10/04/2020
direttore Renzo Zuccherini

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IL NOSTRO 15 OTTOBRE
IL NOSTRO 15 OTTOBRE

La prima considerazione da fare in merito alla manifestazione del 15 ottobre
è che sono scese in piazza 500.000 persone che hanno dimostrato che in
tutto il paese esiste un forte e diffuso dissenso che esprime un punto di
vista sociale non omogeneo al proprio interno ma che sicuramente fa emergere
una rinnovata voglia di protagonismo e di cambiamento e la necessità di
proposte ed alternative radicali.

Non si tratta esclusivamente di mandare a casa il governo Berlusconi, ma di
comprendere che la causa e la regia internazionale della crisi che sta
producendo povertà, precarietà e assoluta incertezza per il futuro, è la
politica delle banche e della finanza che per continuare ad accumulare
profitti sta distruggendo le politiche e le economie di interi paesi, Italia
compresa. Una "dittatura" che si è manifestata ultimamente con estrema
violenza istituzionale nella lettera di Mario Draghi e del presidente della
Bce, Jean-Claude Trichet che hanno imposto condizioni, tempi e modalità
delle misure economiche di uno stato sovrano, in nome e per conto dei
"mercati" e di chi dietro a questo paravento continua a fare profitti.
Questa è la traduzione della parola d'ordine "noi il debito non lo
paghiamo" che ha aperto uno spezzone del corteo del 15 ottobre e che ha
accolto molte decine di migliaia di lavoratori, cittadini, migranti, precari
e pensionati.
E' questo il corteo che USB ha promosso insieme a tante altre realtà ed al
quale ha partecipato il 15 ottobre.

Chi cerca di interpretare quella che è stata per partecipazione una delle
più grandi manifestazioni degli ultimi anni esclusivamente come un "grande
problema di ordine pubblico" lo fa strumentalmente per evitare di parlare
dei problemi di milioni di famiglie che con il loro salario, la loro
pensione o la loro cassa-integrazione non ce la fanno ad arrivare neanche al
15 del mese, di giovani e di precari che non hanno davanti nessun futuro ed
a stento riescono a far fronte al presente.

Noi non ci stiamo a questa lettura della realtà che vuole nascondere sotto
il tappeto le storture di un meccanismo economico e finanziario che sta
triturando lo stato sociale e qualsiasi concetto e valore di solidarietà
umana, immolando milioni di persone al "dio mercato".

Sabato 15 ottobre chiunque ha potuto vedere le bandiere e gli striscioni di
USB, dietro ai quali c'erano i volti di lavoratori in carne ed ossa che
stanno pagando una crisi che non hanno prodotto ed ai quali si vuol far
pagare un debito di cui non sono responsabili. Hanno sfilato per le vie di
Roma in modo composto ma esprimendo rabbia e dissenso, in modo assolutamente
tranquillo ma esprimendo contenuti radicali e conflittuali.

USB, insieme a tante altre realtà sindacali, sociali, studentesche e
politiche avrebbe voluto occupare Roma in modo pacifico, fermandosi in tante
vie, accampandosi nelle piazze, montando tende e rimanendoci a dormire,
parlando con la gente che dentro e fuori la manifestazione dimostra ormai
che questo governo e questa politica non ci rappresentano più, che la
gestione dell'economia dovrebbe essere fatta per i cittadini e non contro di
loro.
Invece non abbiamo avuto la possibilità di esprimerci in questo modo
perché ha prevalso la disperazione e la violenza sulla ragione, sulla
passione e sul conflitto sociale.

Una giudizio negativo, quello dell'uso della violenza nella giornata del 15
ottobre, che non può nascondere che tali espressioni e pratiche sono figlie
della mancanza assoluta di rappresentanza sociale e politica alla quale è
stato portato il nostro paese, sono frutto di un sistema dei partiti
corrotto ed asservito alle banche e alla finanza internazionale, di un
sindacato che in gran parte ha abbandonato il ruolo di rappresentante dei
lavoratori, di una precarietà che dal lavoro si è trasferita al sociale,
al quotidiano, alla vita di tutti i giorni e si trasforma spesso in
disperazione.
Non vedere o far finta di non vedere questa tragica realtà vuol dire
sottovalutare una situazione che si fa di giorno in giorno sempre più
grave, vuol dire non affrontare in modo razionale ed analitico una realtà
complessa e socialmente frammentata.
Come grave è strumentalizzare in modo inaccettabile, come ha fatto il
quotidiano "La Repubblica" rispetto al quale ci riserviamo di procedere
legalmente, chi esprime conflitto sindacale e sociale come USB e si trova
appiccicate etichette che non riguardano questa organizzazione.

L'Unione Sindacale di Base vuole continuare serenamente e con determinazione
la mobilitazione iniziata almeno un anno fa e ritiene che il conflitto
sindacale, lungi dal poter essere considerato un problema di ordine pubblico
come vorrebbe ridurlo qualcuno, aumenterà di intensità con il
peggioramento della situazione sociale. I lavoratori lo sanno ed è per
questo che tanti di loro da mesi abbandonano le vecchie aristocrazie
sindacali e aderiscono ad USB che dimostra coerenza, fermezza, intelligenza
e determinazione nel portare avanti tanto le lotte generali quanto quelle
che quotidianamente si affrontano sui posti di lavoro.
15/10/2011 Unione Sindacale di Base- Perugia  <perugia@usb.it>



Unione Sindacale di Base- Perugia

Inserito martedì 18 ottobre 2011


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