16/11/2019
direttore Renzo Zuccherini

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Da Perugia a Ramazzano
Non possono bastare le parole di chi ci ricorda che la nostra è una società sana, solidale, e che gli assassini vengono da fuori, perché non ci sono più confini nella società di oggi che possano proteggerci da alcunché

 DA PERUGIA A RAMAZZANO

Lungo la valle del Tevere, a nord di Perugia, in quella campagna popolata qua e là da piccoli borghi e case sparse, sul finire dell'inverno si ripeteva il rito del "Sega la vecchia", la festa liberatoria dalle angherie della cattiva stagione, dalle giornate buie e fredde. Si bruciava una specie di strega impagliata e con essa il passato festeggiando l'arrivo della primavera, le speranze di rinascita, il risveglio dei sensi. Tagliare simbolicamente una vecchia quercia, e cioè segare  la vecchia, per esorcizzare la decadenza e la paura, proprio in questo tempo di mezza quaresima. Questo compito spettava ad una divinità venuta da fuori ed era, alla fine, questa divinità che doveva far rinascere la vita. Ramazzano è uno di questi posti, uno dei luoghi del "Sega la vecchia".
 Questa volta il volto oscuro di qualcuno che viene da lontano non ha portato un futuro migliore ma, al contrario, un terribile ritorno al passato, come a un nuovo medioevo. La morte di Luca, la sua orrenda esecuzione, rappresenta per la gente del contado perugino la fine di una stagione di poche ma forti certezze, lo spegnersi della speranza di aver trovato un posto dove far crescere le radici di una nuova identità. Queste case sparse, queste villette modeste dove si insedia la generazione figlia dei vecchi mezzadri, guardano la città dal basso e con timore. La città è il luogo dei conflitti e della insicurezza. E' anche per questo che molti, nel loro viaggio dalla civiltà contadina a quella urbana, si sono fermati lontano dalle mura perugine ed è sempre per questo che molti altri hanno fatto il percorso inverso, dal centro alla periferia, dentro le loro rassicuranti mura di cinta e di cancelli invalicabili.
Il risultato di questo esodo a doppio senso di marcia è una maggiore insicurezza, la paura di essere rimasti soli due volte, dal contesto sociale e dalla pubblica vigilanza, dove e quando c'è. Questa condizione non è certo una novità. L'insicurezza ci accompagna da tempo e la vulnerabilità delle nostre case, in città e in campagna, non è di oggi. Restano davvero poche ormai le famiglie che sono riuscite a conservare il loro piccolo tesoro, le fedi nuziali dei nonni, la catenina della prima comunione, ori e argenti di famiglia. Dai furti in casa con destrezza e qualche rischio di essere scoperti siamo passati alle rapine a mano armata, più facili e sbrigative e non solo nelle ville più appariscenti ma anche nelle case senza pretese di gente senza ricchezza. Da Ramazzano arriva dunque un terribile segnale di svolta che ci dice che nessuno ormai può ritenersi al sicuro, quale che sia il posto dove abita e quale che sia la sua condizione sociale. E' come se sparassero nel mucchio, a caso.
 Il corteo notturno con le candele non sconfigge la violenza, ma cancella la paura della solitudine e ci dice, soprattutto, che questa guerra non si vince da soli, alzando ancor di più le mura e i cancelli di casa. Ora, non possono bastare le parole di chi ci ricorda che la nostra è una società sana, solidale, e che gli assassini vengono da fuori. Non perché non sia vero, ma perché non ci sono più confini nella società di oggi che possano proteggerci da alcunché. Cosa vuol dire fuori? fuori da Ramazzano, fuori da Perugia, fuori dall'Umbria o fuori dall'Italia? forse tutte queste cose insieme, ma se è così qual è la risposta? Vedremo oggi se dalle istituzioni e da un governo nuovo verranno risposte nuove o quelle solite che sentiamo da troppo tempo. E non consoliamoci con la storia di un ragazzo diventato eroe per caso, uno dei tanti nelle nostre città insicure. Luca è solo una vittima e al suo sacrificio va resa giustizia. Come prima risposta. Poi ne dovranno venire tante altre. Abbiamo segato la vecchia quercia, abbiamo dato un bel taglio al passato, ma stiamo ancora aspettando che arrivi la nuova stagione.
                                                                                                                                                                                              renzo.massarelli@alice.it
(Per il Corriere dell'Umbria, sabato 10 marzo 2012)



Renzo Massarelli

Inserito giovedì 15 marzo 2012


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