29/02/2020
direttore Renzo Zuccherini

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Umbria Acque non può ignorare il volere dei cittadini
Non solo Umbra Acque non vuole ridurre le tariffe, accettando l’esito referendario, ma si propone di fronteggiare la propria situazione di emergenza debitoria rincarando di un ulteriore cinque percento la tariffa e facendo quindi pagare agli utenti i risultati della sua cattiva gestione


Quanto apprendiamo dalla stampa in merito al pesante indebitamento  di Umbra Acque è un segnale che ci preoccupa e che rafforza la convinzione con cui abbiamo da prima partecipato alla campagna referendaria e successivamente sostenuto l'azione dei movimenti e dei comitati nella campagna di obbedienza civile.

Urge, senza ulteriore esitazione, dare seguito a quanto 27 milioni di italiani hanno chiesto votando il referendum dello scorso giugno ribadendo la necessità di considerare l'acqua un bene pubblico che non deve rispondere alle logiche del profitto e del mercato. Non vorremmo che la presidenza di Umbra Acque, a fronte di un bilancio 2010 che si chiude comunque con un attivo superiore ai due milioni di euro, punti ad evidenziarne strumentalmente le voci di indebitamento allo scopo di imporre ai cittadini un ulteriore ed inaccettabile aumento della tariffa. Il carattere fallimentare della gestione è ampiamente documentato dalle oltre cinquanta denunce di non conformità per scarichi dei depuratori collezionate nel corso del 2011 e francamente crediamo che questo possa essere, da solo, sufficiente a suggerire al gestore di venire a più miti consigli.

I cittadini  umbri, costretti, come tutti gli italiani, ad accollarsi le spese dei disastri provocati dal malgoverno Berlusconi non possono sostenere anche i costi degli errori di chi doveva gestire correttamente un bene pubblico e non per farne esclusivamente un profitto.

Umbra Acque sostiene che se, come ha deciso il referendum, si togliesse dalle bollette dell’acqua il 7% corrispondente alla remunerazione del capitale investito, ciò “avrebbe effetti potenzialmente dirompenti sull’equilibrio economico-finanziario del Piano e del gestore. Il C.d.A. sarebbe chiamato a valutare la necessità di scelte drastiche e dolorose (blocco degli investimenti, riduzione del personale, etc..)”.  Ci sembra francamente un ricatto improponibile e ci auguriamo rimangano voci senza conferma.  Inoltre, non solo Umbra Acque non vuole ridurre le tariffe, accettando l’esito referendario, ma si propone di fronteggiare la propria situazione di emergenza debitoria rincarando di un ulteriore cinque percento la tariffa e facendo quindi pagare agli utenti i risultati della sua cattiva gestione.

L'Italia dei Valori agirà attraverso gli organismi opportuni  in coerenza alle posizioni più volte espresse a fianco dei cittadini e per la ripubblicizzazione del servizio idrico, un percorso che inizia già a vantare alcuni esempi virtuosi sul territorio nazionale, esempi che forse sarebbe opportuno analizzare ed attuare anche nella nostra regione.

 

 

Claudio Santi, Responsabile Dipartimento Ambiente, Acqua, Energia, Rifiuti 

Giorgio Foresti, Responsabile rapporti con i Comitati e le Associazioni

Matteo Minelli, Coordinatore Dipartimento Giovani



C.Santi, G.Foresti, M.Minelli


Inserito giovedì 29 dicembre 2011


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