18/01/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Giocando i giochi e leggendo le/i Fogli/e fluttuanti
Chi getta i semi al vento farà fiorire il cielo... con i FOLIA di giugno

GIOCANDO   I   GIOCHI   e   LEGGENDO   LE/I   FOGLIE/I,  FLUTTUANTI...

 

 FOLIA FLUCTUANTIA GIUGNO 2011.pdf

Passando lungo il sottopassaggio della stazione di Fontivegge (di Perugia) a piedi per andare ad un incontro con alcuni amici per parlare di 'come quanto dove si giocava una volta' mi sono imbattuto in questa frase attribuita a G. G. Marquez : " Non piangere perché è finito, sorridi perché c'è stato"(G. G. Marquez).

 Beh, io e Renzo l'abbiamo adattata anche ai giochi della nostra infanzia e gioventù. Ci sono stati, abbiamo giocato, ci siamo divertiti. Ora è un bel ricordo, nessun rimpianto, nessum rammarico, nessun  dispiacere. Potremmo solo rattristarci per come i ragazzini di oggi non possano divertirsi 'liberamente' come i loro padri o i loro nonni.
E allora, da una idea di Renzo Zuccherini, condivisa da me e da alcuni altri amici (invero pochi, ma siamo convintio che ve ne siano ben di più) vi riporto quanto dallo stesso elaborato in queste ultime settimane con l'augurio che qualcosa possa 'ritornare'...

Daniele Crotti

Tanaliberatutti – Unduetrestella -  Accantoalbicchio - Rubabandiera - Tachitocca ..................................................

Il gioco corporeo e relazionale

Il gioco e la festa costituiscono un nodo cruciale nell’esistenza dell’uomo in quanto essere sociale e capace di comunicazione. Il gioco è una attività molto seria e impegnativa, a tutte le età. In età evolutiva. per i bambini e i ragazzi ha il valore di esercitazione delle abilità più utili alla vita sociale, e di esercizio delle regole che la società si è data. Per gli adulti, fornisce un campo di esercizio ed esibizione di abilità che possono cambiare e persino ribaltare la posizione del soggetto nella scala del potere.

Per tutti, essere nel gioco significa innanzitutto e soprattutto essere nel gruppo: prima ancora della ricerca della vittoria, giocare significa assicurarsi di essere parte integrante del gruppo, di cui il gioco costituisce il rituale di riconoscimento. Essere nel gioco significa avere un ruolo, cioè un compito riconosciuto e accettato dal gruppo, e quindi essere indispensabile al gruppo. Anche la turnazione (con l’attesa di entrare in gioco) costituisce un rituale di organizzazione del gruppo.

Per questo si dice che il gioco esiste per libera decisione del gruppo: nella maggior parte dei giochi, infatti, è la volontà del gruppo a determinare chi sta dentro e chi no, e quanto deve durare il gioco. Se la coesione del gruppo si incrina, il gioco può terminare; viceversa, la vittoria o la sconfitta sono solo passaggi temporanei che si possono ribaltare subito dopo.

Il tempo e lo spazio del gioco sono tempo e spazio sottratti alla normale attività quotidiana allo scopo di celebrare l’appartenenza al gruppo; in particolare, per la società adulta, il momento della festa prevede sempre, come suo culmine, la presenza del gioco.

Competizione e cooperazione sono componenti inscindibili di ogni forma di gioco; ma anche nei giochi più competitivi, ciò che rende realmente possibile il gioco è la cooperazione a giocare, basata sull’organizzazione del gioco e il rispetto delle regole.

Il gioco è inoltre il contesto ottimale per lo sviluppo di attitudini positive della persona inserita nel gruppo, come autostima, senso di appartenenza, creatività, capacità di percezione, comunicazione

Particolare valore riveste il gioco nel campo dell’apprendimento, come una delle modalità basilari che rendono possibile la motivazione ad apprendere; persino la disponibilità all’esercitazione più ripetitiva è facilitata se motivata in una prospettiva di gioco.


La cultura in gioco


Ogni cultura è fondata sul gioco. Esso appartiene a tutti i gruppi e le società umane: non vi è e non vi fu mai una comunità, piccola o grande, che non abbia celebrato le proprie feste, che non abbia praticato i propri giochi.

Studiare il gioco e le feste permette dunque di conoscere i rituali di appartenenza alla comunità, il loro valore sociale, i ruoli, l’organizzazione, i rapporti con la politica, l’ambiente e l’economia...

Attraverso il gioco avviene l’apprendimento (più o meno esplicito) dei valori sociali. Il gioco esprime in modo ritualizzato e comprensibile la codificazione dei comportamenti sociali e comunicativi di ogni contesto culturale, attraverso modalità semplici, concrete, chiare a tutti i partecipanti.

In particolare, il gioco è il modo in cui un gruppo conosce e stabilisce le regole per l’uso dello spazio, del tempo e delle relazioni. Nel gioco appare evidente il valore del rispetto delle regole: infatti ogni gioco impone sanzioni precise per ogni infrazione alle regole, consente maggiori successi a chi conosce meglio le regole; ma la regola principale è che chi non rispetta le regole viene escluso dal gioco. E sappiamo che continuare a gioca è molto più importante che vincere o perdere: chi perde oggi può vincere domani, ma chi è escluso dal gioco è escluso dal gruppo.

Non a caso una parte importante del gioco è la fase in cui si stabiliscono o chiariscono le regole.


La città in gioco


In ogni società, il gioco è condizionato dalle forme sociali: e le forme del gioco infatti rispecchiano le forme sociali, sia in fase evolutiva - dando ai bambini/e e ragazzi/e l’orientamento sociale, sessuale, culturale che la società si aspetta -, sia in fase adulta, quando il gioco è la messa alla prova delle gerarchie, in particolare all’interno dei gruppi.

Nella società tradizionale, il gioco, specie in fase evolutiva, assumeva il carattere di avvio e di addestramento alle abilità di maggior prestigio sociale, anche a livello tecnico: ciò oggi si riproduce indirizzando il gioco soprattutto verso le abilità elettromeccaniche e informatiche, e trascurando invece le attività corporee e relazionali.

Anche gli spazi del gioco risentono di una profonda trasformazione, che ha relegato il gioco a spazi circoscritti come l’interno della casa oppure specializzati e separati (parchi, ludoteche, impianti sportivi, ecc.), a tempi eteroprogrammati, a relazioni negate o virtuali, a funzioni limitate come il passatempo o il vincere contro una macchina.

Che senso può avere proporre giochi di strada quando la strada non c’è più? quando le forme del gioco, seguendo le linee evolutive della tecnologia e dei rapporti sociali, assumono aspetti sempre più statici (es. computer) e individuali? e quando il gioco sembra aver perso la dimensione della relazione, dell’aggregazione, per esser trasformato da bisogno sociale a occupazione individuale e merce? e quando il divertimento viene separato dalla vita sociale e relegato in luoghi separati, specializzati, persino virtuali?

Il senso di una proposta e riproposta del gioco si basa sul fatto di considerare come indicatore di buona qualità della vita urbana la presenza in strada di bambini, anziani, soggetti deboli, disabili. Certo, la riproposta deve tener conto della nuova realtà urbana, per individuarvi gli spazi liberi sopravvissuti (cortili, aree pedonali, giardini pubblici e parchi, cortili scolastici, chiostri, ecc.; ed anche per pensare a luoghi liberati, cioè a luoghi oggi occupati dal traffico e dal pericolo ma che si possono restituire al godimento delle persone e al loro incontro. 

La proposta e riproposta del gioco corporeo e relazionale dovrebbe evitare ogni impostazione nostalgica e retrospettiva per collocarsi all’interno della dinamica socio-culturale attuale come stimolo alla valorizzazione degli elementi di integrazione sociale e comunitaria come:

·         gli spazi pubblici

·         i tempi liberati

·         le relazioni ricche e aperte

·         l’appartenenza

·         la competenza di gruppo




Inserito martedì 24 maggio 2011


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