11/07/2020
direttore Renzo Zuccherini

Home >> Il condono edilizio per gli edifici costruiti nei boschi di Magione

Il condono edilizio per gli edifici costruiti nei boschi di Magione
Un fatto così grave non può passare sotto silenzio e richiede una verifica interna al Consiglio regionale


COMUNICATO STAMPA DEL 10 NOVEMBRE 2011

La legge regionale sulla semplificazione amministrativa liberalizza l’attività edilizia, riduce la tutela del paesaggio e consente di edificare anche nelle zone boscate sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta. Infatti, l’articolo 124 prevede che si possa costruire nei boschi anche quando sono sottoposti a vincolo paesaggistico cosiddetto provvedimentale. Tale articolo sembra tagliato su misura per la vicenda delle villette costruite o in corso di costruzione nei boschi di S.Feliciano di Magione.
A seguito delle denunce di Italia Nostra, nel 2009 la Procura della Repubblica di Perugia ha prima sequestrato il Piano regolatore generale dello stesso Comune di Magione e poi i cantieri delle villette. Nel 2010 la Cassazione penale, con due successive sentenze rese sui ricorsi dei proprietari, ha confermato il sequestro e stabilito in modo definitivo che nei boschi sottoposti a vincolo paesaggistico provvedimentale non si può costruire stante la citata disciplina regionale e provinciale che impone un vincolo di inedificabilità assoluta (Cass. Pen. 16871/2010 e 35730/2010).
Nel frattempo, il Comune di Magione, nonostante quanto accaduto, ha approvato un nuovo Piano regolatore generale che prevede ancora l’edificabilità nei boschi e Italia Nostra è stata costretta ad impugnare tale piano al Tar Umbria con l’udienza fissata per il 25 gennaio prossimo.
Viste le due sentenze della Cassazione penale è quasi sicuro che l’indagine ancora in corso da parte della Procura di Perugia si concluda con il rinvio a giudizio degli imputati, con la demolizione delle villette e con la probabile richiesta di risarcimento danni dei privati al Comune che ha autorizzato i lavori, così come è probabile che il Tar Umbria accolga il ricorso di Italia Nostra.
D’altronde tale interpretazione è stata confermata sia dalla Soprintendenza  con nota del 4 giugno 2009, sia dalla stessa Regione Umbria con nota del Servizio attività giuridico-legislativa del 5 agosto 2009.
Ma, considerato che per la Cassazione l’inedificabilità deriva dalla normativa regionale, ecco che a qualcuno, per evitare le pesanti conseguenze descritte sopra, è venuto in mente di rimediare con una “interpretazione autentica” della stessa normativa regionale per sanare gli abusi (tra l’altro senza alcun onere) e consentire l’ulteriore edificazione nei boschi. Non una semplice modifica della normativa regionale, quindi, ma una “interpretazione autentica” perché solo in questo caso la nuova norma può avere efficacia retroattiva e quindi sanare gli abusi. Ecco come viene fuori l’articolo 124 della legge sulla semplificazione amministrativa citato all’inizio.
Probabilmente – così vogliamo sperare – gran parte o quasi tutti i consiglieri regionali non si sono resi conto che stavano di fatto approvando la sanatoria per le villette abusive di san Feliciano e che in tal modo consentivano ulteriori costruzioni nei boschi di quel comune (e forse anche di altri). Quasi sicuramente è estranea alla vicenda anche la Presidente Marini e la Giunta regionale, visto che nella proposta del 27 aprile di iniziativa della stessa giunta regionale quell’articolo non c’era.
La vicenda è quindi particolarmente grave: primo perché si procede ad una sanatoria di abusi edilizi, secondo perché si consente di continuare a costruire nei boschi che hanno le stesse caratteristiche, terzo perché lo si è fatto in modo subdolo e nascosto, quarto perché la norma interpretativa sui boschi è in aperto contrasto con due sentenze della Corte di Cassazione; quinto perché in tal modo il legislatore regionale interviene a gamba tesa (come oggi si dice in questi casi) sull’attività del potere giudiziario (Corte di Cassazione, Procura della repubblica e Tar).
E’ quindi evidente che un fatto così grave non può passare sotto silenzio e richiede una verifica interna al Consiglio regionale, sia per accertare le responsabilità del caso che per dare attuazione concreta a quei principi di trasparenza e correttezza tanto invocati nella stessa legge regionale sulla semplificazione.

     Il Vicepresidente nazionale di Italia Nostra



Urbano Barelli

Inserito venerdì 11 novembre 2011


Redazione "La Tramontana"- e-mail info@latramontanaperugia.it
Sei la visitatrice / il visitatore n: 5229533