14/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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I nodi e il pettine
In consiglio comunale si stanno chiedendo da chissà quanto tempo qual è il modo migliore per contenere il consumo di alcolici. Se lo chiedono di fronte a uno schieramento di rivendite che è l'unica attrazione che propone il centro la sera

                                                   

Un conto è parlarne in astratto, sentir dire che gli interessi dei clan hanno messo radici dalle nostre parti, e un altro conto è vederselo davanti il risultato di questi interessi, veder materializzarsi questa presenza nelle mura di un enorme complesso edilizio. Quelle mura erano lì anche ieri, assurde nella loro invasiva e sfacciata esuberanza, eppure è come se all'improvviso avessero assunto un colore diverso e parlassero una lingua nuova. Così dev'essere sembrato agli abitanti di Ponte san Giovanni quando si è diffusa la notizia che l'ultima lottizzazione che veniva crescendo, molto lentamente, davanti alle loro finestre, era diventata proprietà di una organizzazione non proprio raccomandabile.
Il fatto è che l'economia globale ci riserverà sempre di più queste sorprese sino a quando smetteremo di sorprenderci e avremo fatto l'abitudine a vivere in città che comunicano estraneità sino a diventare a noi stessi che le abitiamo sempre di più sconosciute come già succede nelle metropoli dove il senso di appartenenza è molto sbiadito e il contesto sociale del tutto irrilevante. Dunque, anche Perugia, che pure non è una metropoli ma che tende sempre di più a strutturarsi come tale, assumendone i difetti senza avere coltivato nel tempo gli anticorpi necessari, sarà sempre di più destinata a svegliarsi una mattina e scoprire novità non desiderate. Succederà sempre più spesso anche se non sarà ogni volta, di necessità, colpa del destino e della inevitabile tendenza del mondo a imporre modelli di vita e di sviluppo sempre più simili. Ci sarà, talvolta, la necessità di chiederci se non sia anche colpa nostra.
Con i recenti fatti di sangue, la diffusione invincibile della droga, la insicurezza, lo sgretolarsi di antiche solidarietà di vicinato o di quartiere, Perugia è entrata nella modernità e nelle sue più indecifrabili contraddizioni. Non serve a nulla stupirsene, come molti hanno fatto, cercando di dissimulare troppa cattiva coscienza. Lo sapevamo che sarebbe finita così, lo sapevamo tutti, anche perché ognuno di noi ha assecondato nel tempo un destino che non sempre è scritto dagli dei.
E' da più di un decennio che questa città è un luogo di attrazione di attività che producono denaro di dubbia provenienza, interessi oscuri e molto determinati, traffici che non sempre si mostrano ma che alimentano pur sempre nuove opportunità e nuovi poteri. Tutto è cominciato con la droga in centro e la prostituzione lungo i viali delle periferie. Questo fiume di ricchezza poteva trovare collocazione da qualche parte, lontano da Perugia, ma non è sicuro che sia andata in questo modo. Così, oggi ci si deve chiedere se l'impiccio di Ponte San Giovanni sia casuale e comunque isolato o in qualche modo non sia, al contrario, più vicino di quanto non sembri alla realtà nostra. E' per questo che ora i nodi di troppi intrecci oscuri arrivano al pettine.
Facile dire che l'era delle grandi opere è finita e che arriva il tempo di quelle piccole, delle tante ricuciture di dettaglio, della ricostruzione della socialità perduta. Non sarà così semplice. Perugia ha conosciuto in questi anni uno sviluppo insolito e non sempre, come possiamo vedere, virtuoso. Il modello che ci ha guidato non è stato per niente originale e innovativo ma quello grossolano prodotto dall'industria delle costruzioni e della grande distribuzione. La modernità di oggi, orfana di grandi speranze per il futuro, non ci offre soluzioni facili se non quelle di continuare, come se niente fosse, a camminare e inciampare talvolta sui tanti nodi che non siamo stati capaci di sciogliere nel corso del tempo.
Succederà ancora che qualche spacciatore si prenda a coltellate con qualche compagno di merende, che gruppi di giovani si rivoltino contro i residenti e persino contro la polizia, che qualche immobile passi di mano per ragioni non legate a interessi trasparenti. Succederà, perché la città su queste cose ha dormito a lungo, e non solo le istituzioni locali che pure hanno lasciato correre liberamente gli interessi di parte per ragioni, nella migliore delle ipotesi, di consenso spicciolo. Ognuno ha avuto il suo. I costruttori più intraprendenti, i ricchi proprietari delle aree del contado, insomma la rendita immobiliare più grassa, e poi gli altri, i coltivatori di piccoli interessi di bottega, gli affitti in nero, la speculazione sugli immobili che scende di piano in piano sino alle cantine e ai seminterrati grazie a leggi e regolamenti compiacenti, i gestori di un numero infinito di locali con l'unica ragione sociale, con qualche interessante eccezione, di vendere alcolici e che si stanno mangiando, numero civico dopo numero civico, le piazze centrali dell'acropoli senza incontrare resistenza. Nella progressista città di Perugia le ragioni del mercato corrono libere come nelle verdi pianure del west e non si vede chi sia capace di sostenere quelle dell' interesse pubblico. Abbiamo un centro storico impoverito di socialità e di famiglie e una città nuova dove non ci sono piazze che non siano quelle dei supermercati. In tutti questi anni abbiamo prodotto e alimentato non solo l'insicurezza ma anche il disagio sociale, l'uno e l'altro, com'era inevitabile.
Ora, dentro le vicende quotidiane dove si incontra il traffico della droga, il problema dell'immigrazione, l'angoscia di vedere una generazione bruciare dietro l'alcolismo da fine settimana, è stato  davvero insopportabile questo gioco allo scaricabarile tra maggioranza e opposizione. Alle forze politiche si chiede impegno e non propaganda, fatti e non scusanti, assunzioni di responsabilità e non furbizie.
Lo stesso comitato provinciale per l'ordine e la pubblica sicurezza è apparso nel passato come uno strumento incapace di produrre suoni comprensibili per i cittadini. Forse non mancavano le idee ma semplicemente i mezzi. Ora però vengono individuati spacciatori inafferrabili solo qualche giorno fa. Va benissimo, sperando che questa operazione, che non è la prima, sia l'inizio di un impegno nuovo ed efficace.
Stretta tra la repressione che non ha mezzi e la prevenzione che non ha idee, la città, intanto, decade. In consiglio comunale si stanno chiedendo da chissà quanto tempo qual è il modo migliore per contenere il consumo di alcolici. Se lo chiedono di fronte a uno schieramento di rivendite che è l'unica attrazione che propone il centro la sera. Comunque, dopo una settimana particolarmente impegnativa, la notizia che Wladimiro Boccali si ricandiderà ci da un po' la sensazione di uscire dal tunnel. Le elezioni, in realtà, non sono così vicine, ma almeno un nodo il nostro sindaco è riuscito a scioglierlo e pazienza se riguarda il proprio personale futuro. Certo, poteva aspettare, ma certe volte anche i politici fanno le cose in fretta, senza perdere tempo.
                                                                                                                                                                                  renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 1 ottobre)



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 3 ottobre 2011


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