22/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Tempi di vita
Si è posto il problema di come assicurare un buon equilibrio di salute lungo tutto l’arco della vita: Il contesto è di fondamentale importanza

editoriale in: La Salute Umana 2011, n. 231-232

Gli  ultimi cinquant’anni hanno segnato, nelle condizioni economiche e sanitarie del nostro Paese, una vera rivoluzione dovuta in gran parte anche all’enorme sviluppo delle conoscenze sulla salute, sulla fisiologia umana del corpo e della mente e sulle patologie. Sono stati abbattuti tassi di mortalità infantile e per numerose cause infettive, inimmaginabili, fino a pochi decenni fa, portando in avanti la speranza di vita.
Si è posto, così, il problema di come assicurare un buon equilibrio di salute lungo tutto l’arco della vita, valorizzando gli anni conquistati, e ampliando le azioni di promozione della salute, onde garantire una piena autosufficienza, fino alla morte naturale.
Obiettivo: migliorare la qualità della vita degli anziani e interrompere allo stesso tempo una spirale di decadimento,  verso la disabilità, che potrebbe essere drammaticamente rapido, negativo per i singoli soggetti, per le famiglie, per l’inera società. Non solo dal punto di vista dei costi, ma anche di perdita di conoscenze, di legami con la storia e le realtà che hanno portato al progresso… .
 
Dobbiamo sottolineare che si sta parlando di almeno un quarto della nostra popolazione, una persona su quattro. In un contesto che fino ad ora non ha considerato in profondità questo evento. Un evento positivo, che tuttavia richiede riflessioni di fondo, anche dei modi con cui abbiamo negli ultimi decenni organizzato le nostre vite.
Sottovalutare il potenziale di esperienze e conoscenze, non tenere in considerazione in modo adeguato le condizioni del contesto che deve accogliere queste fasce di popolazione, può spingere verso l’isolamento, causa fondamentale di malessere,  e la spirale depressione - disabilità. E’ quanto viene esaminato e discusso nel Dossier..
Il contesto è di fondamentale importanza nelle svariate parti da chiamare in causa.
Il sistema sanitario, che deve valorizzare ancora di più i servizi territoriali, l’assistenza di base, il medico di famiglia, il quale può garantire una conoscenza approfondita della persona che ha seguito per anni, nella storia di eventi fisiologici oltre che patologici.
L’organizzazione della città, i luoghi d’incontro, i trasporti, le barriere architettoniche, i vari servizi, da quelli commerciali a quelli culturali, o di cura, di svago… …
L’organizzazione culturale, la continuità nella formazione, incentivando le università della terza-quarta età… Riconsiderare il ruolo, il posto delle popolazioni anziane nelle attuale organizzazione sociale. A cominciare dalle definizioni: quale è lo spartiacque? L’età o il pensionamento? La fine del periodo fecondo per la riproduzione o la perdita di una compagna/compagno? La presenza di figli adulti o il loro allontanamento verso altri nuclei?

E’ necessario sviluppare, promuovere sostenere  studi di approfondimento. Vanno conosciute più a fondo le cause, i fattori di rischio della non autosufficienza, e anche i fattori favorenti una vita piena e soddisfacente anche nelle età più avanzate. E nel senso più profondo anche evitare perdite di “patrimonio” umano. Arrivare alla fine , come per ogni altra funzione fisiologica,soddisfatti della vita vissuta.

Potremmo anche iniziare a riflettere come nelle società industrializzate, democraticamente realizzatesi, frutto di  conquiste sociali del secolo scorso, le condizioni imposte dalla organizzazione del lavoro e della formazione, hanno influito sulla vita di ognuno, nelle sua organizzazione , in modo radicale.  Il percorso di vita diviso in tre, tre fasi ciascuna con aspetti positivi e negativi offre ampio spazio di analisi di fondamentali ancora non del tutto esplorati.
 
Un primo trentennio per trovare forma. Crescere e svilupparsi nel fisico e nel carattere, trovare la strada per il lavoro, per metter su famiglia, si cresce, ci si forma, si decide, si cercano soluzioni.
Un secondo trentennio per produrre per sé e per la società. Si produce nel lavoro, con maggiore o minore soddisfazione e difficoltà, si produce una famiglia, figli, impegni educativi formativi per la nuova generazione, un gran lavoro, un’enorme impegno individuale e civile. Una vita piena, affannata sovente, soddisfazioni, problemi, soluzioni, integrazione nella società.
Infine la terza parte, promesso un ultimo trentennio e forse più. Per la maggioranza il pensionamento, per le donne casalinghe, l’allontanamento dei figli, il recupero nel compito di nonne, ruoli marginali. E “essere a riposo”, inventarsi un ruolo, una funzione, e il rischio dell’isolamento e del degrado, pian piano non si serve più… Mantenere la vitalità cognitiva …
La domanda è: sarà possibile articolare meglio le tre fasi? Vi sono esperienze di regolare diversamente gli impegni occupazionali? Si potrebbe esaminare la questione “tempo”. Sarebbe possibile immaginare posti, impegni di lavoro a tempi ridotti, un tempo parziale per chi è impegnato con i figli piccoli (invece del licenziamento), da equilibrare in qualche modo nella stessa filiera con un tempo ridotto per chi vuole usufruire solo di  parte del  tempo di pensionamento? Vale a dire una specie di pool di tempi di lavoro da distribuire a seconda delle esigenze anche sociali? E’ certo un discorso troppo complesso, per la nostra organizzazione sociale, ma forse si può meditare…Vale a dire considerare il tempo nella sua totalità, includendo quello dedicato alla famiglia come “ tempo sociale”, il tempo dedicato al lavoro tempo per la produzione: produrre beni, produrre persone, tempi di interesse comunque sociale. Linee di confine tra l’etica dell’economia e l’etica della cura del patrimonio umano.
Ma oggi sembra complesso anche pensare a questi cittadini in chiave urbanistica. Le città , che la moda sempre più spinge nei non luoghi periferici, sono adatte a creare luoghi di incontro accessibili, vivibili, che non siano multisale o centri commerciali? Ma anche questo è un pensiero che non concerne solo  pensionati, bensì è auspicabile per ricostruire l’anima delle città, che non possono trasformarsi in centri circondati da un’accozzaglia di non luoghi, forse utili al commercio, certo non allo spirito. La conoscenza patrimonio del vicino passato non è da trascurare, dentro di noi è presente e rassicura, non ci fa sentire legati al nulla… Vitalità cognitiva

Meno complesso potrebbe essere quello delle barriere architettoniche. Anche se un ultra64enne è in buona salute, perderà elasticità e troverà difficoltà a camminare su strade malandate. O troverà difficoltà di viaggiare in treno, in Italia naturalmente, poiché in Italia, non in altri paesi europei, i marciapiedi ai treni sono troppo bassi, andrebbero rialzati , e portati a livello, come è del resto nelle metropolitane. Molti più potrebbero muoversi, non essere isolati, potrebbero lasciare l’auto. Del resto modificare in Italia l’accesso ai treni , potrebbe essere utile per tutti, soprattutto per chi viaggia con bagagli e bambini… Ma questo è un altro problema italiano.



Maria Antonia Modolo

Inserito giovedì 20 ottobre 2011


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