15/07/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il tesoro di famiglia
Il vecchio Borgo d'oro perde diciotto famiglie: è questa la politica di salvaguardia di un centro storico come quello di Perugia?

                                             

Ormai sin lassù non ci arriva più nessuno, a meno che non ci tenga la casa. Corso Garibaldi è lungo e tutto in salita e così al massimo si sale sino al cinema comunale che è piccolo ma anche raro nella parte antica della città. Così qualcuno ci arriva sempre ma solo sin lì. Il borgo a quel punto è quasi finito anche se manca tutto il meglio e cioè i grandi monasteri, il Tempio, il Cassero e poi il lungo viale fuori le mura che conduce a Monteripido, il convento francescano. La bellezza senza fine di Porta Sant'Angelo è soltanto per cento famiglie, ormai, cento fuochi e non più di duecento anime. Diciotto di questi fuochi si accendono la sera nelle case del comune in tre palazzi semideserti che a vederli da fuori sono bellissimi, ma solo a vederli da fuori. Dentro tutto tace tra muri scrostati, polvere, macchie di umido, appartamenti già abbandonati da tempo. In Via della Cera c'è l'ex oratorio dei salesiani, il Penna Ricci, con accanto il vecchio cinema dove sono cresciuti, indisturbati, tre alberi, dritti, davanti allo schermo bianco. Tutte case popolari, come al numero 165 di Corso Garibaldi, un palazzo con il portone e le finestre incorniciate in pietra scolpita. Palazzi plebei dentro e patrizi fuori.
In questi gioielli corrosi dall'incuria, ai limiti della città storica e al centro di un grande passato, vivono da un sacco di tempo vecchi pensionati, immigrati, uomini soli, poveri cristi. Anche qui arriva ora la grande alienazione delle case comunali, al Borgo d'oro, dove i palazzi sono troppo belli per essere pubblici e troppo malandati per essere privati. Dunque, o si compra o si smamma. Troppo complicato restaurare e, quindi, valorizzare un grande patrimonio pubblico, le scelte sono nette. Si vende, sia pure con lo sconto del trenta per cento per i vecchi inquilini, o all'asta dopo aver liberato gli appartamenti. Le famiglie che non ce la fanno a comprare verranno sistemate da qualche altra parte, in altri alloggi dell'Ater, l' istituto delle case popolari. Brutta storia questa per un'amministrazione di centrosinistra perché, da qualunque parte la si guardi, resta sempre qualcosa che non torna. Intanto c'è da chiedersi perché nelle case popolari non esista la parola manutenzione e tutto venga con il passare del tempo lasciato nel degrado. "Ci vendono le case e ci comunicano il prezzo senza neanche averle mai viste", dice un inquilino. Di sicuro il vecchio Borgo d'oro perde diciotto famiglie o quelle, almeno, che non saranno in grado di trovare in pochi giorni dentro il cassetto centomila euro. E' questa la politica di salvaguardia di un centro storico come quello di Perugia?
Le vecchie regole del buon governo imponevano ai pubblici poteri senso civico, rispetto per le famiglie svantaggiate e per le nuove povertà. Questa promessa che dice: "non le lasceremo in mezzo a una strada" suona male e nasconde una cattivissima coscienza. Una volta l'avrebbero definita una scelta classista, un pessimo modo per assecondare il mercato delle grandi convenienze private. Chi mai arriverà domani in queste case belle e disgraziate in cima al vecchio borgo popolare della città ricca e borghese? Le operazioni che abbiamo già visto da altre parti non sono incoraggianti e come tutti i conti fatti sulla carta nel chiuso di qualche ufficio rischiano di non tornare. Siamo amaramente di fronte a una pura operazione immobiliare e non si vede all'orizzonte un progetto di recupero organico, un disegno nuovo per un borgo bellissimo che sta morendo. Tra qualche tempo avremo ancor di più case fantasma, condomini groviera mezzi vuoti e mezzi pieni, ancor più degradati, senza un'autorità pubblica in grado di coordinare alcunché. Il tesoro di famiglia, quel grande patrimonio pubblico dal quale si poteva partire per impedire la lenta decadenza non solo di un borgo nobile e popolare come Porta Sant'Angelo ma di tutto il centro storico di Perugia si sta disperdendo in tante piccole operazioni da agenzia immobiliare. E' vero, con i contratti di quartiere si dovrà recuperare il complesso della torre degli Sciri, in via dei Priori, e quello di Santa Maria Nuova, in via Pinturicchio. Stiamo aspettando, così come il ritorno a nuova vita di palazzo Bianchi, in piazza Morlacchi, già ristrutturato. Si tratterà di capire se in questo grande rimpasto del tesoro di famiglia c'è un'idea di città e anche un posto, alla fine, per quei ceti popolari che non ce la fanno da soli. Compito troppo gravoso per il debole riformismo di oggi?
                                                                                                                                                          renzo.massarelli@alice.it 
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 21 gennaio 2012)



Renzo Massarelli

Inserito martedì 24 gennaio 2012


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Commenti

Nome: Simonetta
Commento: Questo non è che l'ultimo di una serie ,purtroppo lunga e di lontana origine,di una cieca gestione della città e soprattutto del patrimonio urbano!! Se osserviamo i nostri quartieri più degradati hanno iniziato il loro declino nello stesso identico modo!!si comincia col ricattare gli inquilini e gli artigiani commercianti ,li si costringe allo sgombero e si avvia una bella operazione immobiliare di sicura rendita!!anche se con il calo momentaneo di iscrizioni universitarie e la crisi che incalza magari si dovrà procedere più lentamente,ciò oltre tutto permetterà solo alle grandi agenzie ed a chi avrà disponibilità economica con conseguente ed ovvio rischio di infiltrazioni delinquenziali!! tutto come sempre!

Nome: antonella
Commento: Quanta tristezza! che dolore vere i nostri bei borghi abbandonati e in mano alla delinquenza. Ovviamente la politica di espansione delle periferie ha portato all'abbandono della Perugia vecchia. D'altra parte se si considera che le nuove periferie sono dotate di tutti i confort (centri commerciali compresi) ci vuole solo tanto coraggio per continuare a vivere in un borgo morente e senza neanche un negozietto per gli approvvigionamenti quotidiani (a meno che non ci accontentiamo di cibo cinese o arabo).

Nome: stefano
Commento: Il solito grande bluff in cui a parole l'amministrazione comunale annuncia fuoco e fiamme per far tornare i nuclei familiari nell'acropoli. In pratica nulla di tutto ciò ovviamente avverrà, col risultato di un centro storico sempre più vuoto e desolato..un posto che oramai ha una nomea pessima e dal quale i più purtroppo si tengono alla larga. Che dire? Ricordiamocene quando si va a votare.

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