22/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Per una volante in più
Abbiamo delegato a piccoli affaristi dell'alcol l'accoglienza e la cura del mondo dei giovani. Cosa offre la città di notte? al massimo le scalette del duomo


                                    PER UNA VOLANTE IN PIU'

I giovani che di notte occupano il centro senza regole e senza controllo sono lì da quindici anni. Ci hanno lasciato l'adolescenza e poi la prima giovinezza. Ora si avvicinano ai trent'anni, ma nessuno si era accorto di loro. In verità non sono sempre gli stessi, sono solo i loro problemi che sopravvivono nel tempo. I giovani passano con gli anni e con gli anni si avvicendano sensibilità e speranze diverse, ma siamo sempre dentro la stessa storia. I giovani e la notte, i giovani e il centro, i giovani e la solitudine, i giovani e la trasgressione, i giovani tra l'alcol e la droga. I residenti che hanno raccontato le loro sere insonni sono, invece, proprio gli stessi da quindici anni. Un po' di meno di quanti fossero sul finire del secolo scorso, ma loro in questa storia senza fine ci si sono invecchiati davvero. Questa volta, ed esattamente sabato scorso, hanno raccontato una storia vecchia con un particolare in più, la storia delle volanti della polizia costrette a fare marcia indietro davanti all'irriverenza di una folla di ragazzi. L'avversione per ogni forma di autorità, quando si è giovani, si nutre di tante motivazioni diverse. Come era già accaduto un anno fa, in un episodio simile ed anche un po' controverso, l'autorità dello Stato ne era uscita umiliata e sconfitta, una cosa inaccettabile. Come se non fosse così ogni notte, ad ogni angolo di ogni vicolo, da sempre, anche quando viene offesa una persona anziana, violati i più elementari diritti di tanti residenti di questa città.
Adesso dicono che saranno rafforzati i controlli. Lo dicono sempre, ma quante volanti servono in situazioni come quella di via Bartolo? quattro che è il doppio di due? oppure otto, che è il doppio di quattro? o ancora il doppio di otto e per fare che cosa? quante legioni può schierare lo Stato per vincere questa guerra? Questa guerra, lo sanno tutti, non si vince con le volanti della polizia, anche se la polizia ci vuole, così come i vigili urbani e il centralino del 113 o del 112 che nelle lunghe notti d'estate, soprattutto, suona a lungo e qualche volta anche a vuoto. Carenza di personale. Forse, per vincere questa guerra ci vuole soltanto un po' di memoria per ricordare cosa dicevano tutti coloro che ora si mostrano sorpresi e persino indignati, e che promettono, sempre loro, impegno, incontri, progetti. Dicevano che non si doveva parlare dei problemi del centro storico per non rovinarne l'immagine, meglio girare la testa dall'altra parte e nascondere, se c'era, la polvere sotto il tappeto. Abbiamo fatto come si fa nelle migliori famiglie dell'ottocento, salvare il decoro, le apparenze, anche se la realtà era sotto gli occhi di tutti. Adesso, sempre gli stessi, amministratori, politici, associazioni di arti e associazione di mestiere, tutti quelli che non vedevano o, al massimo, giravano la testa dall'altra parte, dovrebbero far guarire il centro da un male che non hanno voluto curare quando era possibile. E' evidente che in un posto così ristretto, quaranta, cinquanta locali che continuano a crescere e a vendere sostanzialmente la stessa cosa, quando va bene, finiscono con il creare una situazione ingovernabile e incontrollabile, una bomba pronta a esplodere a qualsiasi ora. Dicono che le leggi del mercato sono queste e che la domanda è quella che è. La verità è che abbiamo delegato in tutti questi anni a piccoli affaristi dell'alcol, con qualche lodabile eccezione, l'accoglienza e la cura di quel mondo misterioso che è quello dei giovani. Cosa offre la città di notte? al massimo le scalette del duomo. La fantasia non è al potere in questo posto dove si immagina che il vecchio mercato coperto debba trasformarsi in un centro commerciale e dove non si ha il coraggio o, meglio, più semplicemente la capacità, di prendere di petto la questione annosa e disperata delle vecchie sale cinematografiche per cercare strade dove si possono ottenere finanziamenti europei per progetti alti e che parlino non solo del vecchio caro cinema, ma di multimedialità, di produzione e diffusione di cultura e di nuove forme di socialità. Niente, al massimo si pensa di chiedere aiuto alla Regione per realizzare il cosiddetto steccone, l'ultima propaggine del centro direzionale di Fontivegge, in cerca di autore a distanza di trent'anni. Non c'è ancora oggi, nella filiera Tac dell'Umbria, e cioè nelle risorse destinate a turismo, ambiente e cultura, 43,5 milioni in tre anni, un solo progetto che riguardi Perugia, il capoluogo della regione, la città che spera di diventare, sia pure per un anno, la capitale europea della cultura.
La Comunità europea finanzia solo progetti creativi, ma la città della creatività è Spoleto, per il palazzo Mauri, dov'è la biblioteca, frequentata da giovani e anziani, o palazzo Collicola, dov'è il museo d'arte moderna, per non parlare della Rocca, e poi la città del benessere è Assisi. A Terni c'è il "Caos", nell'area dell'ex Siri dove sono in cantiere iniziative culturali continue. A Perugia abbiamo i tre arconi che aspettano Godot, e cioè il progetto già stracotto del mercato coperto, o la biblioteca Augusta dove non entra più uno spillo, o l'area dell'ex carcere per la quale non c'è una proposta. Intanto le associazioni dei commercianti, che partecipano ai vari forum per il centro storico di Perugia, e la stessa Camera di Commercio, su delega della Regione, gestiscono fondi europei distribuendoli un po' a pioggia, sino all'ultima sagra. Mentre telefoniamo, beninteso, al 113 che è spesso sovraccarico e scriviamo lettere di protesta al ministro dell'interno che non ci sente e aspettiamo sempre più scoraggiati l'arrivo dell'ultima volante sempre impegnata da qualche altra parte.
                                                                                                                                      renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 23 aprile 2011) 
 



Renzo Massarelli

Inserito martedì 26 aprile 2011


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Commenti

Nome: silvana sonno
Commento: Concordo pienamente con quanto scritto da Massarelli e aggiungo che questa urgenza sicuritaria che si leva da più voci è il tappeto sotto cui nascondiamo (per restare alla metafora di Renzo) il deficit di sicurezza: di lavoro, di salute, di cultura, di benessere in senso lato, che la nostra società nega ai giovani e alle giovani di questo Paese. E naturalmente anche di questa città, dove i commercianti rivendicano la gestione di un Centro storico che molti di loro hanno contribuito a mercificare e degradare, confondendo vivibilità per tutti/e con miopi opportunismi di bottega.

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