21/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Torino, Firenze
La scuola è il luogo dove costruire le condizioni effettive per l’ascolto, dove si può insegnare il rispetto dell’altro. Questo è il miglior antidoto contro l’odio, la violenza cieca, il razzismo

Nessun uomo è un’isola...” (J. Donne)
Torino, Firenze.
Due città importanti per la cultura, per la storia, per l’economia, del nostro paese, la scorsa settimana sono state il palcoscenico di eventi tragici, che devono farci riflettere.
A Torino una ragazza di diciassette anni accusa di violenza due rom e prima che le indagini conducano, nel giro di poche ore alla verità, ben lontana da quanto dichiarato, l’accampamento brucia, bambini donne e uomini perdono, drammaticamente innocenti, le loro abitazioni.
A Firenze un uomo di cinquantaquattro anni spara ad alcuni ambulanti del Senegal uccidendone due e ferendone gravemente uno, nel pomeriggio ferisce altre due persone, sempre provenienti dal Senegal. Prima di essere preso si suicida.
Sono di fatto due situazioni diverse, ma una cosa le accomuna, l’oggetto della violenza: l’altro, quello che non mi appartiene, quello che parla un’altra lingua, prega un altro Dio, che vive nelle baracche, non ha fissa dimora, è diverso da me, ma vuole, pretende i miei stessi diritti.
Ancora una volta assistiamo a una “deriva” di valori che ci lascia attoniti e muti spettatori di una violenza che cova sotterranea i semi dell’odio verso l’altro e fa delle diversità che pure ci contraddistinguono, materia di gesti che perseguono l’annientamento dell’altro.
E’follia? Oppure è la manifestazione di una coscienza oscura e profonda che non teme di distruggere chi è specchio di noi stessi, e annulla storia e memoria di migrazioni che pure ci hanno riguardato in tempi non lontani nei quali condividevamo con altri un destino di esseri umani in transito su questa terra per cercare un avvenire migliore?
Su questa terra di tutti “nessun uomo è un’isola...” perché ha in sé pur nelle sue speciali diversità, gli elementi di un paesaggio interiore universale che tutti siamo chiamati a rendere fertile e fecondo di saperi, idee, culture, relazioni.
Allora forse dobbiamo porci alcune domande: il contesto politico contemporaneo ha contribuito a quel percorso di conoscenza e incontro con l’altro o ha piuttosto favorito e acuito elementi di divisione, scontro, sofferenza fino a determinare reato punibile con il carcere, l’immigrazione clandestina?
La bontà di un sistema sociale non dipende da come “lascia in pace” gli individui di origine culturale differente, ma da come consente a questi stessi individui, di compiere scelte, fornendo opportunità concrete di partecipazione al progresso civile, politico ed economico della comunità di cui sono parte attiva.
Il futuro dipende anche dalla capacità di ri-concepire la cittadinanza e insieme di riappropriarci del rispetto della persona come categoria fondante per le relazioni sociali e per la progettazione politica. Nella nostra società convivono e interagiscono culture, vissuti e esperienze: è un dato di fatto da cui è impossibile prescindere. Una politica per l’esercizio effettivo della cittadinanza ed il riconoscimento dei diritti implica la coscienza del nuovo contesto e dei nuovi paradigmi in cui si collocano le città e le società europee: globalità, interdipendenza, compresenza di esperienze e culture diverse, pluralità di approcci, di vissuti e di percorsi esistenziali e sociali.


M. C. E. 2
Un “ bambino straniero”, nato e vissuto in Italia, vede riconosciuto il diritto di cittadinanza, con doveri ma anche diritti e opportunità, oppure percepisce che la sua persona viene resa “invisibile” dalle istituzioni anche quando ha amici, parla la nostra lingua e i suoi genitori vivono e lavorano in Italia?
Il Movimento di Cooperazione Educativa, è da lungo tempo impegnato nell’esplicitare il valore dell’educazione come elemento essenziale per la crescita democratica, civile, morale dei cittadini contro tutti i razzismi sia del passato che dell’oggi.
La scuola si pone all’incrocio tra esperienza individuale e mondo globalizzato, come luogo di mediazione che individua e predispone le conoscenze, le relazioni e gli alfabeti necessari ad esplorare percorsi ed orizzonti non scontati, per costruire una cittadinanza non indifferente, negoziata. Ancora di più oggi crediamo che sia indispensabile assumere e consolidare nella scuola “buone pratiche” per contribuire ad accompagnare la costruzione di identità plurali e flessibili, capaci di orientarsi nella complessità del mondo.
Pensiamo a pratiche educative che mettano nella giusta prospettiva la conoscenza di culture altre, l’incontro con la diversità, il lavoro sul decentramento del punto di vista, in un clima di scambio e dialogo che consenta a tutti e a ciascuno di sentirsi pertinenti; pratiche educative che riconoscano e valorizzino i saperi pregressi, a partire dalla lingua madre, che favoriscano il recupero della memoria individuale e collettiva che permetta di sentirsi parte di una storia comune.
A noi che abitiamo il mondo, dovrebbe appartenere l’idea di terra-patria come luogo in cui realizzare la cittadinanza terrestre: questa dovrebbe costituire oggetto di insegnamento fin da piccoli.
Il nostro lavoro di educatori assume allora un valore politico per il miglioramento della società quando non sia solo “istruzione” ma quando trasmette significati e contenuti che inducono a riflettere sulla dimensione etica e civile del nostro essere “persone” e contribuiscono ad alimentare il pensiero critico, i saperi in movimento, la conoscenza “pertinente”; così come affrontare il dubbio e l’incertezza ci rende forse più consapevoli della natura e della condizione umana.
Siamo convinti che la scuola sia il luogo dove costruire le condizioni effettive per l’ascolto, dove c’è attenzione per la dimensione comunicativa e relazionale, dove si può insegnare il rispetto dell’altro.
Questo è il miglior antidoto contro l’odio, la violenza cieca, il razzismo.
Dicembre 2011

Segreteria Nazionale



Mce - Movimento di Cooperazione Educativa

Inserito giovedì 22 dicembre 2011


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