23/04/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Per una analisi concreta degli incidenti del 25 ottobre 2011 a Roma

Riceviamo e pubblichiamo:

Mezzo milione di indignati in Piazza. E’ una cifra reale, non gonfiata come altre volte accade. Era chiaro fin da prima della partenza, i pullman hanno dovuto lasciare a piedi molte persone perché non c’era posto.

La rivolta sociale, quella di cui tutti parlano, addirittura evocano; l’addirittura è riferito a personaggi politici famosi,  ad esempio l’inqualificabile Di Pietro,( il quale ha più volte detto che la crisi e la gestione della crisi fatta dal Governo Berlusconi conducono alle rivolta sociale, che prima quindi  evoca la rivolta sociale e poi invoca la legge Reale - una sorta di Cossiga 2 -) è configurabile in quello che è successo a Roma il 15? E’ configurabile nei  500.000 ? E’ configurabile in chi ha assaltato le banche e i simboli della finanza?

Per noi che c’eravamo in quelle strade e in quella piazza, possiamo sviluppare delle ipotesi alla luce di quello che abbiamo visto. I nostri occhi hanno guardato come guarderebbe un giornalista serio, non quello che deve fare i titoloni il giorno dopo per vendere, ma  quello che osservando attentamente e ripetutamente quello che è accaduto, come uno scienziato che vuole capire come è il fenomeno che sta studiando, formula delle ipotesi basate su dati concreti.

Un giornalista che racconta tutte le cose che vede, non solo quelle che il centro/destra/sinistra, fa passare. Che racconta degli assalti di alcuni giovani agli sportelli bancari, o ad un palazzo della finanza, ma che racconta anche del poliziotto che scaglia una grossa pietra contro gli stessi giornalisti, oppure del blindato che sperona violentemente il camion dei precari. I filmati che sono su You tube e che tutti possono vedere , parlano più chiaro di qualsiasi chiacchiera televisiva.

Allora la prima domanda è: i giovani che hanno assaltato sportelli bancari e simboli della finanza, cosa che non abbiamo potuto vedere con i nostri occhi, ma che abbiamo visto nelle conseguenze dell’azione, mano a mano che il corteo passava per le vie della manifestazione, da via Cavour a via Labicana (e che fossero giovani lo si è visto dalle immagini televisive, in particolare Rai news), sono gli attori della rivolta sociale di cui ha parlato anche l’uomo che oggi invoca la legge Reale, o sono i blocchi neri di cui parla gran parte la stampa di centro/destra/sinistra?

La risposta che è credibile, è quella che i fatti documentati attraverso le immagini per gli incidenti lungo il percorso del corteo, e attraverso i nostri stessi occhi a Piazza San Giovanni, è che la parola "blocco nero"  non significa niente, è una parola che nel linguaggio giornalistico indica gli autori della “guerriglia urbana” nel XXI secolo, così come erano “tutti” Autonomi per la stampa coloro che si scontravano con le forze dell’ordine negli ultimi decenni  del XX secolo. La realtà offerta ai nostri occhi a Piazza San Giovanni è che c’erano 20/30.000 giovani che non volevano proprio saperne di lasciare Piazza San Giovanni  a CC e PS. Perciò o il blocco nero ha fatto proseliti come nessuno poteva immaginare, oppure si tratta di altro, cioè di una manifestazione di rivolta sociale molto ampia, di giovani che sfogano la loro indignazione contro i simboli del potere finanziario.

Abbiamo potuto vedere solo quello che i nostri occhi ci hanno consentire di vedere e cioè solo una parte dei fatti accaduti a Piazza San Giovanni; perciò se la lettura dei fatti fosse che si è trattato di qualche centinaio di estremisti anarchici o dei Centri Sociali, allora va spiegato perché a fronteggiare la polizia a Piazza San Giovanni erano varie migliaia.

Possiamo azzardare una spiegazione alla luce di quello che abbiamo visto. Eravamo arrivati da non più di cinque minuti, quando è partita una carica, con mezzi blindati lanciati ad alta velocità (mezzi grandi come “autobus”, che avevano gli idranti  al centro, sulla sommità del mezzo)che ha tagliato in due, più volte la folla a Piazza San Giovanni, sia in avanti, sia in una folle retromarcia tra i manifestanti, ponendo in pericolo la vita di molti che certo non stavano facendo alcuna guerriglia. Non contenti  i mezzi della polizia, due in particolare, si sono lanciati contro i Tir sui quali c’erano le postazioni per parlare. Il TIR dei precari è stato speronato violentemente e ripetutamente, con manovre pericolosissime di retromarcia e successivo tamponamento; manovre come quelle che si vedono per capirci sui film, quando su una strada un mezzo che insegue tende a far sbandare il mezzo inseguito.  Poi, non soddisfatto, uno di questi blindati si è infilato tra il marciapiede e il Tir con l’intento di spostarlo (rovesciarlo?) lateralmente, suscitando una reazione generale di tutta la piazza.

Quindi, o le migliaia di persone furibonde con la polizia, giovani e vecchi, nessuno mascherato, che a quel punto gli lanciavano contro di tutto erano tutti “indignati violenti” , oppure la reazione della piazza è la conseguenza del comportamento delle forze dell’ordine.

La domanda allora è: se non erano  tutti “guerriglieri” perché le forze dell’ordine, presentate dai mezzi di informazione come intente esclusivamente a contrastare  la violenza di pochi violenti, hanno portato lo scontro in mezzo a migliaia di pacifici, hanno colpito i camion dei precari, fin sotto la chiesa di San Giovanni, cioè ben lontano dal luogo degli scontri che erano nella parte bassa della piazza.

La risposta possibile è una sola, i comandi della Polizia hanno scelto di rendere  inagibile la piazza per tutti, per il 15 e per i giorni a venire.

La verità è che a Piazza San Giovanni c’erano molte migliaia di persone, venti, trentamila, almeno. Al 99% senza maschera alcuna, giovani e anziani (le immagini sono chiarissime). Il dato che nessuno ha potuto nascondere è che gli arrestati non sono militanti di niente ma solo giovani qualsiasi. E tra i giovani c’era di tutto, chi sventolava bandiere dei Cobas, chi di Rifondazione, e bandiere rosse di ogni tipo, certamente quasi tutti schierati a sinistra o anarchici; ma i giovani che per tutto il tempo in mezzo alla piazza hanno sventolato il tricolore, di sinistra non erano, e non lo erano quelli che intorno al mezzo dei CC bruciato, hanno gridato  W la Lazio, Duce, Duce, Duce. Come forse non lo era un ragazzo mascherato con l’elmetto dell’esercito nazista in testa.

Questo non per raccontare la favola dei provocatori, anche perché queste minuscole presenze si sono manifestate apertamente, non hanno fatto finta di essere altro di ciò che erano, ma soltanto per far capire che c’era di tutto, giovani che con identità diverse, perfino ferocemente  contrapposte, erano lì a modo loro contro la crisi e la rapina finanziaria.

Chi vuole, chiuda pure gli occhi, ma non farà altro che risvegliarsi con gli avvenimenti che verranno, perché la crisi si aggrava.

Non ci vuole molto a fare considerazioni elementari, lo ha fatto pure Lerner quando nella sua trasmissione ha ricordato alla parte pacifica del Movimento, che nella storia non si è mai dato che ci sia stato un movimento di natura sociale che non abbia al suo interno una forte componente violenta.

Le radici dei problemi sociali, tutti, di oggi, stanno nella rapina finanziaria delle banche, organizzate dalla Bce, dalla Federal Reserve, dal Fmi e dirette dalle agenzie di Rating, giudicare alla luce della propria morale le diverse  reazioni sociali è come prendersela con l’azoto, come diceva Zola.

Intanto Alemanno ne approfitta per impedire alla Fiome agli operai che perdono il lavoro di manifestare per le strade di Roma.



Associazione Culturale Casa Rossa


Inserito giovedì 20 ottobre 2011


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