02/06/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Rometti il Temporeggiatore
...e quindi vai con autorizzazioni ad ampliamenti di cave ed estrazioni profonde di gas. Poi, guarda caso, accade che l’acqua dell’Alfina peggiora, aumenta l’arsenico, l’alluminio è fuori controllo e le acque da limpide diventano biancastre

Correva l’anno 217 a.C. quando Fabio Massimo fu nominato “Dittatore” dal Senato Romano per affrontare Annibale che aveva appena “stracciato” i Romani nella battaglia del Trasimeno.Erano sicuramente altri tempi anche se qualche analogia con il Senato Romano che dava “pieni poteri” ad un uomo ci potrebbe essere anche oggi, solo che allora questi poteri venivano conferiti in momenti particolari, specie se di grande preoccupazione per la Repubblica. Fabio Massimo però adoperò quel potere per fare poco o nulla (fu pertanto denominato dai Romani il “Cunctator”, il Temporeggiatore), si aspettava infatti che Annibale s’incartasse da solo in un territorio a lui ostile. Una strategia insomma e non l’apparente incapacità di prendere decisioni e non addirittura per vigliaccheria di cui fu accusato ai suoi tempi.

 Non vogliamo commettere lo stesso errore con l’Assessore all’Ambiente della Regione Umbria Rometti. Ma vorremmo capire qual è la sua strategia di fronte ai problemi (che cominciano ad essere tanti) che affliggono la Regione ed il nostro comprensorio in particolare. Ma procediamo con ordine e cominciamo dall’Alfina. E’ ormai noto a tutti che l’Altopiano è un po’ il cuore di questo comprensorio e costituisce lo “snodo” di tre regioni. Un’area bellissima, ricca di storia e di tradizioni in cui si fa agricoltura e l’agricoltura con la natura e le cose fatte dall’uomo compongono quello che conosciamo come paesaggio. Il paesaggio non è quindi solo la risultanza di combinazioni estetiche, ma l’insieme di componenti importanti che identificano la fisionomia anche culturale di un luogo.

Ma l’Assessore Rometti queste cose le sa, come Assessore all’Ambiente della Regione Umbria non può non saperle. Così come sa perfettamente, e da tempo, che sull’Alfina sono in azione interessi che, a mio modesto parere, non vanno nelle direzione dell’interesse collettivo e soprattutto del volere delle comunità residenti. L’Assessore conosce bene, era presente ormai  cinque mesi or sono a Castel Giorgio durante un’animata assemblea popolare, che in quel comune giacciono richieste di fotovoltaico industriale per oltre 150 ettari da sviluppare su terreni agricoli. Stupisce tra l’altro la singolarità del fatto che forse in tutta Italia non si è verificata mai una tale abbondanza di richieste per un singolo comune, evidentemente il comprensorio di Castel Giorgio deve essere particolarmente “vocato” ad accogliere impianti industriali di fotovoltaico. Ma tale vocazione non può automaticamente comportare la realizzazione degli impianti, e qui naturalmente subentra la politica che, vista la situazione ingarbugliata in cui oggi viene a trovarsi il sindaco di Castel Giorgio Peparello, dice, per bocca del suo Assessore all’Ambiente, che è necessario regolamentare la materia per salvare l’Alfina, da un disastro ambientale-paesaggistico aggiungo io.

Quello che è strano e che non si capisce è come mai non si riesce a seguire la logica. Mi spiego meglio: l’Alfina racchiude, a parte il paesaggio e tant’altro ancora, una delle risorse idropotabili più importanti della Regione Umbria (la seconda dicono gli esperti) e, con la “fame d’acqua” che c’è in Italia e sempre più nel mondo, la logica dovrebbe dire salviamo questo pezzo di mondo perché è troppo importante per tutti. Niente da fare, a cominciare da sindaci poco sensibili al problema, le attività estrattive ad esempio sono viste come compatibili con tutto il resto e quindi vai con autorizzazioni ad ampliamenti di cave ed estrazioni profonde di gas. Poi, guarda caso, accade che l’acqua dell’Alfina peggiora, aumenta l’arsenico, l’alluminio è fuori controllo e le acque da limpide diventano biancastre. Nasce subito un fiorire di pareri tecnici sul fatto che il fenomeno è “naturale” e si arrivano ad invocare anche “microfratture da scosse telluriche” con fuoriuscite di gas profondi ed aggressivi che possono aver provocato l’inquinamento delle acque. Tutto può essere, ma perché il basalto ed altro non l’andiamo a cercare da qualche altre parte e lasciamo in pace, per ovvie ragioni di precauzione, l’acqua una volta potabile dell’Alfina?

 Ma che si aspetta a mettere un benedetto vincolo su quel pezzo di terra tanto prezioso per tutti e per tanti motivi? Nel Lazio, a poche centinaia di metri un po’ più in là, il vincolo è stato messo ed è stata l’ennesima clamorosa sconfitta delle amministrazioni locali, Comune di Acquapendente in testa. Perché dirà qualcuno, ma semplicemente perché i vincoli, quando calati dall’alto da un Ente a giurisdizione nazionale, spesso vengono emessi poiché a livello locale non si è in grado di gestire o risolvere un problema. Un altro clamoroso esempio è quello “calato”, mentre vi scrivo, sui calanchi del comune di Orvieto dove la Regione Umbria aveva immaginato di realizzare una delle più grandi discariche della regione, un tipico caso di contabilità fatta a tavolino e senza l’oste. Quando “l’oste” è intervenuto, cioè la società civile nelle vesti delle associazioni ambientaliste, si è creata la tipica confusione di quando si spariglia il gioco. La Sovrintendenza, per salvare ambiente e paesaggio (quest’ultimo specificatamente tutelato dall’articolo 9 della nostra stupenda Costituzione) ha quindi posto un vincolo su tutta l’area calanchiva.

La “monnezza”  si sa è una cosa seria, un problema vero, ma in Regione non l’hanno mai saputo affrontare, basti vedere le tante pianificazione regolarmente disattese e gli interventi della Magistratura. Anche con gli inceneritori non si sa come andrà a finire. Chissà se in Regione hanno preso in considerazione la “gassificazione” dei rifiuti residui, dopo la raccolta differenziata, anziché il più inquinante incenerimento tradizionale. La gassificazione prevede di trasformare i rifiuti in un gas (syngas) per poi bruciare quello: i prodotti finali di questo processo sono quindi inquinamento bassissimo (enormemente al di sotto dei limiti previsti per legge), tantissima energia elettrica prodotta e ceneri classificabili come “inerti” e “non rifiuti speciali” come invece avviene nel caso degli inceneritori tradizionali. Questa tecnologia, adoperata da anni negli USA, ma anche in Europa (in Islanda) ha finalmente attirato l’attenzione della UE, ma anche del Comune di Roma che la sta vagliando nell’ambito degli interventi da adottare per lo smaltimento finale dei rifiuti dopo il riciclo. Con questa moderna metodica quindi le discariche possono diventare “miniere” di energia e quindi possono essere bonificate attraverso la gassificazione a bassa temperatura visto che il recupero di quei rifiuti, spesso sotterrati da decine d’anni, appare veramente improbabile per altre vie.

Evidentemente le cose in ballo sono tante ed emozionalmente direi che è il caso di muoversi, di decidere, ma forse è sbagliato, forse è meglio attendere che arrivi dall’alto un altro vincolo a risolvere, senza partecipare, i problemi spinosi, forse è meglio che si muovano i cosiddetti “ambientalisti”. Magari poi non si muovono per niente e forse per qualcuno sarebbe la cosa migliore. Chi pensa questo è evidente che non ha capito, non si è accorto che in Italia è ormai partita una rivoluzione che i partiti, se non si trasformano rapidamente, subiranno a diversi livelli.

E’ finita l’era della politica dei privilegi e della “casta”, oggi la gente, esasperata dalle inefficienze e dalla corruzione, vuole risposte e le vuole subito, capisce poco le tattiche attendiste pressata com’è dalle impellenze del quotidiano e finirà con l’organizzarsi in una valanga di liste civiche o di nuovi gruppi “politici”. Chi Temporeggia si assume comunque la responsabilità del risultato finale, personalmente continuo a ritenere che i problemi vadano uccisi da piccoli, altrimenti crescono e si organizzano, come sta già accadendo. Voglio vedere come andrà a finire e di chi sarà la responsabilità ora che Annibale è già in marcia  per devastare l’Alfina.

(delegato per l’Umbria di Accademia Kronos)



Roberto Minervini

Inserito venerdì 15 luglio 2011


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