25/03/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Un omicidio premeditato
La Mostra mercato dell'antiquariato e del collezionismo obbligato ad andarsene, a cambiare indirizzo

                                        

Non si uccidono così anche i cavalli? La Mostra mercato dell'antiquariato e del collezionismo, il mercatino di Piazza Italia per i perugini, che si svolge ogni fine settimana del mese, sopravvive da quasi venti anni, nonostante tutto. Cioè, nonostante la evidente avversione della istituzione più autorevole, il Comune. La cosa è davvero sorprendente perché in quel tratto nobile del centro tra la piazza dell'Unità, e quella monumentale, del Duecento, non passa soltanto la storia della città, ma anche le sue tante difficoltà di oggi, la disaffezione dei perugini, la crisi dei negozi, la liquefazione dei residenti, il disamore di molti frequentatori notturni. Di fronte a questa situazione qual è l'idea più brillante dell'assessore competente? Far fuori il mercatino, invitarlo o, meglio, obbligarlo ad andarsene, a cambiare indirizzo. Le bancarelle di Piazza dell'Unità d'Italia non rappresentano, tutte insieme, quel che si dice, semplicemente un mercatino, ma qualcosa di più. Dobbiamo ricordarglielo all'egregio assessore? ma no, dovrebbe saperlo se no, perché avrebbero dovuto dargli quella poltrona? Dovrebbe cioè sapere che il mercatino, con tutti i cinema chiusi, il mercato coperto moribondo, una rete commerciale che paga pesantemente la concorrenza dei super e ipermercati, è una delle poche occasioni che hanno i perugini di salire in centro. E non basta, perché anche i residenti stessi trovano una ragione in più per uscire la domenica mattina e restare sotto casa, senza scappare con l'auto da qualche altra parte. Il mercatino, cioè, è anche un luogo di incontro, un appuntamento ormai sedimentato nella memoria delle persone, proprio lì, in piazza Italia, e non lo si può cancellare senza offendere una comunità. In questo posto, una volta al mese, non arrivano i panini con la porchetta come talvolta succede, ma libri antichi, porcellane del seicento, documenti e testimonianze storiche e tutte le altre cose che ognuno può vedere. Come fa il dottor Giuseppe Lomurno a parlare di banchi "esteticamente scadenti" con tutto quel che si vede in centro e con tutto quel che viene tollerato dagli uffici del comune? Ha mai dato un'occhiata ai locali, per dire, che si stanno sempre più diffondendo in piazza Quattro Novembre, piazza Danti e via Bartolo?
Un mercatino di antiquariato, ma anche di cose vecchie o da collezionismo è sempre così, un po' disordinato e diseguale, con gli oggetti disposti in ordine e un po' anche a caso. Un mercatino non è una vetrina di Bulgari e neanche un luogo vagamente cimiteriale con i gazebo tutti uguali perfettamente allineati come alla fiera dei morti. Al mercatino non si va per prendere le cose di tutti i giorni e quindi, possibilmente, per risparmiare, ma per spendere in assoluta libertà per se stessi e per il piacere di comprare le cose che ci parlano della nostra cultura e della nostra storia. Iniziative come queste non andrebbero penalizzate ma fortemente sostenute come fanno tutti i comuni in Italia. A Venezia, in campo San Maurizio, il Comune trasporta a proprie spese gli oggetti dalla terra ferma con le gondole. Si fa carico, perché persino a Veneza serve una cosa come quella. A Piazzola sul Brenta, a Padova, il mercato dell'antiquariato si svolge nel piazzale di una villa palladiana e sotto le sue logge, a Roma accanto all'Ara Pacis. A Torino, Ascoli, Arezzo, Genova,  Milano, il municipio è parte attiva delle mostre, le promuove e le sostiene.
Di fronte allo stupore di tanta gente e anche all'indignazione suscitata da una decisione così improvvida, l'assessore al commercio si giustifica rischiando di peggiorare la propria posizione. Il mercatino disturba i tassisti, il grande albergo, le banche, anche se sono chiuse nel fine settimana. Qualche giorno fa i cattivi erano i residenti, ora ne arrivano altri, ma le chiamate di correo sono altrettanto fasulle. I clienti del Brufani ci godono a uscire in mezzo a tanta beata confusione tanto che ci si tuffano anch'essi. Gli spazi di piazza Italia non sono sufficienti e creano piccoli problemi di convivenza? Ma c'è il corso e piazza della Repubblica sempre perennemente occupata da trespoli, gazebo, venditori ambulanti. Perché il mercato non può andarci? è figlio di un dio minore?
L'assessore Lomurno si affaccia poi sulla balaustra dei giardini Carducci rischiando, purtroppo, le vertigini. Dice che il balcone più famoso di Perugia è tutelato dalla Sovrintendenza, il che è vero anche se la tutela riguarda soltanto la pavimentazione, e che c'è il rischio, occupandolo, di prendersi una multa. Come una multa, basta pagare una multa? Il Comune non è in grado di far rispettare i divieti e di rimuovere eventuali abusi? Qui i conti davvero non tornano perché quel posto viene occupato da diverse manifestazioni. Ci dica, assessore, quante multe sono state fatte ai giardini Carducci? e a chi, di grazia?
 La fredda determinazione del Comune nella programmazione di questo omicidio somiglia al film di Marco Ferreri, "Dillinger è morto", dove uno strepitoso Michel Piccoli passa tutto il tempo a preparare l'arma del delitto, una vecchia rivoltella. Un delitto premeditato. Intanto l'assessore ci ricorda che si tratta di un semplice trasferimento. "Un centro storico come quello di Perugia non va da Piazza Italia a Piazza IV Novembre". Vero, ma prima lo vada a dire al patron di Eurochocolate, poi se ne può riparlare.
                                                                                                                                                                                                  renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 3 dicembre 2011)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 6 dicembre 2011


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