19/09/2019
direttore Renzo Zuccherini

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La tolleranza zero
Non è la realtà a fare impressione, ma il fatto che sia rappresentata pubblicamente. Usare uno slogan ormai vecchio come la tolleranza zero che non vuol dir nulla significa soltanto fare della pessima propaganda politica

                                                

Dopo la morte violenta di una dolcissima ragazza inglese, sono passati ormai quasi cinque anni, avremmo dovuto guardare Perugia in un altro modo e capire che l'età dell'innocenza finisce per tutti e che il giorno dopo tutto sarà diverso. Non l'abbiamo fatto, giudicando, tra l'altro, i commenti della stampa e dei media nazionali offensivi e ingiusti per una città così bella e così vivibile. Il delitto di via della Pergola con i suoi intrecci così poco chiari anche dopo due diverse sentenze giudiziarie doveva appartenere ad un mondo estraneo alla città come se i giovani che arrivano da mezzo mondo non finiscano dentro le nostre case e non debbano necessariamente confrontarsi con le inafferrabili contraddizioni di una città così smaliziata e attenta alla cura dei propri affari.
Poi è arrivata la trasmissione televisiva di La7 e la cruda documentazione del traffico della droga, l'etichetta niente affatto piacevole di capitale dello spaccio. I perugini che hanno occhi per vedere lo sapevano già, ma lo scandalo diventa tale quando tutti lo possono condividere, quando diventa un sapere collettivo e non polvere nascosta sotto il tappeto. Non è stata la realtà a fare impressione, ma il fatto che venisse rappresentata pubblicamente. Infine l'atroce esecuzione di Ramazzano, la rapina finita nel modo peggiore, la reazione popolare, le candele che illuminano una brutta sera di fine inverno.
Questi tre episodi che ruotano attorno al tema della sicurezza toccano le questioni centrali della convivenza civile perugina. Il primo investe il rapporto tra la città e gli studenti, il secondo il consumo della droga e la questione giovanile e, infine, il terzo, la criminalità comune e il fenomeno, talvolta convergente, della immigrazione. Su questi problemi si gioca il futuro della città e la credibilità di tutte le istituzioni impegnate su questo versante. La speranza che, sia pure in tempi necessariamente non brevi, si possa arrivare a qualche risultato positivo è legata alla capacità di ognuno di leggere la realtà in modo non troppo semplicistico e di non ridurre tutta la questione sicurezza a un problema di ordine pubblico. Questo si può fare per il delitto di Ramazzano, quando, cioè, si tratta di dare la caccia a bande improvvisate di delinquenti. Per le altre questioni è tutto più complicato.
In ogni caso e quale che sia l'opinione che ognuno può avere di questi problemi, sarebbe assolutamente necessario evitare il gioco allo scaricabarile, il cinismo di chi cerca solo un qualche tornaconto di carattere politico. Da questo punto di vista, il manifesto della destra perugina che si mostra in questi giorni sui muri della città può servire a destare attenzione e seminare paura, ma usare uno slogan ormai vecchio come la tolleranza zero che non vuol dir nulla se non incapacità di trovare risposte efficaci significa soltanto fare della pessima propaganda politica. Siamo tutti stanchi di questo gioco dei quattro cantoni con una destra che denuncia e denuncia ma non ottiene e forse non cerca nemmeno risultati concreti e una sinistra che dopo aver negato, com' é successo per troppo tempo a Perugia, per non fare il gioco del nemico, dimentica troppo spesso di fare il proprio mestiere che è quello di migliorare la vivibilità delle città, far funzionare i servizi sociali, aprire nuovi spazi di democrazia e di protagonismo, soprattutto per i giovani.
Il risultato finale di questa situazione è l'impotenza nell'azione di contrasto e la incapacità di ciascuno degli attori in campo di assumersi le proprie responsabilità. Oggi un adolescente ingurgita tutto ciò che gli viene offerto nel mercato dello sballo senza saper nemmeno distinguere. Ingoia e basta e a prezzi stracciati mentre il mercato della droga è sempre più aggressivo e indecifrabile. Contro chi usiamo questa tolleranza zero, con quali mezzi e con quali programmi? Sino ad ora non l'ha spiegato nessuno a nessuno nonostante i patti per la sicurezza e i tanti vertici in prefettura, anche con i sottosegretari del nuovo governo. Il tempo dell'attesa è ampiamente scaduto.
                                                                                                                                                                                                         renzo.massarelli@alice.it
(per il Corriere dell'Umbria, sabato 24 marzo 2012)



Renzo Massarelli

Inserito mercoledì 28 marzo 2012


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Commenti

Nome: Dorothee
Commento: Per eliminare la delinquenza a Perugia, sviluppatasi grazie all'amministrazione pubblica capace solo di gestire la Cosa Pubblica come se fosse una discarica, sarebbe necessario il coprifuoco. Comunque non servirebbe a nulla visto che si mettono in carcere delinquenti e criminali di qualsiasi attività e dopo qualche giorno ce li ritroviamo sulla prima pagina dei giornali locali quali martiri di errori giudiziari. Ogni volta che leggo queste notizie in internet o rientro a Perugia, mi vergogno di essere nata in questa città.

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