29/02/2020
direttore Renzo Zuccherini

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La Provincia e i costi della politica
Non ci dicano che è arrivato il momento di scelte coraggiose, per annunciare ai Cittadini nuovi balzelli e nuovi tagli indiscriminati
Nel dibattito politico estivo sui privilegi e i costi della politica, un aspetto fondamentale è quello legato all'abolizione delle province.
La protesta popolare monta e non poteva mancare quindi il contributo del disinteressato Guasticchi, il quale non esitando, bontà sua, a ricordare ai Cittadini il suo emolumento, ha trovato la compagnia e solidarietà di tutto il consiglio provinciale nella difesa ad oltranza dell'ente Provincia.Accendere il riflettori sugli stipendi dei consiglieri e del presidente è importante, ma rischia di distogliere l'attenzione da quelli che sono i problemi importanti in questione.
Il punto focale da tenere in considerazione è che nel tempo la politica ha creato un insieme di doppioni come gli Ato, gli Ati, Autorità di bacino, le associazioni e consorzi di comuni e quant'altro, ognuno con il suo consiglio di direttivo e il suo pletorico apparato amministrativo, come già più volte denunciato dalla Corte dei Conti.
Possiamo discutere all'infinito circa l'utilità degli enti intermedi, ma dobbiamo prendere coscienza che sono i costi di questo proliferare di enti, spesso dalle competenze sovrapponibili, quando non concorrenziali con i Comuni e la Regione, a pesare sul bilancio dello Stato, già fortemente indebitato al limite del fallimento.
Quindi occorre fare delle scelte e il tempo è poco. O si tengono le regioni o si tengono le provincie, tertium non datur. Non si tratta di demagogia.
Naturalmente i costi della politica non si esauriscono nel capitolo Provincia, ma si estendono a quella valanga di enti pubblici inutili mai soppressi e nello scandalo dei rimborsi elettorali, prima aboliti da un referendum popolare e poi ripresentati truffaldinamente, sotto mentite spoglie, dai partiti.
Tutti questi scandali sono stati creati dal sistema degli attuali partiti, di cui il Presidente Guasticchi e i consiglieri sono espressione diretta, non certo da Cittadini demagoghi.
Il dramma è proprio essere arrivati a questo punto, con uno Stato sull'orlo del fallimento senza che la politica se ne sia resa conto.
Non è mai riuscita a mettere un freno ai suoi costi e tuttora continua a discutere sterilmente, con maggioranza ed opposizione sempre d'accordo sulla difesa dei loro interessi.
Ora non c'è più tempo ed occorre agire. Non ci dicano che è arrivato il momento di scelte coraggiose, per annunciare ai Cittadini nuovi balzelli e nuovi tagli indiscriminati.
Comincino lor signori! Rinuncino ai contributi elettorali prima di venirci a fare la paternale sull'utilità della Provincia, peraltro mai dimostrata.


MoVimento 5 Stelle Perugia

Inserito lunedì 8 agosto 2011


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Commenti

Nome: marcello fruttini
Commento: Cara Dorotea, se avessi letto più attentamente le mie righe avresti capito meglio quello che ho scritto, cioè che gli stipendi dei politici che lavorano nelle province sono più bassi rispetto agli altri (a quanto ho sentito dire) e proporre il taglio delle province come "unico" intervento da fare (dall'attuale governo non sento parlare di altri tagli) è un alibi o un imbroglio per confonderci e lasciare tutto come sta. Più chiaro?

Nome: Dorothee
Commento: Povero Presidente, sarà il caso di aiutarlo con una colletta pubblica, visto che, come dice Marcello, il suo lauto stipendio non è all'altezza della sua carica politica. Ma fammi il piacere !!!!

Nome: marcello
Commento: A proposito di Province mi viene da pensare che si tratti di un alibi pilotato per non parlare di veri costi. Mi spiego. Il costo delle Province è in realtà limitato ai compensi non esorbitanti del presidente, assessori, consiglieri, che non sono certo i più elevati tra le varie istituzioni. Il personale amministrativo e operativo, che costituisce il grosso della spesa, non fa parte infatti dei costi della politica, ma svolge funzioni che non possono essere soppresse e passerebbero eventualmente a comuni e regioni. I veri “dirottamenti”, non quantificabili da noi cittadini, vanno secondo me (che lo dico da un pezzo e l’ho anche già scritto su questa testata, ma sento che finalmente se ne occupano anche i massmedia) in due precise direzioni: consulenze e aziende municipalizzate. Ma se c’è tanto bisogno di esperti, di manager, di aziende, di tecnici “esterni”, a che servono gli assessori e i loro staff? Qualcuno me lo sa spiegare? Grazie.

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