20/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Da Grocco a Silvestrini
Dopo gli ultimi interventi, anche se la Perugia che scende frettolosa verso la Pallotta non ci ha fatto ancora caso, il Grocco è diventato un esempio di valore nazionale, un punto di eccellenza assoluto

                                                 

I Perugini gli girano attorno con le loro macchine come fosse una rotonda, scendendo dal centro verso via della Pallotta, molti di loro non ci sono mai entrati e non sono pochi, forse, quelli che non sanno neppure cosa sia. Il Grocco potrebbe essere una specie di manicomio o forse un ricovero per vecchi. E poi, chi sarà mai questo Grocco? Beh, Pietro Grocco è morto nel 1916, quasi cento anni fa. Insegnò per quattro anni medicina all'ospedale di Perugia. La struttura che prese il suo nome fu costruita nel 1934 ed era, come si diceva allora, un sanatorio, cioè un posto dove non si andava per guarire ma per tirare avanti. Il Grocco è quindi un posto del passato, una specie di ospedale degli incurabili. Per questo è così isolato pur trovandosi a due chilometri da Corso Vannucci e forse per questo per molto tempo è stato trascurato anche dalle istituzioni. Trentamila metri quadrati di verde miracolosamente salvi, a due passi dalle pessime lottizzazioni della Pallotta, comunque sul versante sud est della collina perugina, quello che ha meglio resistito, almeno sino ad ora, all'assalto del cemento. Qualcuno ha sentito parlare del Grocco perché di lì sono passati Gorini e Ciccillo, due popolari personaggi della città, ma anche due persone sole, senza altre prospettive che consumare gli ultimi anni della vita in un posto così, un posto per vecchi.
Il Grocco è stato per tanti anni vittima di questo pregiudizio, oltre che della sua antica ragione sociale, di essere stato concepito, insomma, come un sanatorio. Il pregiudizio sta nel fatto che se una persona è malata va in ospedale, non in un ospizio. Solo che il Grocco non è un ospizio ma una struttura sanitaria complessa, dove si affrontano discipline difficili della medicina, quelle che guardano alla prevenzione e alla riabilitazione. Questo grumo di specializzazioni ne fanno una struttura alternativa, prima ancora che complementare, a quel transatlantico arenato con la sua mole insostenibile sulla collinetta di Sant'Andrea delle Fratte, verso San Sisto. Tutti questi nomi di santi hanno finito con il cancellare quello di un altro medico illustre, Raffaello Silvestrini, anch'esso primario a Perugia e allievo di Pietro Grocco. L'ospedale, quello grande, oggi si chiama "Santa Maria" ma, con tutto il rispetto, i perugini continuano a chiamarlo Silvestrini.
Dopo gli ultimi interventi, anche se la Perugia che scende frettolosa verso la Pallotta non ci ha fatto ancora caso, il Grocco è diventato un esempio di valore nazionale, un punto di eccellenza assoluto. Proprio perché ha seguito il metodo di Pietro Grocco che lavorava ai suoi tempi senza la tecnologia diagnostica, fosse una semplice radiografia, ma con i suoi cinque sensi, il tatto, lo sguardo, l'udito, l'olfatto e magari persino il gusto, chissà. Capire il corpo umano prima ancora che la singola malattia, fare il medico oltre le specializzazioni, stabilire un rapporto diretto e senza intermediari con il paziente. Oggi al Grocco non ci vanno più gli incurabili ma le persone sane e i suoi luoghi di cura non stanno soltanto dentro i vecchi padiglioni degli anni trenta finalmente ristrutturati, ma nel parco, sotto gli alberi, nella piscina. Insomma, sotto il sole. Un posto così è un po' la metafora della città ideale dove stanno insieme persone diversamente sane, dove si corre sui prati, si gioca e si fanno gli esercizi, dove si respira. Per dire, al Silvestrini, che è stato appena completato, i posti letto sono già insufficienti, al Grocco c'è sempre posto per tutti ed è del Grocco che sentiremo parlare fuori dall'Umbria e sui grandi mezzi di informazione. Sentiremo parlare di quel posto dove vengono assistiti e curati persino i gatti che, infatti, arrivano sempre più numerosi per stare in compagnia dei bambini e degli anziani. E' a queste strutture che affidiamo la speranza di poter stare, finché è possibile, lontani dagli ospedali.
                                                                                                                                                                    renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 3 marzo 2012)



Renzo Massarelli

Inserito giovedì 8 marzo 2012


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Commenti

Nome: Dorothee
Commento: La ristrutturazione dell'edificio è stata diretta, anche se le finanze sono state date con il contagoccie, con grande capacità tecnica ed amministrativa dall'Ing. Fabio Pagliaccia persona che personalmente stimo moltissimo sia tecnicamente che umanamente. Complimenti Fabio.

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