19/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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I caffè del centro
Può una città come Perugia permettersi di perdere Sandri e il Caffè di Perugia?

                                                   

Perugia è una città fredda e senza portici, posto giusto per rintanarsi nei locali, al caldo, per incontrare gli amici, bere qualcosa, parlare. Invece le cose non vanno in questo modo. I caffè e le pasticcerie, le sale da tè sono sempre semivuote mentre i tavoli si riempiono nella bella stagione e grazie ai turisti, all'aperto, lungo Corso Vannucci. Tutto questo succede, forse, perché il centro della città non è più il luogo delle relazioni pubbliche e, alla fine, nemmeno più tanto di quelle umane per la semplice ragione che manca il contesto, la materia prima, insomma le persone e le famiglie. Può anche darsi, però, che sia colpa nostra, del nostro carattere di umbri dal forte senso civico e dalle poche parole, così diversi dai toscani maledetti e ciarlieri o dai romagnoli che dello stare in compagnia fanno un modo di essere e anche, a volte, un mestiere. Il mestiere dell'accoglienza.
E poi, dove andare? quelli tradizionali, quelli, per dire, che tramandano abitudini antiche non ci sono più, come Falci, il Ferrari, il Grifo. C'è il Medioevo che ha scommesso sul futuro ampliando i propri spazi ma cambiando magari troppo spesso gestione e immagine. I locali per funzionare come luoghi di socialità devono restare se stessi, trasmettere un senso di appartenenza e di familiarità. Posti dove si può essere sicuri di trovare gli amici o sedersi ogni giorno allo stesso tavolo, quello più gradevole. Un caffè così è stato per tanto tempo il Turreno e lo è ancora oggi in una piazza centralissima ma sempre un po' appartata per le abitudini dei perugini. Oggi in centro, con tutto il rispetto per gli altri, emergono soprattutto Sandri e il Caffè di Perugia, il caffè più piccolo e il caffè più grande, quello più antico e quello più nuovo. Se serve un appuntamento, è lì che ci si incontra. Sandri è una delle nostre virtù più ammirate, un gioiello mitteleuropeo, un valore aggiunto come uno di quei monumenti dei quali andiamo fieri. Il Caffè di Perugia è un'altra cosa, un universo di angoli e stanzette, una piccola città al coperto con il suo stile elegante e  discreto, come certi signori di una volta. Il grande caffè che non può mancare in nessuna città e che a Perugia mancava dai tempi del Vitalesta. I due caffè, così diversi e così importanti per Perugia, stanno benissimo insieme, l'uno vicino all'altro.
Ora, sembra che le cose non vadano bene per nessuno dei due locali. Le fortune di Sandri sono legate, oltre alla fedele presenza del personale, alla bravura ma anche alla fatica di Carla Schucani. Per quanto tempo avrà ancora voglia di lavorare la signora Carla davanti alle sue fragili sculture che si mostrano ogni giorno in vetrina? E cosa potrà succedere al Caffè di Perugia ora che Leonardo Servadio non c'è più?
C'è poi un altro problema. In un centro storico sempre più marginale rispetto alle dinamiche di una città di quasi duecento mila abitanti due locali così possono alla fine rivelarsi un lusso o, per essere più chiari, essere costretti a sopportare costi sempre meno sostenibili. E' questo il paradosso. Abbiamo una città bellissima che non si può più permettere, come una signora ormai invecchiata, il tenore di vita di una volta. Il livello di originalità ed esclusività dei negozi del corso è ormai, con qualche eccezione, quel che si può vedere. Sperare che in un luogo in forte decadenza possano resistere due eccellenze solo con i sacrifici e il mecenatismo di chi le gestisce rischia, alla fine, di rivelarsi, questa speranza, una pia illusione. Può una città come Perugia permettersi di perdere Sandri e il Caffè di Perugia? Non può, ma con tutto ciò che abbiamo visto in questi ultimi tempi niente è impossibile. Il vecchio e il nuovo possono andarsene così, l'uno e l'altro, insieme. Succede a volte, quando il vecchio e il nuovo, il nostro passato e il nostro futuro, finiscono lungo due strade diverse. Ma è così che è cresciuta questa città.
                                                                                                                                                                                         renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 17 marzo 2012)  
 
 



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 21 marzo 2012


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