16/01/2019
direttore Renzo Zuccherini

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I due colossi
I cosiddetti grandi marchi si scelgono un posto dove andare e il comune ratifica con l'ennesima variante al piano regolatore. La crisi economica dovrebbe imporci di cercare modelli alternativi, invece siamo sempre lì a costruire centri commerciali


                                                          

Non ci vuole molta fantasia per fare previsioni, almeno su questo aspetto, sul nuovo anno. Finita l'era delle grandi opere ora ci aspetta quella delle grandi strutture commerciali specializzate, cioè dei megastore. Grandi due volte. Perché non si tratta di posti dove si va per la spesa della settimana ma per qualcosa di più sfizioso e di più impegnativo. Siccome in tutti questi anni non ci siamo fatti mancare nulla non si poteva dire di no a Decathlon, colosso francese degli articoli sportivi, dopo aver già spalancato le porte a un altro colosso, a Ikea. Gli svedesi staranno, come è noto, a sud di Perugia, a San Martino in Campo, i nostri cugini d'oltre Alpe a nord, a Olmo. I primi al centro di una splendida campagna, i secondi nel bel mezzo del più grande guazzabuglio commerciale dell'Umbria. Tutti e due ai limiti  dei confini comunali come se ormai non ci fosse più nulla da occupare se non i margini estremi del territorio, gli ultimi scampoli rimasti invenduti nel grande campionario del mattone che è, com'è noto, il piano regolatore. La nuova frontiera non c'è più, gli spazi infiniti del Far West svaniti, come un sogno al mattino. Si tratterà, in tutti e due i casi, di fare una variante a questo benedetto piano che prevedeva, si può immaginare, di tutelare troppo terreno agricolo con il quale non si mangia più ormai da un sacco di tempo.Per questa ragione il consiglio comunale ha già dato il via ai francesi, maggioranza e opposizione, con i voti contrari di due pericolosi estremisti, uno dei destra, Giorgio Corrado, e uno di sinistra, Pierluigi Neri, gli unici a far da ostacolo alle maggioranze bulgare che si formano ogni volta che si parla di grandi investimenti immobiliari.
Questo progetto che porta il nome di Decathlon è davvero una bellezza perché non offre solo il cavallo ma anche la pista sulla quale galoppare. Uno si compra una tuta e poi può uscire subito a farsi una corsetta. Offerta dalla ditta. Piste, prati, campi da gioco, tutto gratis. Grande idea. Abbiamo un grande spazio in centro come il Santa Giuliana dove vanno ad allenarsi quattro gatti, però ora possiamo rimediare alla carenza di vocazioni con impianti più alla moda. Abbiamo un bel percorso verde a Pian di Massiano dove c'è posto per tutti, ricchi e poveri, giovani e anziani, che però le scarpette se le portano da casa e corrono per consumare semplicemente un po' di grasso superfluo.
L'impianto di Olmo, al confine con il comune di Corciano, farà crescere i problemi di mobilità in una zona dove il traffico si muove un po' a caso lungo strade tracciate un po' a caso tra gli spazi lasciati liberi un po' a caso dai capannoni. Così per tutti gli ettari agricoli che ora diventeranno commerciali e che non avevano bisogno di strade ora si dovrà fare anche questo sforzo. Disegnare una strada tutta nuova, una bella bretella sulle pendici di una collina. Nessun problema. Pagano, ci hanno detto, i francesi. Invece paghiamo sempre noi con questa distruzione senza fine dell'equilibrio territoriale, degli spazi nei quali dovremmo vivere in modo un po' più decente.
Ora, non si tratta di far la guerra ad ogni nuovo impianto commerciale, non è questo il problema, ma non si può nemmeno accettare che ogni volta che arriva un grande marchio non ci si chieda mai se le richieste che vengono fatte sono compatibili con una seria gestione del territorio e con la difesa di un po' di verde pubblico. Così non svendiamo soltanto la nostra capacità di governare economia e sviluppo ma la stessa autonomia, la forza del potere locale. I cosiddetti grandi marchi si scelgono un posto dove andare e il comune ratifica con l'ennesima variante al piano regolatore. La crisi economica dovrebbe imporci di cercare modelli alternativi, invece siamo sempre lì a costruire centri commerciali. Da domani, che non è solo un altro giorno ma anche un altro anno, dovremo cominciare a chiederci cosa si possa fare per cambiare questa logica vecchia e perdente. 
                                                                                                                                                                                                  renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 31 dicembre 2011)
    



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 4 gennaio 2012


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Commenti

Nome: antonella
Commento: e poi ci si chiede come mai la gente non frequenta più il centro storico!!!

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