04/08/2020
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I nuovi Folia di aprile
con due poesie di Vincenzo Cardarelli e un pensiero di Danilo Dolci

Ciao a tutti.

Il nuovo aprile con le sue Folia Fluctuantia si presenta agli amici, ai lettori, ai curiosi, agli interessati, con due poesie di Vincenzo Cardarelli, una dedicata a quanti abitano ed amano la terra di campagna, e l’altra a coloro che amano la vita di città…

Tra la prima e la seconda un pensiero di Danilo Dolci, di recente ricordato anche a Perugia, che non si può non condividere appieno.

Buone letture e migliori riflessioni.

  FOLIA FLUCTUANTIA aprile_11.pdf

Daniele Crotti

 

 

APRILE

 

Quante parole stanche

mi vengono alla mente

in questo giorno piovoso d’aprile

che l’aria è come nube che si spappola

o fior che si disfiora.

Dentro un velo di pioggia

tutto è vestito a nuovo.

L’umida e cara terra

mi punge e mi discioglie.

Se gli occhi tuoi son paludosi e neri

come l’inferno,

il mio dolore è fresco

come un ruscello.

 

 

“Prima che il giorno assimili le stelle, ogni mattina continuo a cercare nel mio silenzio, prima di impegnarmi nelle iniziative attive: so che accettare di disperdersi nella complessità di questo mondo (dove si aggrovigliano enormi sforzi di chiarificazione e sviluppo, a dure resistenze ed enormi sprechi – da quelli della miseria disperata a quelli della ricchezza, fino tra i grattacieli e le più tecnicizzate fabbriche di bombe atomiche -) è già morire; so come questo mondo stenta ad uscire dal suo tempo preatomico verso quello postatomico in cui la tua vita è la mia vita, la mia vita non può non essere anche la tua; so che abbiamo appena iniziato ad apprendere che gli uomini possono davvero imparare solo se vogliono ricercare e sanno cercare anche insieme; e che purtroppo è sempre presente il rischio di dimenticare quanto si sa.”

 

 (Danilo Dolci)

 

 

PRIMAVERA CITTADINA

 

Fra tuoni allegri e raffiche puerili

la primavera mette i suoi colori

e spiega la sua bandiera

come una cerimonia militare

che si svolge con qualunque tempo.

Di giorno in giorni avanza

l’irrompente stagione.

E già la terra è piena

del suo passaggio

e del suo fresco e molle detrito.

Il biancospino è fiorito e sfiorito

aspettando la polvere di maggio.

Gli alberi che vedemmo lungo il fiume

tutto un inverno nudi

hanno le foglie nuove e i tronchi neri.

Una vita incredibile e segreta

scorre in quei fusti umidi e adorni

di sì tenera chioma.

A pie’ dei vecchi muri

le prode rinverdite

son come  carne d’adolescente,

e si risentono i ruderi.

Ma le orgogliose piante sempreverdi

non conoscono primavera.

Decorosa tristezza di quegli alberi,

ornamento dei nostri giardini,

che ottobre non depreda

e aprile non rinnova.

Insensibili piante. Sono pari

ai monumenti cui fanno corona

e non sospirano che il plenilunio

e un usignolo che le consoli.




Inserito sabato 26 marzo 2011


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