26/05/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Le case del comune
Si nega l'ultima possibilità storica ai ceti popolari di poter restare nel centro, dal quale, al contrario, vengono cacciati


                                                    LE CASE DEL COMUNE

Li chiamano i gioielli di famiglia e in tempi di austerità vengono considerati non più strategici. Gli enti pubblici devono occuparsi di un sacco di cose mentre le entrate continuano a scendere. Da qui la necessità di liberarsene per fare cassa e occuparsi di cose più importanti. Tra i gioielli di famiglia ci sono le farmacie, i parcheggi, i mercati coperti, gli asili e le scuole, le società di servizio, le municipalizzate, gli immobili in genere, le case. Liberarsi del patrimonio pubblico o continuare a gestirlo? Dipende dai tempi in cui si vive. Quello attualmente prevalente pende verso le cosiddette privatizzazioni, magari tra qualche tempo torneremo a considerare la proprietà pubblica un valore e la sua oculata gestione e valorizzazione un dovere e, magari, un vantaggio.
Ora c'è la possibilità per il Comune di vendere il proprio patrimonio edilizio che viene presentato in questi giorni sulla stampa come una specie di saldo di fine stagione. I saldi immobiliari del comune di Perugia sono molti e anche importanti, solo che non si vendono, così che il prezzo cala ogni volta, come quello del complesso edilizio di via Oberdan, posto sulle pietre etrusche del Sopramuro e davanti alla valle umbra e ad Assisi. Quegli spazi che erano stati sino a un secolo fa del vecchio ospedale, dovevano diventare alloggi per famiglie a basso reddito grazie a contributi pubblici regionali. Una scelta esemplare. Niente, a Palazzo dei Priori hanno pensato, dopo la ristrutturazione, che fosse stato più vantaggioso rinunciare ai fondi pubblici e vendere senza vincoli. Andare, come si dice, sul mercato. Il risultato è che queste case che dovevano avere una destinazione popolare e che secondo questo obiettivo erano state progettate sono, dopo almeno tre anni, in parte ancora lì, invendute. Adesso si aspetta il risultato di un'asta a prezzi ribassati sperando che non finiscano, come capita spesso in questi casi, nelle mani dei furbetti del quartierino, dei professionisti, insomma, del ramo. Chissà se alla fine il Comune ci avrà guadagnato qualcosa o qualcosa, invece, ci avrà rimesso avendo, in ogni caso, perso l'occasione di compiere una buona e socialmente meritevole azione. Ma questa, anche se non è finita, è già una vecchia storia perché ora ci sono da vendere duecento immobili di proprietà del Comune in diverse parti della città e anche nel centro. Roba non strategica, si capisce, anche perché occupata da vecchi assegnatari che dovranno acquistarle con il vantaggio di uno sconto, oppure togliere il disturbo. Sembra incredibile che l'ente pubblico più vicino al respiro sociale di una comunità si possa comportare come l'ultimo dei padroni di casa. Pare che nessuno verrà lasciato in mezzo a una strada, una soluzione alternativa da qualche parte verrà trovata.
 Perché il Comune si incammina per strade così impervie, socialmente parlando? L'assessora all'urbanistica la racconta così. Troppi fastidi burocratici, troppe manutenzioni da fare, troppa confusione con le liste degli aventi diritto. Con queste nobili giustificazioni si nega l'ultima possibilità storica ai ceti popolari di poter restare nel centro, dal quale, al contrario, vengono cacciati per sempre. Quando queste famiglie avranno fatto fagotto, i nostri amministratori non potranno più prendersela, a proposito dello spopolamento del centro storico, con i proprietari esosi o con i ricchi possidenti che si trasferiscono in campagna per affittare il loro quartierino del centro agli studenti per il semplice motivo che loro appaiono ai nostri occhi niente affatto migliori. Cosa ci diranno, che in centro potrà restare solo chi se lo può permettere? Probabilmente, perché non c'è nient'altro sotto il vestito del re. Solo quattro conti da condominio che, peraltro, non tornano mai. E pensare che parliamo delle case del Comune, del nostro patrimonio pubblico che stanno, ovviamente, valorizzando.
                                                                                                                                                                                                 renzo.massarelli@alice.it
(per il Coriere dell'Umbria, sabato 14 gennaio 2012)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 17 gennaio 2012


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