14/04/2021
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L’attualità del messaggio di Danilo Dolci
...l’acqua un bene preziosissimo, la pace, una farfalla…


Danilo Dolci nacque nel 1924 a Sesana, nel triestino, e morì a Trappeto, in Sicilia, nel 1997, quattro anni fa.
Oggi ero in libreria e puntavo l’attenzione sui vari banconi dei libri – quanti ce ne sono!. Un po’ nascosto, gli occhi mi cadono su un libriccino della Melampo EDITORE (Milano, 2010) di scritti inediti di Danilo Dolci. L’ho sfogliato un attimo e subito ho deciso di acquistarlo. “Danilo Dolci è uno dei più significativi testimoni civili nella storia del Novecento Italiano. Dopo avere partecipato all’esperienza comunitaria di Nomadelfia, promosse a Trappeto e Partinico, in provincia di Palermo, una intensissima e poliedrica attività di sociologo militante: di inchiesta sulle condizioni di vita dei poveri e dei diseredati di quei comuni della Sicilia, di alfabetizzazione civile, di organizzazione di digiuni e di scioperi ‘ al contrario ’, di sensibilizzazione itinerante. Fu punto di riferimento per un largo moto di opinione pubblica, anche internazionale, intorno alle condizioni di arretratezza della Sicilia e del sud d’Italia, subendo per la sua attività di denuncia e agitazione sociale numerosi processi”.
Dolci fu amico e compagno di tanti pacifisti, di figure come Aldo Capitini, Piero Calamandrei, e tanti altri. E fu antesignano delle ‘marce della pace’, che poi il suo amico Capitini ‘inventò’ su scala nazionale e non solo. Io il Dolci lo conobbi, per e attraverso i suoi scritti, molto tardi e forse troppo superficialmente.
Ho avuto modo di parlare di lui, o comunque di accennare alla sua figura e al suo pensiero, recentemente e meno recentemente anche sul mio notiziario Folia Fluctuantia. Delle opere che scrisse, ho letto molti dei suoi stupendi e veristi ‘Racconti siciliani’, parte del suo, credo, capolavoro che fu ‘Spreco’, reperito per fortuna alla Biblioteca Augusta di Perugia. In quel bellissimo libro, scrisse un capitolo anche il compianto Silvio Pampiglione, di cui ho avuto l’onore di essere amico. Il capitolo altro non era che la trascrizione delle sue ricerche, rigorosamente scientifiche – ma pure umane – sulla condizioni sanitarie nei comuni siciliani ove Dolci, con altri, conduceva le sue indagini sociali. Anche di questo ho già riferito in miei precedenti ‘scritti’. Ho anche la fortuna di essere in possesso di una copia delle sue fotografie, ricomposte da poco, da uno dei suoi collaboratori in campo parassitologico, in CD: fotografie che ben rappresentano le condizioni socio-sanitarie di quei paesi nei primi anni dopo l’ultima Guerra Mondiale. E la foto, con basco in testa, di un giovane Pampi l’abbiamo tutti con noi e più volte presentata nelle occasioni in cui lo ricordammo.
In ‘Spreco’, l’acqua rappresentava uno degli ‘sprechi’ più grossi che si commettevano allora, e purtroppo ancora oggi. Grazie al positivo risultato dell’ultimo ‘storico’ referendum, ecco allora tornare prepotentemente alla ribalta quanto scrisse a riguardo e che solo da poco si può leggere.
Ed allora alcune sue elaborazioni le propongo al pubblico. Spero siano gradite al lettore e a tutti coloro che si impegnano, vuoi anche solo idealmente, su tale importantissima problematica.

Acqua e potere

E’ interessantissimo notare che i mosaici bizantini di Monreale non raffigurano gli alberi ma l’idea degli alberi. E noi riusciamo a vedere nell’intimo delle creature con le quali conviviamo?
Riusciamo ad addentrarci nell’intimo dell’acqua, oltre il suo incanto?
Veicolo, solvente e associante, necessario a ogni sangue e a ogni linfa, al ricambio di ogni organismo, fra sorgenti e progetti inesauribili, a ogni forma di vita che nel suo plastico plasmarsi cerca di identificarsi. Costruttrice delle malachiti, delle azzurriti, delle grotte carsiche. Dall’acqua, continua plasmatrice del pianeta, noi possiamo – abbiamo il potere di – vivere: l’acqua ha il cooperante potere di avvivarci. Ampie e sottili scienze studiano le proprietà dell’acqua, nei suoi diversi cicli – anche dentro di noi -, le sue qualità ancora per gran parte ignote. Quale la sua intima struttura? Pure Pitagora desiderava saperlo. L’acqua naturalmente si distilla dagli oceani e dai mari impregnati di sale evaporando per ricadere poi anche in profondi laghi e fiumi ingrottati o fluenti nella terra.
Diverse foglie bevono rugiada. Isole vegetali vagano (anche in Messico) sostenendosi radicate nell’acqua. L’acqua nelle sequoie sale a oltre cento metri.
Quale il potere intimo dell’acqua nelle nostre cellule? L’acqua cellulare umana, la nostra lacrima, quasi è salina come l’oceanica: come esattamente avvengono le pressioni osmotiche sulle membrane delle cellule animali e vegetali, e il concentrarsi liquido si regola? Conosciamo la funzione termoregolatrice di quel congegno, pur calorifero, che è il nostro corpo? Come esattamente si produce la sensazione della sete, a stabilire l’equilibrio idrico organico? Flussi elettrici, radioattivi, attraversano le cellule: come queste comunicano all’interno e all’esterno? Ricordiamo che un feto a un mese e mezzo contiene acqua al 97.5 %, al quarto 91.4 %, e il neonato 71.2 %? Siamo nati dall’acqua e ancora l’intimo nostro è fluido. Persino le ossa, osservano Davis e Day, per il 22 % sono fatte di acqua. Sappiamo cosa può produrre nel futuro sulla nostra specie l’abominevole acqua che ingurgitiamo negli “omili”? L’acqua non è soltanto salutare bevanda a ogni germe, a ogni creatura. Nuotare è rivivere un rapporto primigenio. E non a caso il giorno della festa, la domenica, per molta gente in varie parti del mondo, è ancora nominato il “giorno del bagno”. Sia nello scaturire delle fonti, o nei rivi o nei laghi o negli oceani o nello spruzzo della doccia sopra il rubinetto comodo, lavarsi è, ogni giorno a ogni vivo, un mistero lustrale.
Non soltanto filosofi e poeti hanno provato a intuire l’acqua viva, a intendere l’acqua oracolare: non sorprende che anche teologi abbiano meditato il suo benedicente naturare, il suo sacro potere contro insani mali e aridi peccati. Elemento benefico, rinvigorente, purificante – sapendo valorizzarlo – come l’aria, la terra, il fuoco. Pericoloso se lo sconosciamo. E’ una parte di noi: è anche noi. Il suo immenso potere è ancora quasi sconosciuto. Dopo migliaia di anni semi secchi, già inerti, se abbeverati germogliano. Ma dai giornali abbiamo appreso, anni fa, che a Cleveland il fiume Cuyahoga si è incendiato. Pur l’acqua può morire.
Come fantastico sarebbe stato poter vedere quando e come l’acqua si è formata al mondo. Vedere come per la prima volta il fiocco di neve si è cristallizzato. Ma quanto abbiamo innanzi di stupefacente, e non guardiamo. Ogni attimo è la prima volta.
Per molti aspetti il nostro corpo non esplica un’intelligenza più avanzata della nostra mente (che tanto si spreca, non comunicando creativa)?

Immagini

Onde. Il sinuoso scorrere delle onde.
Cascate. Il variare spumoso delle cascate.
Vortici.
Zampilli. Come curvano.
Le forme di una goccia nel suo muoversi.
La corona di gocciole schizzanti quando una goccia cade giù sull’acqua.
Le idrometre che pattinano lievi sulla placida pelle dello stagno.
L’acqua non bagna la cera dei favi (che le api orientano secondo il campo magnetico).
Per fortuna dei pesci e di noi tutti l’acqua, invece di pesar di più, si dilata nel solido ghiacciarsi.
Vagano nubi e fiumi. Anche i ghiacciai scorrono.
In quali acque potremmo nuotare altrove nella nostra galassia, e nelle altre?
Perché le forme del liquido commuoversi tanto ci affascinano?

Il racconto non finisce qui; procede per molte altre pagine. Io mi fermo per riportarvi un altro emozionante racconto, riferito alla seconda parte, interconnessa, del titolo di questa mia ‘testimonianza’ indiretta.
Eccolo, dunque.

La pace è una farfalla

I vegetali sanno generare dalla luce del sole la materia vivente. 130 milioni di anni fa, quando inizia il Cretaceo, nuove piante cominciano a diffondersi dalle foreste tropicali e giungono in 50 milioni di anni in ogni parte del mondo, le angiosperme, vasi di seme. Forse non tutti sanno. Inventano, coi fiori, mai apparsi prima di allora, la collaborazione con insetti e animali per riuscire a diffondersi. L’invenzione è fantastica. O le fogliole estreme si colorano a sedurre visitatori attratti da soave nettare o, attorno ai collaudati ovari, in sepali le foglie si trasformano a proteggere i petali sboccianti, più suadenti a ogni secolo e attraenti, mentre maschili stami antere sporgono a fecondare con scultorei codici di polline: attirato, da dolci secrezioni, verso l’uovo.
La soluzione varia in infinite forme a potenziare creature in crescita, con infinite strategie in cui si combinano le necessità vegetali e animali a un fecondare sempre più economico, mirato. Potremmo argomentare che il nettare è un’invenzione bidirezionale? Se nessuno sa emungere il nettario, la ghiandola nel tempo si atrofizza? Hanno appreso a convivere: noi non ancora.
Sacro è il bisogno di comunicare, archetipo, a ogni cultura al mondo in ogni tempo sano.
Come il cangiante colibrì – di fiori, immagini di verità, è pronubo -, l’uccello sacro ai Maya, così ci meraviglia la farfalla, di sbocci pronuba, e la metamorfosi da bruco a larva e al fiorire del volo. Non a caso il greco psyché significa anima e farfalla: il dio del sonno, Hipnos, con ali di farfalla sa far sognare ogni creatura.
Farfalle. Più osserviamo e più ci appaiono inverosimili, misteriose.
Forse non tutti sanno: molto prima di noi, dell’Eocene, cento milioni di anni fa, volavano. Farfalle si ritrovano nei fossili di 50 milioni di anni fa.
«Dotate di ali squamose», le 20 mila specie finora conosciute (fra le 165 mila dei lepidotteri, comprendenti anche le notturne falene) variano in dimensione (dai 0.3 centimetri ai 30 di apertura alare della Acleris emargana), variopinto disegno (i colori metallici e brillanti, come i blu iridescenti e i porpora originano dalle interferenze dei riflessi tra striature di scanalature delle squame embricate, più che dai pigmenti: fasci di luce interferendo annullano  e generano lunghezze d’onda), le membrane viventi delle ali (le venature rinsaldanti apportano sangue, fibre nervose e ossigenanti trachee fra scaglie che diffondono profumi afrodisiaci), i mezzi di difesa a dissuadere i predatori (svariati modi di mimetizzarsi, tossiche larve, minacciosi segnali), diversi balli a corteggiarsi e voli (dal lento planare del Podalirio al ronzante saettare delle Hemaris, simili alle api, idonee a librarsi), varie olfattive antenne (clavate o filiforme, seghettate, piumose, pettinate, che individuano un amore probabile pure a chilometri), i tempi del connubio (pure in volo, da intensi minuti a varie ore), nella durata della vita (da poche settimane a vari anni), nella durata dei voli (le Piralidi, brevi, nei granai – le Monarche trasmigrano a milioni per svernare dal Messico ai fragranti eucalipti piangenti in Santa Cruz).
Il lampeggiare di colorazioni ristrutturantesi durante il volo contribuisce al comunicare tra le farfalle della stessa specie: percepiscono pur l’ultravioletto, invisibile a noi.
Talora si confondono coi loro fiori. E in certe zone, ancora, celermente continuano a evolversi.
Mai abbiamo sentito di una guerra tra popoli diversi di farfalle, di una guerra tra farfalle nemiche. Anzi. Quando la larva nasce dall’uovo diventando bruco, le mascelle-mandibole divorano tutto il tenero verde su cui giace. Alcuni bruchi pure predano altri bruchi. Ma quando si impupa, la crisalide macerando in digiuno si trasforma interamente: l’apparato rodente si tramuta in spirotromba (lunga pur 30 centimetri) proboscide capace di riavvolgersi. Solo le specie primitive masticano polline come quando i fiori non avevano inventato lo squisito nettare. Liberatasi poi dal suo involucro, talora serico, la ormai farfalla, spiegando le sue ali a insaldarsi (dal torace non zampe alanti emergono ma foglie tese da un’anima motrice, quasi pannelli solari naveggianti), vola a succhiare nettari e impollina, pronuba: impara, ormai simbiotica, a non nuocere.
Quale il senso di questa metamorfosi per la vita del mondo? E’ un annuncio? Un invito? Una riprova che la complessità cerca di integrarsi?

Termino qui, il racconto è finito. Mi permetto però di chiudere questo mio ‘intervento’ trascrivendo, per te sagace lettore, le note di presentazione del libriccino di Dolci (ricco di altri interventi) in seconda di copertina, perché utili e ‘rivoluzionari’:

Mentre l’acqua diventa tema cruciale per il governo del mondo, bene simbolico che evoca in forma radicale l’eterna lotta tra interesse pubblico e interessi privati, vengono alla luce questi scritti di Danilo Dolci su acqua e potere. Scritti inquieti, profetici, che tradiscono tutta la concreta esperienza vissuta dal “sociologo della disobbedienza” nella Sicilia del secondo dopoguerra, la sua profonda consapevolezza di quanto l’acqua, risorsa vitale, possa diventare oggetto e strumento di strategie di potere, origine di disuguaglianze intollerabili e di manipolazioni violente dell’ordine sociale.

Grazie per l’attenzione e la riflessione,



Daniele Crotti

Inserito martedì 12 luglio 2011


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Commenti

Nome: Daniele
Commento: La morte di Danilo Dolci avvenne 14 anni addietro e non 4; perdono l'errore veniale.

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