di prendere qualche voto in più alla prossima occasione, ma di stabilire chi sarà capace di interpretare lo spirito della città. Agli altri non resterà che la fuga da Perugia, metaforica, ma ugualmente disastrosa, se non oggi, al massimo, nel 2012, anno scaramantico assai.
                                                                                                                                               renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 12 marzo)



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 14 marzo 2011


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Commenti

Nome: lorita
Commento: Sono nata a Perugia, lavoro a Perugia, ho vissuto a Perugia e per anni, quasi secolari, quando parlavo del triste degrado della mia città mi è stato risposto che non amo Perugia. Balle! Sono stufa delle parole, ne sono state spese troppe. I cittadini, compresa me, hanno proposto e parlato. Adesso non potete, voi che siete pagati da noi per amministrare, dirci che dobbiamo proporre. Così non va. Non ci siamo affatto. Prendete le vostre resposabilità e passate ai fatti, se non ne siete capaci ...beh, avanti un altro. Sono pienamennte d'accordo con Massarelli. Un augurio forte alla mia Perugia perché possa vivere pienamente anche lei come altri centri storici. Basta costruire, bisogna ristrutturare ciò che abbiamo!

Nome: luisa
Commento: ...stamattina parlando della nostra Perugia una mia cara amica, peraltro di solito molto pacifica, ha detto: "..qui bisogna fare come in Egitto, scendere in piazza, altro che protestare civilmente..." Che cosa possiamo fare noi cittadini per cambiare questo schifo che ormai pervade ogni livello sociale??

Nome: Dorothee
Commento: Ribadisco ai signori lettori, che una politica fatta in questo modo, passati ed attuali amministratori della cosa pubblica Umbra, non porterà a nulla, ma solo ad un cattivo vivere fra noi.

Nome: cesare
Commento: L'articolo di Massarelli è perfetto, lo condivido in pieno ma dobbiamo andare oltre. Cesare

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