02/07/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Lettera aperta all’Ati 4
Perplessità sul documento sul progetto Sao

Coordinamento Orvietano Rifiuti zero             
cororv@gmail.com
 

Il recente documento dell'ATI 4 votato e firmato dai sindaci del comprensorio orvietano (con esclusione di Orvieto e Porano) volto a salvaguardare per intero il progetto Sao, compresa l’apertura, quindi, del terzo calanco, solleva alcune obiettive perplessità.
Perché i sindaci dell’Orvietano piuttosto che produrre un Piano d’Ambito, cosa che è nelle competenze dell’Ati, e promuovere, in modo coordinato, lo sviluppo economico e sociale del territorio a livello intercomunale, mediante la definizione di progetti e programmi di comune interesse, si affrettano a sostenere i legittimi desideri di un’azienda privata che vuole e deve aumentare i propri bilanci?
Perché i sindaci dell’Orvietano sotto l’ombrello Ati 4 tentano di forzare la mano a chi in Regione è chiamato alla Valutazione di Impatto Ambientale del progetto Sao, producendo un documento che non può essere prodotto e che, quindi, non può essere preso in considerazione in quella sede?
Perché i suddetti sindaci continuano a sostenere che non si possono trovare i tempi per scindere il piano Sao in due parti e rigettare il 3°calanco?
Perché, anziché forzare gli interessi della Sao, gli stessi sindaci non si impegnano da subito e non premono per far si che sul Piano di Ambito siano contenuti anche i progetti in fase di studio per avviare la raccolta differenziata nei propri comuni, primo essenziale tassello per l’avvio della nuova politica dei rifiuti?
Perché i sindaci di Allerona, Fabro, Ficulle, se non sono interessati ad avere discariche nelle formazioni calanchive presenti nei loro rispettivi territori comunali, si affrettano a firmare il documento che condanna Orvieto ad essere pattumiera di mezza Italia?
Perché i Sindaci non si domandano i motivi per cui le discariche di Orvieto si sono riempite così rapidamente e non chiedono alla Provincia e alla Regione maggiori misure di controllo per una loro gestione efficiente e duratura?
La risposta è esclusivamente politica. In barba alle normative europee, a quelle nazionali e regionali,  tali sindaci continuano a mantenere il patto politico scellerato perpetrato negli anni fino ad oggi, con un'azienda che, in regime di monopolio, gestisce i rifiuti a suo unico interesse e piacimento e che si permette di fare la voce grossa contro l’avvio di procedimento di vincolo indiretto sulle Crete posto dal Ministero dei Beni Culturali, ‘ricattando’ i sindaci con palesi minacce di blocco della raccolta dei rifiuti.
È una politica miope, basata sul rinvio dei problemi e tesa soltanto al  mantenimento di vecchi interessi di casta, che destina il territorio orvietano ad una lenta agonia di due o tre anni, in attesa della messa in funzione dei due inceneritori previsti al Silvestrini (Perugia) e a Maratta (Terni). A quel punto, Orvieto avrà soltanto lo scarto dei rifiuti, come è sempre stato, quelli più pericolosi per la salute: le ceneri dei due termocombustori e i rifiuti speciali, provenienti da tutta l’Italia. L’affare della “monnezza” continuerà a proliferare indisturbato diffondendo un modello economico che mal si coniuga con la vocazione vitivinicola e di accoglienza turistica diffusa del territorio orvietano, contribuendo a distruggere un vero  e proprio patrimonio culturale in favore di interessi privati. È questa, peraltro, la motivazione che ha spinto la Soprintendenza BAP dell’Umbria ad avviare il procedimento di vincolo nell'area delle Crete, con il solo scopo di tutelare il paesaggio storico dell'orvietano, destinato a sparire sotto tonnellate di rifiuti.
Perché, allora, i sindaci firmatari non superano le vecchie logiche politiche e partitiche? Perché non si interessano ad aziende di riciclaggio sui loro territori avviando un percorso virtuoso che possa dare al territorio orvietano un futuro economico ecosostenibile, risolvendo anche molti problemi occupazionali? Perché un membro del coordinamento Ati 4 come il sindaco Valentino Rocchigiani non risponde a quelle che sono le linee dettate dal suo stesso partito Sel contrario alla terza discarica ad Orvieto?
E' evidente allora che i sindaci di centrosinistra, stiano facendo blocco contro quelli di Orvieto e Porano eletti in liste civiche, più liberi dai diktat Sao. Ma se così fosse contraddirebbero anche se stessi dato che i loro rispettivi Comuni hanno approvato l'avvio di uno studio di fattibilità, commissionata ad un autorevole società di consulenza, per la raccolta differenziata spinta nel territorio orvietano. Come si può credere di poter raggiungere l'obiettivo di ridurre, recuperare e riciclare i rifiuti se si continua ad accettare l’apertura di discariche gigantesche, finalizzate esclusivamente agli interessi della società che ne è proprietaria e le gestisce, invece di pretendere una gestione che ne garantisca la massima durata nel tempo solo per gli scarti della raccolta differenziata?
Il tempo stringe e bisogna fare chiarezza: l’efficacia politica del documento è legata alla condivisione Ati 4 e regionale prima che gli inceneritori entrino in funzione. Nel frattempo, l’allargamento della raccolta differenziata a tutto il territorio orvietano dovrebbe scongiurare lo spauracchio della cosiddetta ‘emergenza rifiuti’ troppe volte evocato. I Comuni devono esercitare tutto il loro potere per dare seguito a questo obiettivo primario e imprescindibile. D'altro canto tutti i Comuni dovrebbero fare pressione in sede Ati per evitare che la gestione della raccolta differenziata sia assegnata ad un unico gestore e per far si che ogni Comune, meglio se associato, possa determinare le modalità di gestione secondo le varie direttive normative.
In questa stessa logica, i sindaci di Orvieto e di Porano dovrebbero inserire i rispettivi comuni nel procedimento per l’imposizione del vincolo diretto sulle Crete avviato dal Ministero dei Beni Culturali, cosa che dovrebbero fare anche Allerona, Fabro e Ficulle, che sui propri territori hanno calanchi con le stesse caratteristiche. Per il Comune di Orvieto non sarebbe altro che una logica conseguenza dell’impegno assunto dal consiglio comunale, il 27 dicembre 2010, per la definizione e l’adozione di una variante urbanistica per la tutela dei calanchi, il cui avvio di procedimento tarda ad arrivare, così come l’approvazione da parte della giunta comunale (e, se del caso, l’approvazione da parte del consiglio comunale) del documento di politica ambientale diffuso dall’assessore all’ambiente.
Dalla lettura del documento dell’Ati4 emerge anche un’ulteriore riflessione: forse è opportuno commissariare l’ATI 4 visto che si preoccupa di salvaguardare gli interessi di un’azienda privata, invece di tutelare l’ambiente e gli interessi diffusi dei cittadini!


Orvieto, 29.04.2011



CorZero Orvieto

Inserito sabato 30 aprile 2011


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