28/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Palestina: Cisgiordania, Gaza, Israele e lo ‘scambio dei prigionieri’
Alcune riflessioni per una discussione

Quanto vorrei dire al riguardo, dopo aver sentito l’annuncio di quanto avvenuto in TV e letto il quotidiano ‘la Repubblica’ del 19 ottobre!
La prima cosa che mi è saltata alle orecchie e poi agli occhi è il fatto che in primo piano risalta la figura del soldato ‘ebreo’, prigioniero di Hamas da 5 anni, e non viceversa: centinaia di palestinesi, forse terroristi di Gaza, ma pur sempre palestinesi, prigionieri da anni e anni, alcuni da trent’anni, accusati, sarà poi così vero?, di aver attentato gravemente allo Stato di Israele. Ma non è pur vero anche il contrario? La guerra, perché guerra è, che Israele combatte per impedire il riconoscimento dello Stato di Palestina è altrettanto facinorosa. Bene ha detto il soldato Shalit: «Adesso spero nella pace». L’ossimoro in una vecchia canzone di Ivan Della Mea, “Guerra alla guerra”, bene potrebbe inserirsi in questo discorso, in queste diatribe, semantiche, culturali, sociali, politiche.
Sono restato però sbigottito da quanto scritto da Lucio Caracciolo: «Lo sconfitto è Abu Mazen», giustificando tale affermazione con queste successive parole: «Rafforza Hamas e indebolisce Fatah, meglio: punisce Abu Mazen per aver sfidato Israele alle Nazioni Unite… ». Sono restato interdetto. Sembra quasi che sia una soddisfazione perché Israele possa continuare più o meno imperterrita nelle sue occupazioni e colonizzazioni illegali, come, e non dobbiamo dimenticarlo, la stessa creazione del 1948 dello Stato di Israele fu illegale. Tanto è vero che ancora la maggior parte dei paesi, quanto meno quelli cosiddetti orientali, non riconosce questo Stato, per certi versi ‘abusivo’, di Israele, nato soltanto per mettere in ‘pace’ le ‘false coscienze’ soprattutto occidentali, dopo l’olocausto di cui si continua a parlare, ma non soltanto.
Indignati e incazzati, indignati o incazzati? Curiosamente, ma forse qualche vaga analogia vi è, mi è venuto quasi subito di pensare a quanto successo ai cortei di Roma di qualche giorno fa e di quanto successo ieri l’altro in terra di Palestina. Gli indignati sono coloro che, schiacciati da forze potenti e falsamente democratiche, manifestano e si comportano ‘civilmente’ contro il ‘tiranno’: a Roma il corteo pacifista e pacifico degli indignati vi è stato, ma poco se ne è parlato; il corteo degli incazzati, che poi corteo non lo è stato, ha scatenato danni e inutili, se non controproducenti, ripercussioni sul piano sia civile che umano che politico, e a loro è stato dato elevato peso. Ma non avete allora pensato agli indignati di Palestina, i palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme Est (ed anche i tanti, quasi tutti credo, della diaspora), e agli incazzati di Gaza, i meno numerosi? Sembrano similitudine: entrambi, i ‘neri’ di Roma e gli oltranzisti di Hamas, sono incazzati, non soltanto indignati. Ma vi sono pur delle sottili ma fondamentali differenze: i ‘neri’ (e con questo termine non intendo automaticamente ‘fascisti’, nella comune accezione del termine) sono incazzati, alcuni a ragione, con un ‘tiranno’ che è il nostro Governo; ma non è certo questo il modo di agire, fermo restando che tra loro provocatori, sbandati, pazzi, o menefreghisti veri e propri non possono non esserci. I palestinesi di Gaza, o, meglio, di Hamas, forse la minoranza seppur al potere legalmente conquistato in quella ‘maledetta’ striscia, sono incazzati perché a loro tutto è stato rubato, è negato, è vietato. Ci sono tanti bei libri che consiglio di leggere per comprendere le reali motivazioni di quanto succede in questo medio – oriente: quando ti sbattono fuori di casa tua, quando ti trattano da prigioniero in una prigione a cielo aperto (qual è Gaza, e non soltanto: gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme, o se prefite Al-Quds, sono una cosa diabolica e perversa), quando ti impediscono una vita con una qualsivoglia prospettiva di essere tale, beh il passo a ‘incazzarsi’ è breve. Diverso per i ‘facinorosi’ (alcuni vandali e teppisti, idioti e pazzi furiosi, altri forse solo ‘tantissimo’ incazzati), che forse hanno ancora le spalle protette e una vita libera (nei limiti che possiamo dare a questa parole in questo nostro Paese sempre meno bello e meno libero) da potere essere vissuta o migliorata con altre maniere di protestare e manifestare la propria rabbia od ira che dir si voglia, ovvero incazzatura, perché in fondo ancora a loro non è stato ‘rubato’ nulla se non il futuro. Ma forse vi è ancora speranza. Lì, in terra di Palestina, a molti, a moltissimi, è stato ‘rubato’ non soltanto il futuro, ma anche il presente ed il passato. E questo è intollerabile.
L’articolo di Caracciolo da cui ero partito sembra così porre una pietra sopra la possibilità di una risoluzione delle cose, laggiù in ‘terra santa’ (e se ‘santa’, lo è per tanti: ebrei, cattolici, mussulmani), sembra voglia schierarsi dalla parte dell’oppressore, quando invece sappiamo che ancora è fattibile una risoluzione, e bisogna dar retta alla ragione e al buon senso, ormai, più che al cuore, che è quella di un duplice Stato, dato che ormai la frittata è fatta (e quanti mani, sporche, sulla coscienza, sporca, dovrebbero mettersi le potenze soprattutto occidentali europee e il ‘gigante americano’); ma non bisogna sottostare alle imposizioni, ai comandi, alle brutalità dei coloni/colonizzatori/colonizzanti giudei e al loro potere economico altrove garantito e indiscutibilmente scorretto e razzista, perché allora nulla è risolvibile, a pena di un perpetuarsi di tale ‘stato di cose’, che ormai in tanti ne hanno capito il senso: il perché, il dove come e quando (a meno di chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie e chiudere la bocca) tutto ciò è nato e cresciuto: ‘errare humanum est,  perseverare diabolicum’.




Daniele Crotti

Inserito giovedì 20 ottobre 2011


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