18/06/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Dopo Gubbio
C'è chi pensa che ormai, come nella Russia di Gorbaciov, il sistema non sia più riformabile e che dopo Gubbio non ci sarà una nuova primavera

Chissà perché lo chiamano, lui che è iscritto alla sezione Lenin, lo Zar. Lo Zar di Gubbio. Probabilmente Orfeo Goracci non gradirebbe, anche se in questo momento ha cose più importanti a cui pensare. In realtà l'ex sindaco della bellissima città umbra non sembra la traduzione simbolica dell'eroe di una grande rivoluzione finita malamente e tantomeno del despota di un regime autoritario. E' soltanto un politico abile e fortunato dei giorni nostri, eletto inaspettatamente senatore negli anni '90 e poi primo cittadino di un posto davvero curioso dove si potevano vincere le elezioni in nome, nientemeno, del comunismo. E' facile adesso giocare con queste cose, ricordare che, prima o poi, le repubbliche sovietiche cadono miseramente, figuriamoci un piccolo comune dell'Appennino dove non c'è persona che non si leghi per tutta la vita alla figura di uno dei tre santi che corrono  in testa ai loro ceri, in una bella giornata di maggio. Orfeo Goracci ha corso anche lui, nell'immaginario collettivo di una città piena di ardori sanguigni, per qualche tempo, in cima a quelle macchine pesantissime che diventano leggere e capaci di volare solo nelle mani di dieci eugubini e poi di altri dieci ancora, sin lassù, in cima al monte, e dentro la basilica del Santo dal mantello giallo come l'oro. Poi tutte le leggende, alla lunga, diventano storiacce prive di fantasia e senza lieto fine, marciscono alla prova della vita reale e dentro le miserie umane. E' così che è finita la favola bella del politico abile e fortunato, capace di vincere persino con una bandiera pesante come le tante tragedie di un secolo con un sorriso e il fare signorile e seducente.
Ora gli amministratori dei cento campanili dell'Umbria, o poco meno, guardano con sorpresa le foto di Goracci sui giornali e le accuse dalle quali si dovrà difendere. Qualcuno, magari, con preoccupazione. Cos'è questo sistema Gubbio? e cosa c'è di diverso dalle molte magagne della politica locale, un po' ovunque? Quel che sappiamo di sicuro, è che ogni città si porta dietro le sue pene e che di queste pene, che sono figlie di un sistema, si dovrà pur parlare, al più presto.
La personalizzazione della politica, il suo ridursi ad affare di gruppi di potere nella competizione tra i partiti e anche all'interno dei partiti, esclude sempre di più il governare dalla possibilità di capire e di partecipare dei cittadini. E' così che la democrazia perde la sua forza e rischia di diventare una pura espressione retorica. In questo senso Gubbio parla alla cattiva coscienza di ciascuno di noi. E' a tutto questo che ci dobbiamo rassegnare?
Già negli anni ottanta (sono passati trenta anni e siamo ancora lì) proprio in questa regione si cominciarono a sperimentare forme nuove di partecipazione e di controllo popolare come, ad esempio, a Città di Castello con il regolamento comunale che si muoveva attorno ai principi dell'imparzialità e della trasparenza. Per questo i concorsi pubblici si svolgevano alla presenza dei candidati in modo che ognuno potesse verificare tutte le fasi delle prove così che alla fine si veniva assunti con il consenso anche di coloro che venivano esclusi. Stesso meccanismo per il rilascio delle licenze edilizie o del commercio e poi la rotazione dei dirigenti più esposti alla discrezionalità negli incarichi più alti. Quella stagione non durò molto e non ebbe in Umbria molti imitatori. E' possibile oggi impegnarsi in un virtuoso processo di autoriforma che parta dalla politica, dai partiti e dagli enti locali? C'è chi pensa che ormai, come nella Russia di Gorbaciov, il sistema non sia più riformabile e che dopo Gubbio non ci sarà una nuova primavera ma il solito freddo siberiano, o lo scirocco, che soffia dalla parte opposta e che produce, alla fine, gli stessi risultati.  
                                                                                                                                                                                    renzo.massarelli@alice.it 
(per sabato 25 febbraio 2012) 



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 29 febbraio 2012


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