25/02/2020
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Quale turismo per l'Umbria?
La visione della filiera territorio-ambiente-cultura presuppone una maggiore vicinanza al silenzio, alla riflessione, ai ritmi lenti: ma a questa visione è necessario dare uno sbocco concreto per le persone che abitano e lavorano in Umbria

Sono alcuni giorni che sui giornali si rincorrono prese di posizioni, opinioni e interventi sulla tematica del turismo in Umbria.
Per questo ringraziamo Brunello Cucinelli ed Eugenio Guarducci,  due personalità di spicco nel contesto imprenditoriale dell’Umbria. 
Vorremmo arricchire il dibattito con alcune considerazioni che derivano dall’esperienza di anni di attività come piccola azienda  che opera  nel campo del turismo sostenibile ed educativo.
Da anni infatti svolgiamo la nostra attività sulla Polvese con  servizi di didattica e turismo ambientale e con percorsi articolati sulle tematiche del territorio che hanno contribuito a qualificare l'Isola  in ambito regionale e nazionale. Inoltre facciamo parte del gruppo promotore dell'Ecomuseo del Paesaggio del Trasimeno dove operiamo attivamente come facilitatori ecomuseali anche per qualificare il comprensorio  con un turismo che valorizzi saperi e valori dei suoi abitanti.
Reputiamo riduttiva la contrapposizione fra turismo di qualità e grandi eventi perché non consente di andare al cuore del problema e di promuovere una azione congiunta fra imprese e politica sulla tematica del turismo di qualità e sostenibile.
I grandi eventi sono sicuramente accattivanti dal punto di vista mediatico e danno un contributo non indifferente nel promuovere anche l’immagine complessiva del territorio.
D’altra parte va considerata la quantità di energie e risorse che è necessario mettere in campo per la loro riuscita e lo “stress” territoriale e sociale che provocano gli alti numeri concentrati in tempi relativamente ristretti.
Le problematiche relative ai picchi di utenza dei grandi eventi sono ben note e in un territorio come quello umbro, caratterizzato prevalentemente da una ricettività diffusa a gestione  familiare o di piccola impresa, è probabile che le ricadute auspicate siano molto contenute.
Sicuramente il tipo di attività che svolgiamo, come molte altre piccole imprese della filiera territorio-ambiente-cultura, presuppone una maggiore  vicinanza al silenzio, alla riflessione, ai ritmi lenti e, per questo, la visione di Brunello Cucinelli ci trova concordi. 
Ma a questa visione è necessario dare uno sbocco concreto per le persone che abitano e lavorano in Umbria. La Regione, che in molti documenti di programmazione, identifica nella crescita del  turismo sostenibile ed ecocompatibile una delle leve per lo sviluppo del territorio, dovrebbe  sfruttare questa ulteriore opportunità di discussione per raccogliere le idee e le esperienze del territorio e programmare azioni concrete a sostegno di un turismo di qualità ecostenibile.
Un turismo che,  offrendo servizi con uno standard di qualità riconosciuto, valorizzi la ricettività diffusa sul territorio ed il sistema paesaggistico, contribuisca alla stabilità degli occupati, crei nuove opportunità di lavoro e di impresa, rispetti e valorizzi le identità sociali e culturali della popolazione, stimoli la cura del territorio e le relative attività di conservazione.
Sostanzialmente: sostenere in modo chiaro e qualificato le esperienze di “Ecoturismo Umbro” già  proposte da molti operatori che possono essere fatte crescere con costi molto contenuti rispetto a quelli sostenuti dalle Amministrazioni per i grandi eventi.
La Politica dovrebbe a questo punto riflettere sugli interventi a sostegno di attività ed esperienze molto diverse fra loro e mettere in campo strumenti per monitorare gli effettivi ritorni in termini economici, sociali e ambientali delle risorse erogate.

Centro di Esperienza Ambientale di Isola Polvese
Plestina Soc. Coop.
3478489578    info@plestina.it  www.polvese.it



Caterina Longo

Inserito lunedì 27 febbraio 2012


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