21/05/2019
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Chi vive da solo non ha meno diritti di chi vive in famiglia
Il singolo è ancora un cittadino italiano con doveri, bisogni e diritti da conquistare

Io mi sento offesa, sospesa dalla cittadinanza italiana linguisticamente e socialmente. I giovani dicono spesso giustamente: “Ci hanno rubato il futuro” e noi singoli cosa diciamo del fatto di essere spariti? Cancellati con un colpo di spugna dai media, dalla politica, dalla realtà.
Ci hanno rubato l’esistere. Perché siamo “single” a vario titolo, per scelta o per situazioni le più diverse. Il fatto è che non siamo “famiglia”: il soggetto sociale che sento nominare ossessivamente (quando non si tratta sacrosantamente di disoccupate/i) è questo da sempre caro all’immaginario e alla cultura di un popolo che “tiene famiglia”, appunto!
Pur essendo tempi in cui si preferisce parlare giustamente di doveri e responsabilità e non di diritti, non dobbiamo dare questo atteggiamento per accettato, senza neanche discuterne.
Il singolo è ancora un cittadino italiano con doveri, bisogni e diritti da conquistare.
Si parte solitamente dal presupposto che chi non convive o non ha figli sia esente da problemi e non abbia conti da presentare a questa società. Tanto per ricordarne uno, vogliamo chiedere alle nostre istituzioni chi all’ottanta per cento assiste gli anziani in una famiglia dove gli altri figli, perché hanno famiglia a loro volta, sono latitanti? Mi sembra siano le donne singole. O forse le madri e i padri divorziati, i vecchi non sposati, gli omosessuali non mangiano, non si ammalano, non amano, non pagano le tasse come gli altri?
Riconoscere almeno l’esistenza di queste minoranze, citarle con il loro nome, porsi come obiettivo (se non il primo) la questione dei loro diritti civili e realizzarne le condizioni, dovrebbe essere un impegno di civiltà di qualsiasi governo.
Chiunque sia a governarci domani (si spera non la nota volgarissima armada), vuole per piacere tornare a citarci  nei notiziari, nella stampa, nella realtà come cittadini e tutelarci come quelli con prole e famiglia?
Ridate ai giovani il futuro e a noi l’identità, che non consiste necessariamente nello stato di famiglia più numeroso, fatto quindi di più consumatori e così caro alla chiesa e alla politica.



Olga Di Comite

Inserito giovedì 2 febbraio 2012


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Commenti

Nome: gabriella maria
Commento: Ringrazio l'autrice dell'articolo per aver riportato l'attenzione sulle persone che vivono da sole, se non altro perché questa attenzione è perlopiù riservata quasi totalmente alle famiglie classiche, quelle formate da due genitori e un certo numero di figli, quando non sono poi modernamente allargate, come tutte quelle che riscuotono tanto successo sugli schermi televisivi. Non sono molto informata, e non so se i cittadini che vivono da soli (basta con questo vocabolo "single" e con le sue connotazioni frivole) godano di meno diritti, forse no. So soltanto che sarebbe ora di uscire da schemi consolidati e di guardare agli individui con occhi nuovi. Chissà che il cambiamento non cominci da qui...

Nome: claudio Santi
Commento: Una agevolazione io l'ho trovata! Grazie all'assessore Tomassoni il pagamento del ticket è riservato a chi presenta un reddito "familiare" (non Isee) di 36 mila euro. Cosi una famiglia di 4 persone con un reddito complessivo (moglie + marito, o compagna + compagno) di 36 mila ed 1 euro paga il ticket per tutti e quattro i componenti, un "single" con un reddito di 36 mila - 1 euro non paga il ticket. ... Non credo che la soluzione sia la difesa di classi, né la necessità di riconoscimenti "etnici" ma semplicemente la necessità di regole e leggi eque che guardino al cittadino, ai suoi diritti e non solo alle casse. Poi se il cittadino è singolo sposato accompagnato separato divorziato .... a chi importa?

Nome: miriam
Commento: I diritti sono della persona e del cittadino, non della famiglia! Un'istituzione che non esiterei a definire perversa come il matrimonio, perché obbliga a convivere e a condividere per sempre. Un concetto che fa molto comodo alla chiesa cattolica per controllare e condizionare le coscienze e le menti- In realtà, famiglia o no, nella vita di fronte alla esistenza siamo tutti singoli, soli ed unici, quindi uno Stato che si rispetti, almeno nel 2012, ben lontano dall'epoca medievale (ma è davvero così?) dovrebbe occuparsi dei singoli cittadini e non di famiglie o clan che dir si voglia!!

Nome: matilde
Commento: Il fatto è che il singolo/a è uno,allora mi chiedo se questo tempo è fatto per i singoli che vivono insieme o per gli uni confusi agli altri; insomma non il frutto ma la marmellata! Essere cittadino richiede individualità responsabili. Penso che dobbiamo coniugare in modo nuovo la nostra individualità, singolarità con la famosa "famiglia",che ormai è "famiglie".

Nome: Fiorenza
Commento: Il conservatorismo italiano continua a focalizzare l'attenzione sulla famiglia tradizionale con la conseguente diffusione di una disparità nei diritti. Solo chi è coniugato gode di particolari diritti di priorità (concorsi pubblici, trasferimenti, mobilità, assegnazione case popolari) e di agevolazioni (mutui per l'acquisto della prima casa). Possibile che nessuno informi che oggi in Italia non fanno vita di coppia ben 5 milioni di persone, ovvero l’11% della popolazione? L'unica attenzione rivolta ai singoli è quella di far trovare loro un compagno, di invitarlo a iscriversi a club, di farsi una vacanza... ah, no, ne ho trovata una sui diritti, l'ANIS per la tutela dei single, ma cosa fa? Chi lo sa? Non si conoscono le attività.

Nome: Antonietta
Commento: Spesso la famiglia è l'unico sostegno (penso ai disoccupati, giovani e non giovani), e chi è solo non ha nemmeno questo sostegno: ma non è lo stato che pensa alla famiglia, mi pare che si faccia una gran retorica ma pochi fatti

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