13/08/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Salviamo il castello di Zocco
Un bene storico il cui recupero è fortemente sentito da tutta la comunità. Abitato fino agli anni Sessanta, il castello è oggi in forte stato di abbandono

Cara Tramontana,
ti segnalo il decadimento di uno dei più bei castelli medievali del nostro caro lago: il castello dello Zocco, sotto Monte del Lago.
Molti anni fa tentai anche con il Fai, ma con nessun risultato.
Vediamo se riusciamo a far qualcosa: perlomeno fermare la caduta di tutti i massi delle mura.
Ringrazio e saluto cordialmente,
M. Cristina Viola


Il castello di Zocco rientra nella tipologia dei "castelli popolari" (cioè non signorili, ma dipendenti dal Comune di Perugia) di cui era disseminato il nostro territorio. Il Comune infatti faceva "murare" i villaggi (abitati per lo più da contadini e da pochi artigiani) per costruire una fitta rete difensiva intorno alla città. 
Nei secoli rappresentò il più possente insediamento militare della zona, disponendo di ben sette torri, di cui oggi ne rimangono cinque, di tre porte e di una poderosa cinta muraria. Fu costruito nel 1274 accanto ad un convento francescano e contava centocinquanta abitanti. Fino al 1361 era denominato "villa" perché priva di cinta muraria, la cui costruzione iniziò intorno al 1403 e fu terminata verso il 1430. Nel 1438 la troviamo nominata come "castrum".

Ad 1 km circa da S.Feliciano, in direzione nord, troviamo questo insediamento la cui prima menzione risale al XIII secolo. In alto, due torri segnalano la Rocca Baglioni e la rocca Pompilj, ampliata nel 1372. Si trattava, probabilmente di una comunità che come quella di S.Feliciano era legata all'Isola Polvese. Il Castello di Zocco era, insieme alla Rocca del Leone di Castiglione del Lago, l'insediamento militare più importante esistente sul Lago Trasimeno.
Una volta rafforzato l’apparato difensivo, probabilmente per difendere il borgo dalle continue scorrerie delle compagnie di ventura, assunse la denominazione di “castrum” e già nel 1456 ospitò centinaia di perugini fuggiti da una grave epidemia di peste che imperversava in città.
Nel 1479 subì un violento assedio da parte delle truppe fiorentine, come lo subirono numerose rocche della zona, tra cui anche la vicina rocca Monaldi.
Pochi anni dopo, nel 1486, con la spesa di venticinque fiorini, fu costruito all’interno del castello un pozzo per il presidio insediato a difesa.

Dal XVI secolo cominciò una lenta decadenza per il castello, male amministrato dai camerlenghi del lago. A questo contribuì anche l’innalzarsi delle acque, facendo sì che Zocco si trovasse, nel giro di pochi anni, in riva al lago. Collegato al castello un piccolo porto, si creò subito un’operosa comunità di pescatori, che però, con il passare del tempo, diminuì gradualmente.

Furono probabilmente la comparsa della polvere da sparo e l’evoluzione delle tecniche militari, ma soprattutto la fine della repubblica perugina e della sua politica territoriale, a provocare il lento decadimento della fortificazione che divenne una “cava di pietra” di cui si poteva usufruire per la costruzione di altre case.
Nei primi anni del Novecento era abitato da una piccola comunità di contadini. A quell'epoca il castello era di proprietà della famiglia Pompilj. Vale la pena, al riguardo, ricordare i versi con cui la poetessa
Vittoria Aganoor, moglie del deputato Guido Pompilj, descriveva nella poesia Castel di Zocco, le suggestioni che su di lei aveva il bel castello di proprietà del marito, sull’alto di una collina da cui si ammira un incantevole panorama del lago Trasimeno:

La barca mi portò tra le alte canne

verdi, presso le mura ammantellate 

d’edera, cui piovea sogni l’intenta

luna. Io sentii levarsi ai primi passi

il fresco odor del timo e della menta

già dell’approdo tra la réma e i sassi.

Da notare è la chiesa di San Macario, sulle cui pareti, si leggeva un’antica scritta latina a fianco di un dipinto raffigurante una dama.
Attualmente, da alcuni decenni, il castello appartiene alla famiglia Palombaro, di Roma, la quale si dedica alla produzione di un rinomato olio extravergine di oliva.

Va ricordato che sabato 16 ottobre, alla Torre dei Lambardi di Magione, è stato presentata una proposta di progetto di recupero di Castel di Zocco. Ad esporre l’idea progettuale è lo stesso architetto Andrea Palombaro. Alla presentazione erano presenti il sindaco di Magione Massimo Alunni Proietti e rappresentanti della Giunta e del Consiglio comunale. Il progetto, per il quale non è stato avviato nessun iter burocratico ma che è solo un’idea progettuale, rappresenta un importante punto di partenza per avviare una discussione su un bene storico il cui recupero è fortemente sentito da tutta la comunità. «Seguiremo con attenzione il progetto che ci verrà presentato – spiega il sindaco Alunni – sul quale, ovviamente, l’Amministrazione ha, in questa fase, solo un ruolo di uditrice».

Non conosciamo ad oggi lo stato di avanzamento del progetto.




Inserito mercoledì 5 ottobre 2011


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Commenti

Nome: Mario
Commento: Da anni passo è osservo questa potenziale "cittadella del futuro"... dove si potrebbero riattivare gli antichi mestieri... utilizzando tutti quei giovani creativi oggi in cerca di lavoro. Utilizzando: Fondi europei. Artigiani locali... tanti giovani disposti a impiegare il loto lavoro fisico e relazionale in un progetto comunitario... io sono disponibile a collaborare.

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