23/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Il complesso di colpa
L'Europa non finanzia la costruzione dei supermercati ma i progetti di tutela del territorio. Altro che sbiancare con un po' di breccino il catrame che continuiamo a far colare sulle nostre migliori risorse

                                               

 L'insediamento Ikea si può fare proprio lì, a San Martino in Campo, alle porte di Perugia e vicino alla E45 e al Tevere. Si può fare anche presto evitando la valutazione di impatto ambientale che, in casi come questi, non sarebbe proprio superflua. Tutti hanno fretta di concludere questa partita, il resto sarebbe perdita di tempo e burocrazia, quindi meglio correre. Chissà perché. La Regione, comunque, come una vecchia zia,  con una delibera dirigenziale invia alcune raccomandazioni, tra le quali c'è anche quella di non fare troppa polvere quando si dovrà spianare il terreno. Una zia puntigliosa, comunque, che di consigli ne dispensa ben diciassette, tutti di irrilevante leggerezza, tocchi di grazia sul monumentale edificio dell'arredamento fai da te. Non sollevare la polvere, dunque, e non macchiare con perdite di olio i terreni prima di cementificarli ed anche adottare tutte le precauzioni per evitare che le strade siano imbrattate dai mezzi di trasporto, come se lavorare in un cantiere di quelle dimensioni sia come ciabattare nel salotto buono all'ora del tè. Per gli accessi al cantiere si dovranno rispettare le disposizioni regionali. Perché c'è qualcuno, da qualche altra parte, che non le rispetta? Che bisogno c'è, insomma, di ricordarlo? L'accanimento sembra proprio pesante quando si raccomanda di seguire percorsi innovativi per lo smaltimento dei rifiuti. Chissà come si fa e, soprattutto, chissà se le ditte costruttrici lo faranno. Certo che gli svedesi devono essersi sentiti un po' a disagio nel veder messa in discussione da noi italiani, sempre così pasticcioni, la loro buona creanza, il senso scandinavo dell'ordine e la capacità, indiscutibile, di rispettare le regole. Forse non sono così suscettibili o forse, chissà, stanno pensando che, alla fine, non sarà il caso di insistere più di tanto dietro le complicazioni locali, questioni giudiziarie comprese, e chiudere così la partita umbra.
Ci mancava anche la Regione. Come faranno i tecnici di Ikea ad adattare i loro capannoni tutti uguali ai cromatismi della valle del Tevere e far così contenti e soddisfatti i funzionari di Palazzo Donini? andranno a rivedere i quadri del Perugino? Il giallo è il giallo e il blu è il blu, colori che figurano nella bandiera e nelle maglie della nazionale di calcio. Qual è, per una grande multinazionale, la tonalità che può piacere agli italiani? La cosa diventa ancor più interessante quando si prescrive l'utilizzo dell'asfalto con tonalità chiare per le aree di parcheggio. Insomma, spargere un po' di breccino sopra i vapori caldi del catrame. Sembrerebbe, questa, una raccomandazione di buon senso se si facesse così anche altrove, ma non si fa, e non nelle sperdute periferie perugine ma nel centro storico, in quasi tutti i vicoli e persino in piazza Morlacchi dove la nobile e un po' dissestata pavimentazione in arenaria è stata affogata sotto un strato nero di bidume. Ma non basta. La Regione chiede anche che il sacrificio di una delle poche aree agricole superstiti del comune di Perugia venga sanato trovando altre aree di pregio. Le cosiddette compensazioni. Come faranno in Comune ad inventarsi una variante dove si dovrà indicare ciò che non esiste più?
Questo girare della Regione attorno a piccole prescrizioni di dettaglio, tutti questi giri di parole sul complicato affare Ikea nasconde, alla fine, il bisogno di liberarsi da un complesso di colpa che non riguarda soltanto la rinuncia alla valutazione di impatto ambientale in un territorio che andrebbe tutelato, ma a un minimo di coerenza tra il dire e il fare, tra l'essere e l'apparire, insomma tra l'economia grigia del cemento e quella verde dell'ambiente, tra il predicare l'appartenenza alle virtù dell'economia ambientalista e il praticare le  strade di un vecchio e declinante modello di sviluppo.
Questa ambiguità che riguarda un po' tutte le nostre istituzioni non sarà sciolta sino a quando non sarà chiaro, non solo nelle stanze del potere, ma tra gli stessi cittadini alle prese con le incertezze prodotte dalla crisi, qual è la strada del nostro futuro e dove sta l'innovazione che dovrà portarci oltre i nostri orizzonti provinciali. L'Europa, per dire, non finanzia la costruzione dei supermercati ma i progetti di tutela del territorio, le scelte energetiche alternative, il valore aggiunto dell'ecologia. Altro che sbiancare con un po' di breccino il catrame che continuiamo a far colare sulle nostre migliori risorse. 
                                                                                                                                                                                         renzo.massarelli@alice.it 
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 12 novembre 2011)  



Renzo Massarelli

Inserito martedì 15 novembre 2011


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