24/04/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Il marchio verde della regione
Se nei programmi della Regione primeggiano due opere come il nodo di Perugia e l'autostrada, il logo ecologico non basterà a far crescere il sapore ambientale delle nostre esportazioni

                                      

Tra qualche tempo a Palazzo Donini avranno tra le mani un marchio di sostenibilità ambientale che possa accompagnare in giro per i mercati del mondo quelle aziende che si mostrano, nelle loro produzioni, attente ai problemi ecologici. Una specie di garanzia offerta dalla terra di San Francesco. Il bando è pubblicato sulla gazzetta ufficiale della Regione e, sia pure con il linguaggio criptico e un po' contorto di tutte le deliberazioni burocratiche, mostra di volersi misurare, sia pure a fatica, oltre che con la sintassi, con i temi della nostra modernità, come, appunto, quelli della salvaguardia ambientale. Con questa garanzia alle spalle, si spera, le aziende saranno più credibili e potranno vendere con più facilità i loro prodotti e al tempo stesso "promuovere il territorio e accrescere l'immagine della Regione Umbria come luogo dell'eccellenza ambientale".
I creativi che partecipano al concorso per il marchio dovranno mostrare tutto il loro ingegno perché questa regione che è già, come si ricorda nella stessa deliberazione dirigenziale della Giunta, cuore verde d'Italia, non è un posto qualsiasi. Ci sarà da lavorare, se non altro per non ripetere l'esperienza non proprio felice del Comune di Perugia che ha reso più attraenti le vetrine della città con un marchio che somiglia a un cuore, ma può essere una mela o forse, più verosimilmente, una patata. Questo per dire che quello delle immagini grafiche è un terreno piuttosto scivoloso, anche se non sempre. Il marchio che rappresenta Perugia e Assisi candidate capitali europee della cultura riesce a trasmettere, o almeno questa sembra essere l'intenzione, il dinamismo del gotico, la verticalità di due straordinari centri storici, lo sguardo alto verso il cielo, un senso di gioia allo stato puro, come nel Cantico delle creature. Naturalmente, il marchio è solo il primo passo e da solo certamente non basta a convincere i professionisti dei giochi delle apparenze e del sembrare. Questa idea del marchio di sostenibilità ambientale sembra messa lì, come a nascondere, alla fin fine, una non invisibile coda di paglia. L'Umbria è già il cuore verde di un grande paese dove non mancano, nonostante tutto, le ricchezze naturali e ambientali e quelle create dalla mano dell'uomo. E' conosciuta in tutto il mondo per questo. Il suo slogan ecologico è così famoso che si può rintracciate per un milione d volte nei siti internet. La parola Umbria dovrebbe bastare, ma evidentemente le cose non stanno così. Ci vuole qualcos'altro. Il marchio, appunto, il logo ambientalista.
"La Regione Umbria - è scritto nella delibera - attraverso il marchio intende favorire l'internazionalizzazione delle imprese e aumentare la competitività dei prodotti sui mercati esteri nei quali risultano molto più sviluppate che in Italia le politiche inerenti la valutazione dell'impatto ambientale dei prodotti". Il discorso non è molto chiaro, forse volevano dire semplicemente che all'estero i problemi ecologici sono considerati una cosa un po' più seria che in Italia. La valutazione dell'impatto ambientale, la cosiddetta Via, invece, è tutta un'altra cosa. E' quella, per dire, che la Regione non ha imposto nella valle del Tevere dove si vuol realizzare, al centro di un ambiente irripetibile, e a due passi da Perugia e Deruta, una specie di città commerciale della quale si conosce l'inizio, ma non ancora la fine. Dove arriverà, a Ponte Felcino o a Umbertide?
Se nei programmi della Regione primeggiano due opere a "sostenibilità ambientale" sotto lo zero e dalla dubbia utilità come il nodo di Perugia e addirittura l'autostrada con tutte le opere accessorie al seguito, si può essere certi che il logo ecologico non basterà  a far crescere il sapore ambientale delle nostre esportazioni più virtuose. Dovremmo provare a restare il cuore verde d'Italia, almeno fin che dura. Sarebbe già abbastanza. 
                                                                                                                                                                                          renzo.massarelli@alice.it
                                                                 
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 18 febbraio 2012)
 



Renzo Massarelli

Inserito lunedì 20 febbraio 2012


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