17/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Le cose da non perdere 150 anni dopo
Questo può essere uno dei mille elenchi che si possono fare sulle cose che ci appartengono

                             LE COSE DA NON PERDERE
                                          150 ANNI DOPO

La Fontana Maggiore sotto la neve, la Cascata delle Marmore dopo la chiusura, quando resta solo un rivolo d'acqua e finisce il frastuono, di sera. Una passeggiata lungo il Ponte delle Torri, quando il bosco di Monteluco si risveglia, il duomo di Orvieto oltre l'orizzonte delle case sulla rupe, il silenzio del Subasio in un giorno senza vento.
La Basilica superiore di Assisi e i seccatoi di tabacco di Città di Castello che sono gli spazi più grandi dove due grandi artisti, Giotto e Burri, hanno raccontato le loro storie senza tempo, la sirena delle acciaierie di Terni che suonava per l'inizio dei tre turni di lavoro, di mattina alle sei, di pomeriggio della due, di sera alle dieci che, però, abbiamo già perso. I colori dei piani di Castelluccio in primavera, la tramontana di Perugia da una camera all'ultimo piano sotto il tetto, il campanile di San Pietro, misterioso come un minareto, le donne di Foligno il giorno della Quintana, le donne di Assisi il giorno del Calendimaggio, la musica delle mani che battono sul cero di Sant'Ubaldo alla fine della corsa, i ceri che si alzano in piazza Grande, i ceri che oscillano lungo strade troppo strette, gli squilli di tromba che annunciano che i ceri stanno arrivando. I ceri.
Agosto a Terni, quando è così caldo che si scioglie anche il rumore delle acciaierie, la nebbia che faceva sembrare Terni una città inglese, la nebbia che risale nei giorni di Natale da Santa Margherita verso San Domenico, a Perugia. Gli abitanti di Città di Castello, ciarlieri come i toscani, gioviali come i romagnoli, bonari come gli umbri. Gli umbri come sono, con i loro pregi e i loro difetti.
La bruschetta e la panzanella che si fanno con il pane, il sale e l'olio, l'una con il fuoco e l'altra con l'acqua, la frittata alle erbe il lunedì di Pasqua, la frittata con il tartufo di Norcia, l'acqua fresca delle fonti nel bosco di Gualdo Tadino e l'aria leggera della Valsorda, il bosco di lecci di Monteluco, i boschi verdi tutto l'anno, compatti, solitari e senza tempo dei Monti Martani, le strade di Todi in salita, le strade di Perugia in discesa. Le scale delle Prome che scendono come in un salto nel vuoto sopra l'arco etrusco. Via Ritorta a Perugia, via Baciadonne a Città della Pieve, via Baciadonne a Perugia, il Tevere a Todi quando svolta verso Orvieto, il Nera sotto Narni, quando diventa aggressivo come un fiume vero. I narnesi e gli eugubini, che si somigliano.
La memoria per il popolo del XX Giugno, per i caduti per l'unità d'Italia, per i caduti della Resistenza, per i caduti di tutte le guerre, per le distruzioni della guerra, per Luigi Trastulli, ucciso a Terni durante uno sciopero per la pace, nel 1949, all'uscita dalle acciaierie, per Sergio Secci ucciso da una bomba fascista a Bologna, la foto di Libero Liberati, campione del mondo di motociclismo, durante il giro d'onore, dopo una gara, con il figlio seduto sul serbatoio della sua Gilera. Gli operai delle acciaierie che raccolsero la somma necessaria per regalare a Liberati la sua prima moto da corsa, i caduti sul lavoro alle acciaierie di Terni, i caduti sul lavoro nelle miniere di Morgnano, i caduti sul lavoro. I contadini che hanno disegnato con le loro mani il paesaggio, gli artigiani che hanno costruito le città storiche, gli artigiani che lavorano ancora nelle loro botteghe.
La rete della vittoria di Franco Vannini in Juventus-Perugia, al volo di sinistro, nel 1978, nel campionato senza sconfitte, il gioco corto nella Ternana di Corrado Viciani, il pane di Terni e la pizza al rosmarino nella panetteria di piazza Solferino, il torcolo il giorno di San Costanzo a Perugia, le paste di Pazzaglia in corso Tacito quando Pazzaglia andava in Svizzera per comprare il burro per i suoi dolci. La panna di Pazzaglia, ancora oggi.
La marcia del lavoro degli operai chimici di Terni, la marcia della Pace con Aldo Capitini del 1961, il piazzale della rocca di Assisi, la sera al tramonto, quando la marcia è finita. I cinque addetti al laboratorio di ricerca sulle cellule staminali a Terni, i due falegnami con la botteghe ancora aperte in via della Cupa a Perugia, Aldo Poeta, l'orafo più anziano dell'Umbria, in via Ulisse Rocchi a Perugia, l'azienda delle energie rinnovabili di Angelantoni a Massa Martana, i tecnici delle acciaierie  che producono il miglior acciaio speciale del mondo, l'olio di Trevi, l'immagine degli ulivi nella collina di Spello, la città di Spello.
Tutti i centri storici, che sono una grande risorsa e che, qualche volta, sembrano, per i nostri amministratori, un problema. La piazza di Gubbio, la piazza di Spoleto, la piazza di Perugia, la piazza di Bevagna, la piazza di Todi, la piazza di Foligno, la piazza di San Francesco ad Assisi, tutte le piazze dove la gente si incontra. Le eccellenze che abbiamo e che non riusciamo più a vedere e a ricordare. I nostri centocinquanta anni da italiani, da cittadini dell'Umbria e del mondo.
Questo può essere uno dei mille elenchi che si possono fare sulle cose che ci appartengono. Non si tratta solo di ricordare il passato e non si tratta di pensare semplicemente al futuro, ma di riconquistare la dimensione comunitaria che rischiamo di perdere. Facendo un po' d'ordine tra i mille problemi della nostra vita, potremmo scrivere un altro elenco, come è stato fatto in Corso Vannucci, un bellissimo corteo di parole, una dietro l'altra, luminoso, in alto, verso il cielo, come a Natale. Allora, il lavoro, il futuro dei giovani, la sicurezza, la salute e l'istruzione garantita per tutti. E la tolleranza, che è una delle virtù di questa terra. Garantita dai nostri santi, si capisce.
                                                                                                                                       renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 19 marzo 2011)  



Renzo Massarelli

Inserito martedì 22 marzo 2011


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