16/01/2021
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Forza Italia! Sul serio

 

riprendiamo da http://www.cronachelaiche.it/2011/03/forza-italia-sul-serio/
Forza Italia! Sul serio

Io festeggio volentieri il 17 marzo, magari avvolto nella bandiera. E magari canterò pure quella “marcetta” orribile dell’inno di Mameli (certo ci fosse toccata la Marsigliese sarebbe stato meglio per le nostre orecchie). Non c’è un destino nell’appartenenza nazionale, ma solo una casualità, la nascita, che qualcuno scambia poi per una scelta di identità e magari ne va fiero. È chiaro che abbiamo molto più in comune con Micha e Martin che con il signore dell’ultimo piano, berlusconiano, truffaldino e che sostiene che la magistratura è piena di comunisti.

Però, pure se la classe dirigente di questo paese e buona parte dei nostri concittadini fanno veramente schifo, l’Italia è la comunità in cui viviamo e in cui, pur con mille progetti di fuga, ripensamenti, conati di vomito, abbiamo scelto di rimanere. E, siccome non siamo gente che se ne frega, quando rimane, rimane da cittadino e rimane da cittadino della Repubblica; informato, spesso indignato, perché la cosa pubblica ci ha sempre riguardato, anche quando abbiamo fatto finta che non ce ne fregava più niente, anche quando c’è scomparso tutto intorno, anche quando siamo rimasti senza riferimenti diretti credibili.

E come ci si accorge che il proprio corpo è fragile solo quando si sta male, così oggi mi piacciono l’inno di Mameli e la bandiera anche se non sto davanti al video a vedere una partita della Nazionale, perché c’è il rischio che qualcuno mi sfasci sotto gli occhi qualcosa a cui tengo, anche se non me ne sono accorto per tanto tempo.
Non sono mica diventato nazionalista, mica sono orgoglioso del mio Paese per come è combinato oggi, ci mancherebbe altro. E per mestiere non posso certo dimenticare Bava Beccaris, Mussolini, la guerra, la P2, le stragi… e via dicendo fino all’orribile trasformazione berlusconiana che mi pare abbia avuto in tante persone l’effetto dei baccelloni come nell’Invasione degli ultracorpi, pure in molti di quelli che ancora si proclamano progressisti e di sinistra.

Tra le tante comunità che frequentiamo noi abbiamo dimenticato spesso che vivere in una comunità più grande comporta anche costi che, a volte, sono insopportabili. Non possiamo solo pensare di vivere in una comoda identità di parte, e nella nostra, indispensabile (almeno per me) e rassicurante comunità di amici e, se abbiamo deciso di rimanere in questo Paese, significa che siamo disposti anche a vivere in una comunità in cui una buona parte ci appare estranea, che esala puzza di merda e che volentieri prenderemmo a calci in culo. Ma non credo sarebbe differente se fossimo nati in Francia, in Congo, in Germania. E non mi piace l’idea di piangermi addosso.

È il Paese che merito anche io, evidentemente, perché non sono riuscito a comunicare in modo sufficientemente ampio i valori in cui credo. E allora devo provarci di nuovo, anche per me, per vivere in una comunità che, almeno, puzzi un po’ meno e in cui io mi possa riconoscere senza aspettare che la squadra di rugby batta i fanatici cugini transalpini.

Certo, siamo stati ammazzati dai Pooh, da Baudo, dai Cirino Pomicino, dalle tangenti e dalle olgettine. Ma ricordiamoci anche che non abbiamo avuto solo Baggio, Totti e Mario Corso, che pure sarebbe già abbastanza, c’è chi ha fatto il partigiano senza diventare deputato; c’è chi ha scritto una Costituzione in cui mi riconosco.

E lo so che c’è rischio di retorica, ma confesso che ho pianto quando hanno ammazzato Falcone e Borsellino, perché non me ne fregava niente che Borsellino votava per il Movimento sociale, io sapevo che stava dalla parte giusta per me. Essere cittadini del mondo non vuol dire non sapere dove è la propria casa, essere cittadini di una Repubblica significa accettare un dato del caso, vivere in una comunità e, nel proprio piccolo, cercare di farla assomigliare il più possibile ai propri valori (che poi, magari, non è detto che, necessariamente, siano i migliori).

A un collega olandese che mi chiedeva, dopo aver sentito il mio inglese da romanaccio, se ero italiano, ho tirato fuori la battuta finale di A qualcuno piace caldo che, penso, ci abbia salvato tutti quanti in più occasioni: si, nessuno è perfetto.



Marco De Nicolò

Inserito giovedì 17 marzo 2011


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