19/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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La Cuccardinata
A Perugia si parla di giostre

Un “drappo” enorme posto sulla facciata del Palazzo dei Priori ci ricorda che Perugia ambisce a diventare capitale della cultura. Contemporaneamente va avanti la richiesta di far riconoscere le mura e le porte etrusche di Perugia Patrimonio dell’umanità.
Invece di concentrare gli sforzi su questi due obbiettivi scegliendo magari il più raggiungibile a Perugia si parla di giostre.
Ora che ci siano state giostre a Perugia è indubbio, ma è altrettanto indubbio che di queste giostre se ne è persa la memoria. Tanto è vero che nella nostra città non è ricordato un giorno specifico nel quale avveniva una determinata giostra, organizzata per decenni, nella quale si riconosceva la cittadinanza (c’è il 1° marzo, giorno di Sant’Ercolano, e la “battaglia dei sassi”, ma quella è un’altra storia e un’altra giostra, è una battaglia. Il giorno di Sant’Ercolano se l’è addirittura scordato anche la Chiesa che festeggia il nostro vero Protettore un altro giorno).
Il punto è proprio la memoria.
Il Palio di Siena ed i Ceri di Gubbio sono due importanti fatti storici che vivono di memoria. Di ricordi che anno dopo anno si sono sedimentati uno sull’altro a formare, appunto, la memoria di una comunità dando profondità di senso al suo vivere  (le comunità degli Eugubini e dei Senesi non sarebbero più quelle che sono, forse non sarebbero più, senza i Ceri ed il Palio).
Per quanto riguarda le manifestazioni che, in anni passati e non recenti, sono state recuperate, esse non erano completamente morte perché di loro era rimasta traccia, anche se flebile, nella memoria di alcuni e non solamente nei documenti storici.
Soprattutto, c’erano ancora i borghi (le contrade) con gli abitanti nati e cresciuti lì che ancora tenevano in vita la cosa più importante che da significato a queste manifestazioni: il senso di appartenenza.
È l’essere e sentirsi tutti i giorni dell’Onda o della Torre o di un'altra contrada che da forza e vita al Palio. Così come i Ceri vivono del fatto che gli eugubini sentono d’essere per tutto l’anno santantoniari, sangiogiari o santubaldari. E a Foligno è l’essere di una contrada o di un'altra che fa sentire i folignati quintanari.
Ora a Perugia tutto questo non c’è più. Non c’è più quel sentimento che, secolo dopo secolo, ti faceva dire con orgoglio: Io so de Porta santangelo; io de la Conca; io de Porta sanpietro.
E da una rievocazione fondata su gracili elementi storici e, più che altro, sull’assoluta mancanza di memoria l’unica cosa che potrà venir fuori sarà, se sarà, solamente una colossale e pazzesca:  CUCCARDINATA!!!!



Vanni Capoccia

Inserito venerdì 12 agosto 2011


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Commenti

Nome: Andrea
Commento: Ho letto oggi che il movimento 5 stelle, ovvero i grillini, propongono che simbolo della rievocazione storica (quale non lo sanno) sia un bucciotto. Visto che ho fatto bene a scrivere: "se non è una cuccardinata è una gran bucciottata!!"

Nome: Andrea
Commento: Cara Gina, puoi dare delle indicazioni più precise sull'articolo di Attilio Bartoli Langeli, anche a m ne hanno parlato bene, ma non riesco a trovarlo.

Nome: Gina
Commento: A proposito di Medioevo e feste consiglio la lettura (se possibile la pubblicazione qui) di quello che ha scritto Attilio Bartoli Langeli sul corriere dell'Umbria di ieri

Nome: Maria Pia Battista
Commento: A me invece non dispiacerebbe vedere riprodotti certi eventi storici come la battaglia dei sassi o le giostre. In fondo ci servirebbe per farci conoscere la nostra storia, che non può essere patrimonio di pochi intellettuali che leggono o scrivono libri. Sarebbe molto bello anche per i giovani, per le scuole. Per andare in Europa dobbiamo stracciare la nostra carta di identità? La parola al maestro Renzo Zuccherini. Maria Pia Battista

Nome: Mari
Commento: Ma non sarebbe meglio che il consiglio comunale, invece di pensare ai giochi, decidesse all'unanimtà la riduzione dei loro gettoni di presenza, dei dirigenti comunali e dei loro compensi e l'incompatibilità tra il ruolo di consigliere comunale ed altri incarichi (ce n'è uno del Pdl che è anche consigliere regionale)?

Nome: Vanni
Commento: C'è una cosa a Perugia della quale non si è persa memoria: è il Teatro in Piazza. Io ancora quando passo in certi luoghi della nostra città (la Conca, piazza San Giovanni del fosso, a Porta Sole, in Porta Sant’Angelo…) penso che lì andavo a vedere gli spettacoli e so che non capita solo a me. Perugia non ha, ovviamente inventato il teatro fatto all’aperto, ma ha inventato quel tipo di teatro: Il Teatro in Piazza. Naturalmente siamo riusciti a farlo andare al diavolo, mentre Sant’Arcangelo, che è venuta dopo di noi ne ha fatto un festival di notevole spessore e valore culturale. Ecco il Teatro in Piazza si potrebbe recuperare: è nella memoria di molti perugini, ha una storia, sarebbe calato nel presente pur avendo radici antiche, non sarebbe un “arcopiaticcio” di cose già fatte da altre città né di una cosa del passato, di luoghi per farlo Perugia ce ne regala quanti vogliamo molti anche nuovi (si pensi alla suggestione degli arconi sotto piazza Matteotti, delle scale mobili e del minimetro…), le intelligenze e le capacità per fare una cosa di livello ci sono senza dover andare a cercare chissà dove. Il tutto facendo cultura e memoria, d’altronde il teatro è cultura e memoria. Il tutto a costo zero: i luoghi sono “a gratis”, i soldi spesi sarebbero quelli di alcune iniziative di Farenight che per far posto al Teatro in piazza non sarebbero fatte. Una amara considerazione il Teatro in Piazza è stata un’idea di Agozzino, siciliano trapiantato a Perugia. Il Festival internazionale del giornalismo che si svolge a Perugia dandole prestigio facendo parlare di lei nel mondo è un’idea di Arianna Ciccone anche lei trapiantata a Perugia…. Non sarà che i peggior nemici di Perugia siano gli indigeni?

Nome: Andrea
Commento: La discussione su una ipotetica giostra credo che vada avanti perché è estate e bisogna riempire le pagine locali. Ipotetica perché i primi a non sapere cosa vorrebbero fare sono quelli che l'hanno proposta e quelli che l'appoggiano, ognuno ha la sua idea e non chiara. Io ho letto gli interventi nei giornali e mi sono convinto che questa proposta se non è una cuccardinata è una gran bucciottata!!

Nome: Vanni
Commento: La Quintana, come tutte le altre rievocazioni, è un fatto del secolo scorso. Come quasi tutte le altre, è dell'immediato dopoguerra e uno dei motivi per il quale venne proposta era il bisogno che una comunità di persone aveva di ritrovarsi dopo la guerra (credo che ebbe un ruolo nella sua nascita la società operaia di Foligno). Allora a Foligno, come in tutta Italia, si viveva ancora nei borghi. Centro storico e centro sociale delle città coincidevano, c'era un filo che legava gli abitanti alle generazioni che li avevano preceduti. Ora è troppo tardi, e Perugia è diventata troppo grande e troppo larga. Perché altra caratteristica delle città che hanno “rievocato” è che quando fecero nascere il loro “gioco” erano medio piccole. Firenze con il gioco del pallone è un caso a sé, da un lato perché per il fatto del calcio se ne è sempre parlato e questo lo ha fatto rimanere nella memoria, dall’altro i fiorentini sono come una grande contrada, hanno una fortissima considerazione di sé, della loro storia, di tutto quello che hanno prodotto.

Nome: renzo
Commento: Caro Vanni, non sarei così liquidatorio verso la proposta: certo, parlare di giochi storici quando la città è stata disarticolata da decenni di speculazione edilizia, può sembrare un modo fuorviante per non affrontare la realtà cittadina di oggi, la mancanza di senso di appartenenza, la perdita di identità, l'impossibilità di partecipare... Però la proposta va discussa e capita, perché l'aggregazione non esiste da sola, ma si costruisce: e se un gioco può servire, ben venga. Del resto, anche la Quintana di Foligno (come la maggior parte delle rievocazioni storiche) è un'invenzione moderna, e non è nemmeno una quintana ma un gioco dell'anello: però valla a togliere ai Folignati! Insomma, io discuterei della cosa prima di darle delle etichette liquidatorie.

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