26/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Due vetrine di fronte
Lemmi e Lucertini: pur così diversi ci hanno aiutato a capire e accettare prima di tutto i nostri orizzonti che non sono mai limitati ma che sono gli orizzonti del mondo, da qualunque posto li si voglia guardare. Figuriamoci da corso Vannucci

                       
                                     

 Si sono guardati per una vita da dietro i rispettivi banconi dai due lati del corso o forse, al contrario, non si sono mai accorti di essere così vicini. Troppo pensieroso l'uno e con la testa perennemente bassa e troppo preso dal suo mondo di colori l'altro per guardare oltre le proprie vetrine. Guido Lemmi gestiva una delle farmacie più importanti della città e Pasquale Lucertini un negozio di abbigliamento fantasioso e creativo. Ognuno era, pur inseguendo tanti altri interessi, come persona e come carattere, la copia esatta della propria attività professionale. Erano proprio così. Un farmacista e un commerciante del corso, certo, anche se un po' speciali.
Stavano in un punto preciso di corso Vannucci, al limite di piazza della Repubblica, e anche questo, forse, non è un caso. Il corso di Perugia non è solo un corso ma piuttosto un per-corso dove ogni tanti passi si entra in un altro scenario. C'è la piazza Grande, che è un cosa, diciamo il punto di partenza, e poi l'angolo con via Fani, davanti a palazzo dei Priori, dove c'è un altro piccolo slargo, e qui ci si deve necessariamente fermare. Poi c'è l'incrocio con via Mazzini dove una volta stavano i sensali e i venditori di bestiame e la borsa merci della Camera di Commercio. I perugini lo sanno, e così è sempre bene dare un'occhiata, anche se si deve proseguire. Piazza della Repubblica è uno spazio importante, per tanti motivi, ed è curioso che ci sia, quasi nel mezzo del corso, però c'è, proprio lì, nel punto più basso di questo percorso dritto ma non lineare, prima che la strada riprenda a salire, in modo impercettibile, si capisce, ma comunque invertendo il senso della pendenza, da discesa in salita, quando c'è poi l'ultimo tratto che si restringe di nuovo, prima di piazza Italia e dei giardini Carducci che si aprono, finalmente, davanti al panorama della città e lontano ormai dalle quinte troppo alte dei palazzi storici.
Dunque, Lemmi e Lucertini stavano lì, in quel punto dove finisce la discesa. Questo salire e scendere di corso Vannucci non lo intendono di certo i turisti, ma i perugini lo sanno bene che stanno camminando sul punto di contatto tra i due colli che fu colmato per fare la città tracciata poi attorno a una grande piazza allungata e aggrappata a queste due gobbe, per poi restringerla, da nord a sud, per avere semplicemente una via, la via più importante. Dunque, piazza della Repubblica è quel che resta di un grande spazio ovale, la sua sintesi. Il centro del centro, per questo è lì, a ricordarci, forse, le origini della città e il suo divenire.
Adesso, di fronte alla secolare vicenda perugina, è difficile dire che con i due dirimpettai del corso si perde, come si dice sempre in queste occasioni, un pezzo della nostra storia. Però loro erano davvero due figli speciali della città. Lemmi la guardava e la studiava e Lucertini la interpretava, certo a modo suo, ma con la stessa passione, la stessa sapiente arguzia. Lemmi ha lasciato ai suoi figli un patrimonio straordinario di storia della città e del suo territorio. Il suo studio, nella casa di corso Cavour, era un bastimento davvero unico di testimonianze e di sapienza cittadina e in quello spazio non troppo grande e decisamente ombroso poteva trovare tutto ciò che gli interessava della città e del suo territorio, dalle foto storiche alle mappe sempre aggiornate.
Lucertini era tutta un'altra cosa, negli interessi e nel carattere. La recitazione, il dialetto, l'umorismo, le battute. E l'amore per la squadra di calcio e la popolarità e il piacere di sentirsi benvoluto da tutti. In fondo, sia per Lemmi che per Lucertini i negozi del corso erano solo le radici di un albero che cresceva altrove e allungava i suoi rami in ogni dove, soprattutto, nell'anima profonda della città, sia quella popolare e quella più colta. Non erano solo due perugini, erano due perugini incorreggibili.
Ci si può chiedere quanto si vuole se la loro fosse, alla fine, una raffinata e inguaribile forma di provincialismo. Guardare, studiare, interpretare e possedere, alla fine, come una ragione di vita, la propria città. Di sicuro hanno vissuto una vita bella perché non si vive una vita bella se non ci si sente padroni dei luoghi e non ci si sente a casa propria in qualunque strada, in qualunque chiesa, in qualunque spazio pubblico. E' difficile adesso chiedersi se a loro possa far piacere di camminare così vicini nella memoria di tanta gente. Il fatto è che se ne sono andati a distanza di poche ore, moltiplicando così rimpianto e senso di vuoto.La loro scomparsa ci rimanda in ogni caso alla questione, complicatissima, del rapporto di ognuno di noi con la memoria collettiva, con l'Heimat, con la patria e l'identità, con la nostra terra di origine, rapporto drammatico se si è nati in Germania. Ma siamo tutti un po' berlinesi e tutti schiavi di qualche senso di colpa e così indifesi di fronte alle novità della vita. Guido Lemmi e Pasquale Lucertini, pur così diversi ci hanno aiutato a capire e accettare prima di tutto i nostri orizzonti che non sono mai limitati ma che sono gli orizzonti del mondo, da qualunque posto li si voglia guardare. Figuriamoci da corso Vannucci e da quello spazio niente affatto casuale che è piazza della Repubblica, bellissimo ma quasi soffocante, come un cappio. Ma, alla fine di ogni percorso, anche quello più angusto c'è sempre un orizzonte che si mostra, inevitabilmente.
                                                                                                                                         renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 27 agosto 2011)  
 



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 29 agosto 2011


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