27/05/2020
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Impianto fotovoltaico di Case Perazza (Castel Giorgio)
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

COMUNICATO STAMPA
DEL  4.09.2011

Presentato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica da parte delle associazioni ambientaliste dell’Orvietano e della Tuscia per   l’impianto fotovoltaico di Case Perazza (Castel Giorgio).

Le associazioni ambientaliste dell’Orvietano e della Tuscia sono scese sul piede di guerra decise a dare battaglia contro gli scempi ambientali e diseconomici per il territorio prodotti dai campi fotovoltaici sull’altopiano dell’Alfina. E così i giorni scorsi hanno depositato alla Presidenza della Repubblica un ricorso straordinario, predisposto dall’avvocato Fausto Cerulli, contro l’autorizzazione della provincia di Terni alla costruzione e all’esercizio del campo fotovoltaico a Case Perazza, con richiesta di sospensiva dell’efficacia del provvedimento stesso.

Nonostante la recente presa di posizione dei sindaci di Castel Viscardo, Castel Giorgio e Orvieto contrari, almeno a parole, alla installazione degli impianti fotovoltaici sulle aree agricole dell’altopiano dell’Alfina, a Castel Giorgio nulla è cambiato e centinaia di ettari di ottimo territorio agricolo verrebbero sacrificati alla speculazione fotovoltaica. Né il regolamento regionale sulle energie alternative, appena varato, sembra capace di respingere la massiccia offensiva di quello che si sta appalesando l’affare del secolo, considerati gli elevati incentivi pubblici vigenti (pagati poi dalle bollette elettriche dei cittadini).

Ancora meno comprensibile è quale sia il vantaggio per le comunità di questo tipo di interventi dato che quasi nulla entra nelle casse comunali da questa devastazione di territorio. Né le  norme predisposte  sono tali da scoraggiare il consumo di suolo a vantaggio di più logiche installazioni sui tetti, aree industriali, cave dismesse, territori già compromessi. L’ evidente danno alla conservazione dell’altopiano ed alle sue economie basate sul turismo, l’agricoltura e la cultura va a vantaggio solo di poche, singole società, esterne al territorio (quella che sta realizzando il campo fotovoltaico a Case Perazza e lo dovrebbe gestire è di Bolzano...), che hanno trovato “terreno libero” per l’insipienza dei nostri amministratori.

Non fa infatti meglio sperare la recente rabbiosa sortita del sindaco di Castel Giorgio Peparello   contro gli ambientalisti ed altri oppositori, ora che il regolamento regionale pone in capo ai Comuni l’individuazione di aree da sottrarre alla  speculazione fotovoltaica. Ma non ci meraviglia : è da tempo che le associazioni non si fidano più di questi personaggi e sono scese nell’agone forti del consenso dei cittadini come nelle note vicende di Benano e di Torre Alfina contro le cave di basalto e di Orvieto contro l’ampliamento della discarica, per citare gli episodi più noti.

Il ricorso contro l’autorizzazione dell’impianto di Case Perazza si fonda su diversi motivi di doglianza. Il primo è la palese violazione del dettato dell’articolo 9 della Costituzione che attribuisce rilevanza pressoché sovrana alla tutela del paesaggio, visto che l’impianto per la produzione di energia elettrica, di cui alla contestata autorizzazione, viene a situarsi in un contesto ambientale di conclamato rilievo paesaggistico come il territorio dell’Alfina, che costituisce un unicum nelle zone di confine tra Umbria, Lazio e Toscana. Si chiede inoltre che la giurisdizione adita voglia  dichiarare l’autorizzazione de quo contraria al dettato costituzionale, e conseguentemente sottoporre la stessa al vaglio della Corte Costituzionale.

Il secondo motivo risiede nella nullità della autorizzazione per abuso ed eccesso di potere per aver concesso l’autorizzazione con una procedura che appare affrettata e superficiale ed anche viziata sotto diversi profili ( sono stati acquisiti solo 4 pareri su 14 amministrazioni competenti in materia, non sono state rispettate alcune previsioni della Delibera n. 59 della Provincia di Terni del 03.04.2009, non sono state prese inoltre in considerazione le documentate osservazioni inviate ai termini di legge dalle associazioni ambientaliste che si rifacevano a norme prescrittive  della Delibera di Giunta Regionale 5.07.2010, sono state ignorate le normative relative alla Rete Ecologica Regionale dell’Umbria (RERU), recepita con Legge Regionale 22 febbraio 2005 n.11 , non è neanche stata approfondita la compatibilità fra la realizzazione dell’impianto e la destinazione d’uso del comprensorio in cui s’intenderebbe realizzarlo (area destinata dalla Provincia di Terni sin dal 1976 a zona per l’incremento spontaneo e naturale della fauna selvatica.)

Altro motivo di ricorso è la  mancata osservanza della Deliberazione 5 luglio 2010, n. 968 della Giunta Regionale della Regione Umbria che indica come aree da evitare nella localizzazione dei siti di impianto quelle “ubicate su versanti collinari/montani ricompresi nei coni visuali traguardati da insediamenti di valore storico culturale, centri, borghi storici e relative piazze da cui sia percepibile distintamente e con contorni netti l’impianto stesso”. E’ questo chiaramente il caso di Case Perazza, visto  che la localizzazione dell’impianto è visibilissima dalle case del  borgo storico. La località denominata Casa Perazza, ha una natura di borgo storico facilmente rilevabile, essendo tra l’altro interessata da insediamenti di origine etrusca, come dimostrato  da due necropoli di tale epoca, una delle quali a tutt’oggi in gran parte inesplorata, ed una esplorata e nota come necropoli del Fattoraccio.

L’ultimo  motivo risiede nella mancata osservanza delle disposizioni del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento) della Provincia di Terni, motivo sollevato anche dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio dell’Umbria, legate al fatto che “il PTCP, avente valore di Piano paesaggistico, nel disciplinare dettagliatamente   l’utilizzo dei terreni agricoli...non contempla tale utilizzo industriale”, con la conseguenza che in dette aree “non è  possibile realizzare  impianti industriali  di produzione di energia elettrica , anche da fonte solare fotovoltaica”. 

 Amici della Terra- Orvieto, WWF –sezione di Orvieto, Accademia Kronos- Umbria, Altra Città- Orvieto, La Renara per l’ecosviluppo del territorio-Castel Giorgio, Comitato Difesa Speculazione Fotovoltaico Selvaggio -Castel Giorgio,  Associazione APE, tutela ambiente e sviluppo economico-Orvieto, ASSAL- per lo sviluppo sostenibile dell’altopiano dell’Alfina- Acquapendente, Comitato tutela e sviluppo compatibile del territorio dell’Alta Tuscia- Proceno, Comitato tutela a valorizzazione delle valli del Chiani e Migliari- Ficulle, Rete di Salvaguardia del Territorio, CISA- Comitato interregionale Salvaguardia Alfina.





Inserito lunedì 5 settembre 2011


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