22/01/2021
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Chi paga per i costi sanitari nelle aree industriali a rischio?
Tratto dal foglio informativo dell'associazione Le Vie della Salute - n.7 -12/2008

Nota della redazione LeVie della Salute: Prendendo spunto dal seguente articolo ci chiediamo chi paga per i danni ecologi in genere?

Le notizie drammatiche sulle degradate condizioni ambientali e sanitarie di Taranto - ma possiamo ben dire di tutta la l’area ionico-salentina - stanno occupando la ribalta dei media ormai da oltre un anno, cioè da quando l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale ha iniziato, anche su sollecitazione dei movimenti dei cittadini, a misurare le pericolose diossine ai camini dell’acciaieria. Questa perdurante attenzione, che contraddice le regole effimere della comunicazione di massa, dimostra più di ogni altra cosa che la consapevolezza delle conseguenze ambientali ed umane di certe produzioni industriali, ancorché non recenti, si sono ora insediate saldamente nella coscienza delle popolazioni le quali non accettano più di esporre al ricatto occupazionale il loro diritto alla salute. Accanto all’area di Taranto al cui inquinamento concorrono l’industria siderurgica, petrolchimica e cantieristica, anche quella di Brindisi soffre per l’inquinamento industriale correlato alle attività energetiche e chimiche, per richiamare le ragioni che indussero il legislatore alla fine degli anni ‘80 a definire entrambi i capoluoghi, con alcuni comuni limitrofi, aree ad alto rischio di crisi ambientale. E poiché gli inquinanti, soprattutto quelli emessi in aria, non rispettano i confini amministrativi ma si spandono ovunque possono infiltrarsi o essere trasportati, anche la provincia di Lecce registra  dati sanitari tipici delle realtà limitrofe che ospitano le predette concentrazioni industriali. Bisogna però chiarire qualche inevitabile distorsione mediatica: Taranto non è solo diossina ma molti altri tossici e cancerogeni, ben conosciuti e censiti negli appositi registri pubblici ma poco noti alla gente comune che quotidianamente li ingerisce e li respira . E così anche Brindisi non è più solo CVM o la tanto declamata CO2 ma benzene ed altri cancerogeni e metalli pesanti.

Dopo anni di studi e controlli ormai di dominio pubblico si può tranquillamente affermare che in queste aree le popolazioni si sono maggiormente ammalate rispetto alle aree meno industrializzate della regione. Queste evidenze possono essere ben rappresentate da alcuni numeri. Nel quinquennio 1990-1994 nell’area a rischio di Taranto, composta da quattro Comuni, sono stati registrati 550 decessi in più rispetto al resto della Regione, 110 all’anno, nel sesso maschile, e 180 in quello femminile, cioè 35 all’anno. Nello stesso periodo, nell’area a rischio di Brindisi , anche questa composta di quattro Comuni, l’incremento è stato di 180 decessi nel solo sesso maschile, 35 l’anno. Il dato di Brindisi è confermato anche in anni più recenti: 30 decessi in media in più all’anno sono imputabili al suo status di area a rischio. Si intendono qui decessi per ogni causa e non solo per tumori dato che i diversi inquinanti sono responsabili di un ampio ventaglio di malattie. Oltre al numero complessivo oggi siamo in grado anche di stabilire per ciascun decesso e malattia il grado di probabilità con cui essi possono essere stati causati dall’inquinamento ambientale nonchè da quale delle sue fonti.

Ovviamente tutto ciò è possibile conoscere purché lo si voglia. Ma le istituzioni sanitarie e scientifiche che insistono su questo territorio lo vogliono davvero? Questo è il cuore dello scontro in atto ai più diversi livelli, quello che tende al controllo ed al comando dei centri della conoscenza per il ruolo che giocano, studiando questo o quel fenomeno, intervenendo su questo o quel problema, nella partita tra il profitto e la salute. Le istituzioni civili e politiche oggi hanno ottenuto dalla scienza, da quella parte che in questi anni si è faticosamente sottratta al comando dell’occultamento, numeri precisi sui costi umani di un certo tipo di industrializzazione.

Finora purtroppo i costi delle malattie sono stati tutti a carico degli ammalati e della collettività attraverso gli indennizzi previdenziali e la spesa sanitaria (l’ultima relazione sullo stato di salute nella provincia di Brindisi registra nel primo quinquennio del nuovo secolo un’esplosione del ricorso alle cure mediche). Al contrario i profitti sono stati solo minimamente scalfiti ed anche i benefici previdenziali sono stati ottenuti con estrema difficoltà dai danneggiati, soprattutto dai lavoratori ammalati e dalle loro famiglie.

La scienza medica ha cominciato a svolgere la sua parte attraverso l’epidemiologia ma i medici, soprattutto quelli di famiglia, possono ancora meglio disvelare le cause dei danni alla salute, denunciando, come è loro dovere, le malattie lavorative e ambientali ed i pericoli dell’incenerimento dei rifiuti come hanno avuto il coraggio di fare i loro colleghi francesi Ma anche i rappresentanti politici non possono più tacere di fronte a questi misurabili danni e devono esigere per quanto possibile la loro riparazione opponendosi alle cause già note di tanta sofferenza e a quelle incombenti: incenerimento dei rifiuti anziché riutilizzo, centrali a biomasse e a combustibili vegetali piuttosto che risparmio energetico e microproduzione di energia.

Brindisi, 31 ottobre 2008



Dr. Maurizio Portaluri di Medicina Democratica. Da www.asinistra.net dell’ 8.11.08

Inserito mercoledì 3 dicembre 2008


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