10/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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La ministra Brambilla in vacanza
Perugia, con Assisi, concorre alla candidatura di capitale europea della cultura: ci credono davvero a Palazzo dei Priori a questa cosa o è già stata rimossa come un sogno che piano piano svanisce?

                      

Non bisogna mai esagerare con le proteste perché, alla fine, si rischia  di fare il gioco degli avversari, soprattutto con la ministra del turismo Michela Vittoria Brambilla che già esagera di suo. Intanto con il nome, doppio e regale e un cognome così banale, come quello della famosa famiglia che andava sempre in vacanza per paesi e città in una canzonetta degli anni '50. Per regalare notorietà a posti non tutti eccelsi, la ministra si è inventata quattro diverse categorie di gusto che sarebbero, alla fine, il Patrimonio Italia, il meglio del meglio della cultura nazionale, località e manifestazioni da premiare per l'arte e la cultura, per lo stile e la creatività, per l'incanto dei luoghi, per la tradizione. E' bastato però il primo elenco, che poi sarebbe l'ultimo, e cioè la tradizione, per scatenare in Umbria un sacco di proteste. Figurarsi quando sarà completa tutta la rosa che abbraccerà mezza Italia, sagre e processioni, feste laiche e feste religiose, cultura e superstizione, il meglio e il peggio della provincia italiana, la inarrivabile creatività popolare e il cattivo gusto nel quale, quando ci proviamo, siamo imbattibili nel mondo. Il progetto, e cioè il Patrimonio Italia della signora Brambilla, sembra pensato per il set di una trasmissione di canale 5, senza stacchi pubblicitari. Un'occasione per distribuire un po' di soldi in giro per l'Italia e conquistarsi qualche simpatia in tempi difficili, quando, com'è noto, con la cultura non si mangia. Questo primo elenco comprende, tra tante onorevoli manifestazioni, Il Bravio della botte a Montepulciano e Notti di fiaba in provincia di Trento, il Cavallo di fuoco ad Ascoli Piceno e la festa di Santa Candida a Ventotene. Val la pena di arrabbiarsi se nell'elenco non c'è la Quintana? Semmai il contrario. Foligno s'è salvata e deve ringraziare per questo il Ministro. Non s'è salvata invece Gubbio con i suoi Ceri che ora si trova accanto il Palio della ruzzola di Pereta, provincia di Grosseto. Siamo su Scherzi a parte? no, ma ci siamo vicini.
Tra l'altro, è davvero sorprendente questo intervento così lesivo dell'autonomia degli enti locali e della società civile da parte di un governo che si dice liberale. Stabiliamo liste di merito per le feste popolari? ma via, e come lo misureranno l'incanto dei luoghi? Lasci stare il popolo e la sua libertà creativa il ministro del turismo perché non esiste misura per stabilire alcunché su queste cose e rinunci agli altri tre elenchi risparmiando così sui danni e, anche, un po' sul ridicolo. 
L'Umbria deve però fare la sua parte, per esempio, sui siti dell'Unesco. Per ora compare, tra oltre quaranta località italiane, solo grazie al Sacro Convento di Assisi e agli altri luoghi francescani mentre sono sotto esame da tempo le credenziali della Rupe di Orvieto e della Cascata delle Marmore. Più recente è la candidatura delle mura etrusche di Perugia. E' in arrivo infine il riconoscimento, quali beni immateriali dell'umanità, per i Ceri di Gubbio e il Calendimaggio di Assisi. Dunque, le prospettive di conquistare il nostro posto al sole ci sono, basta lavorarci. Certo, fa un po' effetto leggere l'elenco delle città e dei centri storici italiani tutelati dall'Unesco. Vogliamo ricordarli? eccoli qua. Firenze, Mantova, Genova, la piazza dei Miracoli di Pisa, la parte storica di Roma, Pienza, il centro storico di Napoli, Venezia, Urbino, Vicenza, la piazza grande di Modena, il centro storico di Siena, Verona, Ferrara, i Sassi di Matera, per restare alle città più grandi e lasciando da parte i singoli monumenti o il territorio o i monti, come le Dolomiti. Può Perugia accontentarsi, se arriverà, della tutela delle sue magnifiche mura etrusche? Non può, deve, perché il suo centro storico sarebbe ormai improponibile per le condizioni di tutela che imporrebbe l'organismo dell'Onu. Non lo abbiamo tutelato quanto sarebbe stato necessario avendone in cambio nessun vantaggio, neanche quello più banalmente mercantile. Abbiamo solo una città dove la piazza monumentale viene piano piano occupata da pizzerie e birrerie da quattro soldi.
Ora Perugia, con Assisi, concorre alla candidatura di capitale europea della cultura quando sarà il turno dell'Italia, nel 2019. Mancano otto anni. Molti o pochi? Chissà. Ci credono davvero a Palazzo dei Priori a questa cosa o è già stata rimossa come un sogno che piano piano svanisce? Vincere questa sfida non sarà uno scherzo, tutt'altro, e il passo di Perugia è ancora lento. Per dire le difficoltà. Le altre città candidate sono tutte da tempo sotto la tutela dell'Unesco. Venezia, Siena, Matera, tra le altre. Che coincidenza. Si può anche perdere questa battaglia, per carità, ma almeno combatterla si deve. Da questa esperienza Perugia, quale che sia il risultato, uscirà diversa e con una immagine che rimarrà nel tempo. Si dovrà decidere se resterà una delle tante città capoluogo in territori marginali o un centro di valore nazionale non solo per le risorse storiche ma per le sue capacità di progettare il futuro, di stare nella modernità senza perdere nulla del proprio passato. A Siena, per dire, stanno mettendo in piedi un gruppo di lavoro di altissimo livello guidato da Pierluigi Sacco, l'autore dei testi più importanti su quella strana disciplina che è l'economia della cultura. Basterà a Palazzo dei Priori la volenterosa macchina da guerra dell'assessore Andrea Cernicchi?
                                                                                                                                        renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 6 agosto 2011)



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 8 agosto 2011


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Commenti

Nome: Vanni
Commento: Ho sentito dire che c'è un gruppo d'associazioni perugine che si da da fare per portare una giostra a Perugia. Spero che non sia così, ma se fosse vero altro che Perugia capitale della cultura o le Mura etrusche patrimonio dell'umanità! Perugia meriterebbe il "cuccardino d'oro" perché non potrà che essere una: CUCCARDINATA PAZZESCA!!!!!!!

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