24/01/2021
direttore Renzo Zuccherini

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Il mercato globale
Al mercatino, dove si va non per cercare ma per trovare, c'è una risposta che ognuno, fatti i propri conti, può darsi da sé, in libertà

                            
                                                      

Forse tutti stanno aspettando il Natale e, quindi, la tredicesima. Sarà questo il motivo, fatto è che i negozi sono terribilmente vuoti escludendo, si capisce, gli alimentari. Gli esperti potranno dirci quanto pesa la crisi e la scarsa liquidità in questo deserto che è il triangolo dello shopping, il quadrilatero o forse l'esagono dei negozi di corso Vannucci, via Mazzini e via Baglioni e piazza Matteotti e magari via dei Priori e via Bonazzi. La cosiddetta acropoli dove una volta si andava per rinnovare il corredo alla vigilia dei grandi cambiamenti della vita, la cresima, il matrimonio, gli anniversari speciali e che oggi ci mostra il meglio dell'abbigliamento e del vestire e, quindi, dell'apparire. Sarà il primo freddo al quale un autunno così clemente non ci ha ancora abituati o il declino di questa parte così speciale della città, ma non ci sono clienti.
Le grandi marche da diecimila euro di affitto ( al mese) aspettano le feste o, forse, semplicemente, i saldi. Certo, una sciarpa a 350 euro faticherà un po' a lasciare le luci della ribalta, ma non è detto. Forse non sono questi i prezzi che fanno paura. Di sicuro fanno impressione a chi è, diciamo, di un altro target e guarda stupito questo mondo che sembra di un altro mondo e, di sicuro, di un altro tempo.
Per capire cos'è la vita oggi e tornare alla realtà ci si deve spostare a Pian di Massiano e rifare a ritroso la via degli acquisti. Non dalla periferia al centro ma dal centro alla periferia, il sabato mattina.
Pian di Massiano è il nuovo grande mercato della città, ciò che abbiamo perso in centro e forse definitivamente rimosso. Il mercato creativo e popolare dove vanno tutti, ricchi e poveri, giovani e anziani, com'era una volta, il mercato che ancora resiste nella storia dell'uomo, nella sua memoria. A Pian di Massiano c'è proprio di tutto, come una Fiera dei morti seriale che si ripropone ogni settimana, dai vestiti alle scarpe, dalla porchetta ai salumi, dalle verdure alle mozzarelle agli oggetti per la casa. Le pentole, le stoviglie e i piatti, i calzini e le mutande, gli ombrelli, le borse, le pellicce, i giocattoli. Da dove viene questa merce? da qui vicino, come le verdure, o da molto lontano. E da dove? chi lo sa. Questo è il mercato globale che tutto confonde e tutto trasforma, la Cina e il contado perugino, il Medio oriente e le piccole fabbriche marchigiane. Il vecchio e il nuovo, l'usato e l'invenduto, i fondi di magazzino e le ultime novità.
Pian di Massiano è la più grande rivoluzione del commercio da molti decenni a questa parte, più grande dell'Ipercoop di Collestrada e dei supermercati sparsi nel territorio, perché scompagina l'ordine freddo dei banconi dove ci si perde sempre, inevitabilmente, come in un labirinto e dove tutto ci viene offerto secondo le regole  del marketing per i cacciatori dell'offerta speciale. Nel nuovo mercato globale si può andare per bisogno o per necessità, che è già un'altra cosa, o anche così, senza aver urgenza di nulla. Ma si deve cercare, mettere le mani a mollo dentro una montagna di camice, magliette, borse, nuove o anche usate, per pescare ciò che si cercava o si sperava di trovare prima di uscire di casa. Qui si possono incontrare signore eleganti alle sei di mattina, all'ora della prima scelta, accanto agli immigrati e ai nuovi poveri che non mancano mai ma che da soli non possono spiegarci le ragioni del successo di un mercato così. Non è solo il bisogno, ma la rottura di schemi che hanno fatto il loro tempo. Certo, una borsa di pelle a tre euro sconcerta. Com'è possibile? Quello di Pian di Massiano è il mercato che riporta al centro del commercio il senso del danaro, la parsimonia, il valore reale di tre euro o dell'insalata fresca e sporca di terra. Certo, si rischia di perdere il valore più profondo di ogni acquisto che sta nel rapporto tra qualità e prezzo finendo, alla fine, con il comprare non quel che vale di più ma quel che costa di meno. Nel settore alimentare sarebbe una strada disastrosa. Ma c'è davvero qualcuno che possa dirci dove sta la qualità e perché una sciarpa possa costare 350 euro? A Pian di Massiano, dove si va non per cercare ma per trovare, c'è una risposta che ognuno, fatti i propri conti, può darsi da sé, in libertà, senza percorsi obbligati.  Non è il massimo, ma è ciò che oggi ci costringe a fare il mercato globale, quello vero, che ci è incomprensibile, come le etichette di tante confezioni esposte sui banconi del supermercato.
                                                                                                                                                                           renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 19 novembre 2011)   



Renzo Massarelli

Inserito martedì 22 novembre 2011


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