22/01/2021
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Al Limite Ignoto
A furia di spostare sempre più in là i confini della decenza, del buon senso, dell'onore, e ... sì, financo del ridicolo...


Ha ragione Crozza, quando a Ballarò ha affermato che il vero Simbolo dell'Italia d'Oggi che, in un modo o nell'altro, tutti celebrano quasi quotidianamente, è il Limite Ignoto.
A furia di spostare sempre più in là i confini della decenza, del buon senso, dell'onore, e ... sì, financo del ridicolo, presto avremo bisogno degli stivali delle sette leghe per avvicinarci (ammesso che qualcuna/o lo desideri) di nuovo al Paese che maldestramente continuiamo a invocare, dentro e fuori le ricorrenze (disattese), le memorie (scolorite), le feste (sempre meno condivise), i richiami (sfiatati) alla bandiera e a una carta costituzionale, che sta diventando sempre più quella dell'immaginario da cesso pubblico di Bossi e dei suoi  sodali.
Declassati da popolo di Navigatori, Santi e Sante, Poeti e Poete, Partigiani e Partigiane Resistenti, Belle Ciao non da vetrina di regime, a Barzellettieri Gaudenti, Festaioli Impenitenti, Sudditi Osannanti, Belle Ciao da una Notte e Via; privati – uomini e donne – di quel tanto di cautela ( qualcuno la chiamerebbe invidia ), che consentiva  alla gente comune di diffidare dei ricchi, soprattutto quando fanno profferte di “benecomune” (timeo Danaos et dona ferentes, ricordate?), siamo diventati in larga maggioranza Untori – più o meno consapevoli – della Timocrazia Imperante.  
 E intanto piovono bombe, ma così "da lontano" che non se ne avverte la deflagrazione e possiamo anzi pensare che fanno Bum, come le pistole giocattolo con cui il ministro  La Russa sparava da bambino, sognando il "suo" mondo migliore.  Che  intanto, anche il concetto di "migliore" e "meglio",  ognuno/a ha diritto in democrazia di proclamare qual è, e  nel paese-del-confine-che-non-c'è  ci sta posto per questo e per  ben altro.
 Del resto se la Francia può decidere se applicare o no il patto di Schengen, per far entrare dentro il suo territorio solo chi le pare, chi siamo noi Italiani per doverci rinchiudere dentro limiti angusti, definiti da codici di legalità e moralità obsoleti, che puzzano di vecchio, e che diventano stretti ogni volta che l'interesse di Qualcuno gli si avvicina troppo e non riescono a contenere?
 Siamo il paese di Pulcinella?
 Siamo il paese di Quaraquaquà?
 Siamo il paese dei Campanelli?
 O quello del pifferaio di Hamelin?
All'erta: le domande sono retoriche, ma l'ultima contiene una suggestione inquietante. Anzi due: attenzione a non fare come i pifferi di montagna (che andarono per suonare e alla fine furono suonati) e, soprattutto,  a non fare  la fine dei topi. Il Pifferaio Magico non perdona.



Silvana Sonno


Inserito giovedì 28 aprile 2011


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