15/08/2020
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Zbun, documentario verità sul mondo dello spaccio a Perugia
venerdì 1 luglio · 15.30 - 18.30 Sala dei Notari, Perugia

Il Siulp, Sindacato unitario di polizia in collaborazione con la Cisl presenta il documentario-verità "Zbun (Cliente)" di Vanna Ugolini, sul mondo dello spaccio a Perugia. Regia di Pasquale Rossi, coordinamento Massimo Pici.



Inserito domenica 26 giugno 2011


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Commenti

Nome: marcello
Commento: RISPOSTA A ROBERTO Vorrei rispondere a Roberto e ad alcune sue affermazioni. Lui afferma che l’Umbria “è un terreno fertile per la mafia” e che classe politica ed imprenditoria non si impegnano a fondo per contrastarla. Vorrei sapere quale terreno d’Italia (e direi dell’intero Occidente, e adesso anche dell’Oriente) non sia fertile per lo spaccio organizzato! Ascanio Celestini ad esempio sull’ultimo Venerdì (1/7/11, p. 12), ci dice che a Padova vicina alla stazione c’è una piazza che viene chiamata Piazza Spacciatori d’Italia. La medesima cosa noi diciamo di Fontivegge, il cui vero problema per me che ci abito è però l’inquinamento atmosferico ed acustico! Qualcuno è così ingenuo da pensare che togliendo lo spaccio da Fontivegge si chiuda il mercato della droga in città? Ma lo spaccio esiste da una trentina d’anni e veniva condotto agli inizi da sventurati che solo in questo modo potevano pagarsi le dosi. Il Sert può fornire tutti i dati relativi che risulterebbero senz’altro… stupefacenti. Oggi l’attività è passata in mano ai migranti non regolarizzati che non ci sarebbero se non esistesse la domanda locale! A chi spetta il compito di combattere il fenomeno? Non penso interessi tanto agli imprenditori, se non negli aspetti in cui un “drogato” rende meno nel lavoro. Quanto ai politici, non dimentichiamo che ci sono partiti che sulla identificazione degli immigrati=spacciatori costruiscono la loro fortuna… Leggi ne fanno, ma a volte sarebbe meglio non ne facessero, come quella che ha riempito le carceri di piccoli spacciatori e consumatori. Combatterla sarebbe compito prioritario delle polizie nazionali e internazionali ma se il consumo di droga è in continuo aumento vuol dire o che la polizia è troppo debole di fronte ad una criminalità così potente o che si lascia corrompere o che questa società non è in grado di offrire a chi ne fa uso prospettive di alternativa positiva. E allora come uscirne? Qualcuno da tempo parla di liberalizzazione. Sarebbe un colpo tremendo per le multinazionali mafiose, le butterebbe a terra in un attimo, come accadde negli Usa con la fine del proibizionismo. Sarà il caso di cominciare a discutere di cosa si intenda per “liberalizzare”?

Nome: renzo
Commento: D'accordo, ma bisognerebbe anche interrogarsi sulla proposta delle sigle che hanno promosso la manifestazione, Cisl e Siulp, di creare un Cie (Centro di identificazione ed espulsione) in Umbria: una proposta assurda sul piano giuridico e controproducente sul piano della sicurezza dei cittadini. Ricominciamo a ragionare in termini di integrazione e di di diritti per tutti, compresi gli stranieri, perché è l'unico modo di infliggere un duro colpo alla criminalità

Nome: roberto
Commento: Ero presente alla proiezione del documentario che, ahimè, non ha detto nulla di nuovo rispetto a quanto già si sa riguardo lo spaccio di stupefacenti che affligge la città, e cioè che l’Umbria è un terreno fertile per la mafia (soprattutto calabrese) e che gli spacciatori solo l’ultimo anello (debole) della catena. Merito di Vanna Ugolini il coraggio non già di intervistare gli spacciatori - persone serie e rispettose delle "regole del gioco"- quanto piuttosto quello di lanciare degli interrogativi alla classe politica (pressoché assente alla proiezione) e alla imprenditoria locale che non sembrano adottare misure efficaci contro il mercato della droga e tutti gli altri elementi della “filiera” della malavita organizzata: riciclaggio di denaro sporco e mercato nero del lavoro.

Redazione "La Tramontana"- e-mail info@latramontanaperugia.it
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