24/02/2020
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Cave di Vaccara a Gualdo Tadino
Legambiente Umbria si costituisce “ad adiuvandum” a sostegno del ricorso al Tar presentato dal Comitato NO CAVE

Comunicato stampa                                                                                         Perugia, 30 marzo 2011


Dopo il ricorso al Tar presentato dal Comitato No Cave conto la variante al Piano Regolatore del Comune di Gualdo Tadino che prevede la possibilità di riattivare alcune cave dismesse nella montagna gualdese, ora anche Legambiente Umbria si mobilita e avvia l'azione legale “ad adiuvandum” affiancando e sostenendo il Comitato dei cittadini.

“ Abbiamo deciso di stare al fianco del Comitato No Cave Gualdo Tadino – ha dichiarato l' Avv. Emma Contarini, referente del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Umbria – perché quello previsto non può essere considerato un intervento di riambientamento o risanamento ambientale, bensì una vera e propria riapertura dei siti di cava, non ammessa dalla normativa regionale”.

La vertenza del Comitato No Cave Gualdo Tadino, culminata nel febbraio del 2010 con la presentazione del ricorso al TAR e della richiesta di sospensiva, ha messo in evidenza come se questo progetto andrà in porto potranno essere estratti da un unico sito 2.700.000 metri cubi di materiale, all'incirca 4.050.000 tonnellate di materiale nei 10 anni di attività programmati. In un territorio montano come quello della frazione Vaccara del Comune Gualdo Tadino, già ampiamente sfruttato da attività estrattive, che si trova in prossimità di sorgenti e punti di captazione di acqua ad uso civile di interesse regionale come il pozzo Vaccara ed il torrente del Rio Vaccara e nelle vicinanza del sito archeologico di Colli dei Mori.

“ Abbiamo potuto verificare – dichiara l' Avv. Alessandro Fratini che rappresenta e assiste il Comitato No Cave Gualdo Tadino - che la variante al piano regolatore è affetta da notevoli vizi a partire dalla erronea modalità di convocazione della seduta Comunale, che ha portato all’approvazione della delibera impugnata, sino al mancato superamento del parere negativo fornito dalla Comunità Montana sia nell’ambito della procedura di Via che di Conferenza dei servizi. Parere negativo che doveva essere affrontato nel rispetto della normativa di cui alla Legge 241/90, anche se così non è avvenuto, come ritenuto dal Comitato stesso”.

Sono 114 le cave attive in Umbria e ogni anno vengono estratti circa 1 milione e 100 mila m3 di materiali. L'attività estrattiva continua ad essere considerata insieme all'edilizia, una delle attività trainanti dell'economia regionale e questo nonostante che interessa fortemente il paesaggio e l'identità dei territori e che quindi dovrebbe sollecitare riflessioni che riguardano il rapporto con una risorsa non rinnovabile come il suolo e la gestione dei beni comuni.

Un settore quindi che presenta forti criticità ambientali e che porta solo ingenti risorse nelle casse dei cavatori e non certo in quelle regionali, infatti a fronte di 275.000 euro annui derivanti dai canoni di concessione, le aziende hanno un volume di affari annuo che supera i 13 milioni di euro. Va segnalato anche che i canoni di concessione umbri sono tra i più bassi d'Italia: 0,35 euro/m3 per il calcare contro 1 euro/m3 delle Marche (fonte Ambiente Italia 2010 di Legambiente).

“ Il Piano regionale dell’attività estrattiva dell’Umbria prevede il diniego all’apertura di nuove cave - spiega Alessandra Paciotto presidente di Legambiente Umbria - ma è molto disponibile riguardo l’ampliamento dei siti già esistenti concedendo alle ditte che gestiscono una cava di effettuare ampliamenti enormi, come nel caso delle cave di Vaccara. Poi c’è il problema della riambientazione. Le aziende devono ripristinare le aree di scavo, in realtà però questo obbligo spesso non viene rispettato e il territorio rimane irrimediabilmente danneggiato. A volte i cavatori, dopo aver esaurito l’area mineraria, non ritombano le cave, e solo in Umbria ci sono circa 640 siti non ripristinati. Altre volte, invece, vecchie cave dismesse non ritombate vengono utilizzate per successivi ampliamenti”.

Il 22 giugno riprenderà al Tar la discussione nel merito del ricorso presentato dal Comitato No Cave Gualdo Tadino, che quindi per quella data potrà contare anche sul supporto legale del centro di Azione Giuridica di Legambiente Umbria.


Via della Viola, 1 - 06122 Perugia



Legambiente Umbria

Inserito giovedì 31 marzo 2011


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