16/02/2020
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L'Umbria nel mezzo della crisi occupazionale
Parla Mario Bravi, segretario regionale della Cgil



Bravi, nella lunga intervista concessa a metà aprile al Corriere dell'Umbria, ribadisce posizioni già note della Cgil sulla profonda crisi che colpisce il lavoro a livello nazionale e, certo, non risparmia la nostra regione.
Il polo chimico di Terni è un'eccellenza che va difesa, come è necessario intervenire nella profonda crisi che colpisce le industrie della fascia appenninica.
Molte cose sono cambiate: per esempio nel 1997 erano 1.700 le aziende edilizie con una media di 5 addetti, oggi, dopo il terremoto, sono 3.010 con una media di 3 addetti.
Questi dati vorranno pur dire qualcosa sulla crisi.
Insiste Bravi sul fatto che vanno rivisti gli incentivi pubblici e, ribadisce, che il sindacato è sulla difesa di chi viene espulso dal mondo del lavoro, anche adesso che sempre di più si afferma la regola della lacerazione.
Per il sindacato è finito il tempo degli accordi separati e Bravi ama rivendicare che in Umbria gli iscritti alla Cgil sono 120.000.
Pone come esempio umbro la sanità e ribadisce che riformare non vuol dire privatizzare.
Viene riconosciuta l'evidenza dell'Umbria come piccola regione che pure va salvaguardata nella sua fragilità.
Sottolinea che occorre rafforzare i legami con le regioni confinanti dove le identità non vengono annullate ma trovano una loro valorizzazione.
Certo, la crisi della politica si fa sentire. Un esempio simbolico potrebbe essere individuato nel giorno della chiusura della Faber, a Fossato di Vico dove nel momento della mobilitazione, era presente il vescovo ma non c’era alcun politico regionale e nazionale.
Occorrono decisioni importanti e puntuali per poter fronteggiare questa situazione.



Maria Luisa De Filippo

Inserito giovedì 19 aprile 2012


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